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giovedì 24 dicembre 2009

A Paternò il remake de:" il gladiatore"..« Conoscevo un uomo che diceva: la morte sorride a tutti. Un uomo non può far altro che sorriderle di rimando. » .....

Ricordavo proprio in questi giorni il film "Il gladiatore", dove Massimo Decimo Meridio Rivolto a Commodo, futuro imperatore di Roma, pronuncia le parole che compongono il titolo di questo post, vi chiederete il perchè, come avrete appreso dai notiziari nella mia e in altre città della Sicilia esiste una piaga sociale, che, non è come dicevasi in un famoso film di Benigni "il traffico", ma bensì La spazzatura, da tre mesi gli operatori ecologici non percepiscono lo stipendio, decidono di scioperare e il nostro Pippo Commodo non li appoggia ma li denuncia per interruzione di pubblico servizio, un assessore fa intervenire il Presidente della Regione che risolve il problema e il nostro Commodo che fa? Lo giustizia, o crede per lo meno,. ma il nostro coraggioso "Massimo Decimo Meridio "locale, invece che essere abbattuto da questo colpo meschino e che sa di abuso di potere non può che suscitare in noi nient'altro che profonda ammirazione e solidarietà.
Non è l'unico caso dove il potere non sta dalla parte dei Lavoratori, la sottoscritta e altre sei lavoratrici circa quattro anni fà furono eliminate dal triste panorama lavorativo regnante a  Paternò, perchè aderivano a un  Sindacato scomodo,senza che nessuna parte politica si indignasse per il fatto avvenuto, meno male che era fuori moda il Colosseo con "Leoni" annessi pronti a divorare i traditori del regime! Ragazzi Che colpo di c.. ops ... Fortuna!
Ci sono diverse analogie tra Il fatto avvenuto nella mia città e quello che compone la storia di questi due uomini vissuti nell'antica Roma.
                                   ANALIZZAMOLE ...
Molti ritengono che Commodo fosse pazzo (in gioventù fece cuocere in un forno un servo colpevole di avergli Preparato un bagno troppo caldo). L 'instabilità di Commodo non fu tuttavia,, limitata a questo. Una volta fece massacrare gli abitanti di una città perché uno di loro lo avrebbe guardato con espressione non amichevole. Egli voleva essere adorato come un dio, e trascurava completamente gli affari di stato mentre si dedicava ad un suo harem di circa 300 donne e giovani uomini. Incarico i suoi amici di amministrare l'impero e divideva con loro i soldi che questi rubavano.
Secondo la versione di Scott l'anziano imperatore romano Marco Aurelio decide di scegliere, venuto il momento di nominare il proprio successore, il valente generale Massimo Decimo Meridio anziché il proprio figlio Commodo; considerato inadatto al ruolo. Marco Aurelio vuole che Roma torni ad essere una repubblica e che quindi Massimo ristabilisca di nuovo il potere del Senato, ovvero al popolo romano, come era prima dell'età imperiale. Venuto a conoscenza della scelta , Commodo uccide il padre Prima che renda pubblica la sua decisione. Massimo capisce che l'imperatore non è morto per cause naturali, ma è stato Ucciso dal figlio, dunque rifiuta di sottomettersi a Commodo, che allora dà ordine di uccidere Massimo e la sua famiglia.

mercoledì 16 dicembre 2009

2470 anni fà ad Atene .....


Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

giovedì 3 dicembre 2009

Speriamo che domani piova......



Giorno 4 dicembre a Paternò è la festa della patrona S:Barbara. Nonostante il padre Dioscuro la rinchiuse in una torre per impedirlo, Barbara divenne cristiana. Per questo motivo fu denunciata dal prefetto Martiniano durante la persecuzione di Massimiano (III-IV sec.) e imprigionata a Nicomedia. Fu prima percossa con le verghe, quindi torturata col fuoco, subì quindi il taglio delle mammelle e altri tormenti. Infine venne decapitata per mano del padre, che la tradizione vuole incenerito subito dopo da un fulmine. Sempre la tradizione racconta che durante la tortura le verghe con la quale il padre la picchiava si trasformarono in piume di pavone, per cui la santa viene talvolta raffigurata con questo simbolo. È invocata come protettrice contro i fulmini e la morte improvvisa e protettrice degli artificeri, artiglieri, minatori, vigili del fuoco e carpentieri.
Ritornando alla festa che si svolge nella mia città, ricordo quando ancora piccola, la festa fosse molto sentita dai paternesi,tutti erano molto coinvolti tanto che si aspettava la festa per comprare il vestito più bello da sfoggiare durante "a passiata a strata ritta"dietro il fercolo della santa, con la scusa di essere "molto devoti" prendeva paganamente il sopravvento  l'apparire e il risaltare tra la folla, delle pellicce, dei paltò all'ultima moda,alla faccia della fede e dello spirito cristiano.
Ma forse sempre meglio che adesso,non si tiene più all'abito elegante,ma non per spirito cristiano,ma perchè il paternese non gode più dei tempi fiorenti quando in questo periodo, con la vendita delle arance aveva dei proventi non indifferenti,cosa che adesso con la crisi agrumicola non si realizza da anni per i funestati agricoltori paternesi,ma passiamo ad altro, adesso anche non godendo neppure di danaro nelle casse, il comune di Paternò ha fatto anche una sorta di risparmio,tipo strade non illuminate se non quelle del centro storico etc.. mentre si impegna a creare la nuova figura del direttore generale che bada ben costa alle casse del comune la modica cifra di 25000€ circa,per non parlare del malcontento  degli operatori ecologici che puntualmente non vengono pagati ,anche se la responsabilità dei pagamenti non  è del comune, esso non si impegna a fare da spalla a dei lavoratori che non percepiscono lo stipendio da diversi mesi. Ma parliamo delle offerte che i devoti fanno durante tutto il periodo che intercorre la festa,per la vigilia sfilano per le strade le cosidette "varette"cioe dei cerei, esse derivano dall'offerta della cera: con il passare dei secoli le grosse candele di cera offerte diventavano sempre più grandi e decorate, fino a far scomparire la cera stessa sostituita da una struttura barocca o rococò in legno riccamente decorato e dorato, ornata da angeli, statue e adornata di fiori. Sono solitamente 8 i portantini che ne reggono il grande peso, anche se ci sono delle eccezioni.Questi portantini dovrebbero rappresentare varie categorie di lavoratori,compresi gli studenti ,ma chi ti ritrovi invece?In alcuni casi persone di dubbia moralità,difatti la ballata delle varette comprende anche la ballata davanti all'abitazione del "pezzo grosso" del quartiere.Ecco dove finiscono i soldi dei devoti, uno squallido e scandaloso avvenimento che agli occhi dei fedeli tutti  dovrebbe lasciare atterriti, invece passa da sempre inosservato,vuoi per omertà ,vuoi per diletto, in ogni caso esprimo la mia insofferenza e virtualmente grido il mio vergogna ai complici di tutto questo sistema.
Speriamo che domani piova,così da lavare tutte le iniquità e le menzogne sotto la maschera dei devotismi facili, anche perchè credo che anche la santa non si senta a  proprio agio tra i mercanti del tempio di turno, credo che sia anche suo desiderio porre fine a questo sconveniente adoperarsi alle sue spalle e sotto il suo nome.

mercoledì 2 dicembre 2009

Il visconte dimezzato


..Così si potesse dimezzare ogni cosa intera..
Così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza.
Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l'aria;
 credevo di veder tutto e non era che la scorza.
Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l'auguro, ragazzo,capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi.
Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa.
E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perchè bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò

martedì 24 novembre 2009

La giustizia.


«Sta lavorando a un quadro?». «Sì», disse il pittore buttando sul letto, appresso alla lettera, la camicia che ricopriva il cavalletto. «È un ritratto. Un bel lavoro, ma non ancora del tutto finito». Fu una fortunata coincidenza, l'opportunità di parlare del tribunale venne addirittura offerta a K., perché era palesemente il ritratto di un giudice. Colpiva, anzi, la somiglianza con il ritratto nello studio dell'avvocato. Qui era rappresentato un giudice del tutto diverso, è vero, un uomo grosso, con una gran barba folta e nera, che di lato arrivava su a coprire le guance, inoltre quello era dipinto a olio, mentre questo a pastelli, con mano debole e incerta. Ma tutto il resto era simile, anche qui infatti il giudice era in procinto di alzarsi minaccioso dal suo trono, di cui stringeva i braccioli. «È proprio un giudice», stava subito per dire K., ma per il momento si trattenne e si avvicinò al quadro quasi volesse studiarlo nei particolari. Non riuscì a spiegarsi una grande figura campata a metà dello schienale del trono e chiese chiarimento al pittore. Le mancava ancora qualche ritocco, si decise a rispondere il pittore, prese un pastello dal tavolino e ripassò un poco i contorni della figura, senza renderla con questo più intelligibile a K. «È la Giustizia», disse infine il pittore. «Ah già, ora la riconosco», disse K., «qui c'è la benda intorno agli occhi e qui c'è la bilancia. Ma non ha le ali ai piedi e non sta correndo?». «Eh già», disse il pittore, «ho dovuto dipingerla così su commissione, in realtà è la Giustizia e la Vittoria insieme». «Non è un'unione riuscita», disse K. sorridendo, «la Giustizia deve stare ferma, altrimenti la bilancia dondola, e non può esserci una sentenza giusta». «Sto alle richieste del mio committente», disse il pittore. «Certo, certo», disse K., che con la sua osservazione non aveva avuto intenzione di offendere nessuno. «Lei ha dipinto la figura come realmente sta sul trono». «No», disse il pittore, «non ho mai visto né la figura né il trono, è tutta un'invenzione, ma ho avuto precise indicazioni su quello che dovevo dipingere». «Come?», chiese K. apposta, come se non capisse bene il pittore, «non è un giudice quello seduto sul seggio?». «Sì», disse il pittore, «ma non è un giudice di alto grado e non è mai stato seduto su un trono così». «Eppure si fa dipingere in un atteggiamento così solenne? Lo si direbbe un presidente di tribunale». «Già, sono dei vanitosi quei signori», disse il pittore. «Ma sono autorizzati dai loro superiori a farsi ritrarre così. A ognuno viene esattamente prescritto come può farsi ritrarre. Solo che, purtroppo, da questo quadro non si possono giudicare i particolari della veste e del seggio, i pastelli non sono adatti per questi soggetti». «Sì», disse K., «è strano che sia dipinto a pastelli». «Così ha voluto il giudice», disse il pittore, «è destinato a una signora».

venerdì 20 novembre 2009

Il personaggio della settimana


                         Il dottor Azzeccagarbugli.
 E' possibile notare l'avvocato dell'iniquità e del vizio, chiamato dai popolani come il dottor Azzeccagarbugli, un nomignolo ben affibbiato che ci dimostra l'indole spregevole dell'individuo.
E' in effetti, una figura caratteristica, propria del suo tempo, quando la legalità era schiava della prepotenza e del delitto, dei nobili e dei signorotti. Le "gride" erano tante e tutte comminavano pene severissime, per qualsiasi infrazione.
Alto, asciutto, pelato, col naso rosso ed una voglia di lampone sul viso, simbolo del suo ripugnante vizio del bere, indossa una toga che funge da veste da camera. Egli è un uomo servile, corrotto, ipocrita, "è la mente che serve di potere" a don Rodrigo e ai suoi bravi, l'uomo di legge, ossequioso coi potenti ed alimentatore dei loro soprusi e delitti, calpesta i suoi doveri di professionista per uccidere la giustizia e la verità, reclamate dalla legge e dalla coscienza umana.
Azzeccagarbugli desta ilarità e riprovazione per il suo opportunismo tra le pareti ampie del suo grande studio. Il suo studio,infatti, è una cornice degna del decadimento fisico e morale del personaggio: è uno stanzone, su tre pareti del quale sono appesi i ritratti dei dodici Cesari, tutti rappresentanti del potere assoluto, considerato sacro e inviolabile nel '600; sulla quarta parete è appoggiato un grande scaffale di libri vecchi e polverosi; nel mezzo c’è una tavola gremita di carte alla rinfusa, con tre o quattro seggiole all'intorno, e da una parte un seggiolone a braccioli piuttosto malandato.
Egli viene ritratto in particolar modo nel terzo capitolo, mentre discute con Renzo. Poiché ha capito che quest’ultimo, nel raccontargli la sua disavventura matrimoniale, è uno di quei bravacci avvezzi a minacciare i curati, l’ avvocato decaduto tenta di adoperarsi come può a difendere il nuovo cliente. Ma quando apprende la verità, cioè che il prepotente è don Rodrigo, il dottor Azzeccagarbugli s'infuria contro il povero Renzo, e, aggrottando le ciglia e gridando, lo mette alla porta immediatamente, dopo essersi simbolicamente lavato le mani, come un Pilato sicuro di protezione dall'alto. Nei pranzi e nelle feste di don Rodrigo,infatti, lui più florido del solito, brinda e gozzoviglia come un parassita senza scrupoli, caduto nella più ignobile bassezza morale, spesso petulante e ridicola.

Quest'avvocato ha una sua psicologia di pavidità malvagia che, in un certo qual modo, si accosta ad un altro personaggio del romanzo: don Abbondio. Colpito dall'inesorabile male della peste muore e, dopo un breve elogio funebre di derisione e di scherno, si viene a conoscenza che è seppellito in una povera fossa comune, senza onori e privilegi. I nemici della giustizia e del popolo vengono puniti da Dio sempre in questo modo.

giovedì 19 novembre 2009

Come fanno


 "Tutti presi per il collo", vi lasciamo il tempo di leggere, di pensare e di liberarvi per poco dai lacci del tempo che stringe....

Ma come -
come dicono di vivere -
come dicono di vivere qui così ? -
come fanno non si può capire -
per esempio anche di notte -
nel loro tenore di vita in tutto e per tutto -
che la vita è bella dicono - bisogna dirlo -
anche senza capirlo - attento a come parli -
che magari non ti prendano - per esempio -
per un guastafeste - capito? - o peggio -
e la squadra di calcio? - forza qui e forza là -
e la patria da salvare - da chi? -
da quelli che migrano come uccelli -
che vengono da lontano e non sono in regola -
ma come dicono di vivere qui così?
nelle case - nelle loro case - chiusi -
chiusi col tenore di vita - non si può capire -
chiusi col tenore di vita e il telefono -
e quelli là non li vogliamo - dicono al telefono -
quelli che migrano come uccelli che vadano -
vadano da un'altra parte - dicono loro -
noi siamo nel giusto e qui non c'è posto -
noi siamo nel giusto perché ci siamo fatti da soli -
noi abbiamo la nostra bella patria - dicono così -
abbiamo la nostra patria con il tenore di vita -
e quelli là che migrano vadano da un'altra parte -
così parlano - per esempio anche di notte -
nelle case - nelle loro case - chiusi -
chiusi col tenore di vita - non si può capire -
ma come fanno - già - le facce a tenerle così serie?
poniamo tra moglie e marito - per esempio-
come fanno con le facce - non si può capire -
come fanno a tenerle così serie nel niente del
[niente -
tra moglie e marito- anche tra altri - con figli e amanti -
attenti a non farsi beccare in fallo - sul negativo -
sul depressivo - perché non c'è tempo per quello -
già - il tempo stringe molto nel niente di niente -
e si deprimono a sentir parlare in modo
[dispersivo -
non costruttivo - sul niente di niente che viene
[avanti -
col tempo che stringe - tutti presi per il collo -
che stringe - come -
come dicono di vivere -
che bisogna vivere così

venerdì 13 novembre 2009

Semu troppu raccumannati ...........

............semu troppu raccumannati non'ni ponnu fari nenti
sbaviamu da matina a sira a li politici putenti
ancora n'lanu caputu
ca nuatri semu chi'ù forti picchi alliccamu?
Raccumannatu é sempri assicuratu
vaiu  a travagghiari pi inchiri a jurnata e la sacchetta
n'on mi i'nteressa di cui voli cangiari sta bella facenna
liccari e la me vita nun pozzu rinunciari
u votu c'hu dugnu a cu mi duna u torna cuntu
sta lamentazioni c'ha fazzu a chiddi
c'à ancora pritennunu di travagghiari
pi mezzu di l'articulu unu di la costituzioni,
babbi ma chi c'ha'spittati viniti all'assimblea di li raccumannati
a manna v'arriva macari c'alliccati
chi v'interessa di la ligalità,l'onestà
ormai n'ama abituari a cancillali sti paroli ca creiunu difficcortà

a facilità e a filicità
lassatiili iri chiddi ca v'untuunu e falconi e i borsellini
nun'viditi chi fini ci ficimu fari?

giovedì 12 novembre 2009

L'APE INDUSTRIOSA....


Nel frattempo Lucilla sta cospirando alle spalle dell'imperatore con alcuni membri del senato,e cerca aiuto in Massimo, l'unico uomo che abbia osato ribellarsi al fratello imperatore Commodo .
Nel frattempo Commodo intuisce da una frase del nipotino Lucio Vero che la sorella sta cospirando contro di lui, e quando lei torna si fa trovare col nipote, mentre gli racconta la storia di Claudio, l'imperatore tradito dalle persone a lui più care.
"Se sarai molto buono domani sera ti racconterò la storia dell'imperatore Claudio.
Egli fu tradito, da coloro che gli erano più vicini. Dal suo stesso sangue.
Bisbigliavano negli angoli bui e uscivano a notte fonda. E cospiravano e cospiravano.
Ma l'imperatore Claudio sapeva che stavano tramando. Egli sapeva che erano come piccole api industriose. Una sera si sedette accanto a una di loro la guardò negli occhi e le disse:
"Raccontami che cosa stai combinando piccola ape affaccendata, o abbatterò coloro a te più cari e tu mi vedrai fare il bagno nel loro sangue".
E l'imperatore aveva il cuore spezzato. La piccola ape lo aveva ferito più profondamente di quanto potesse fare chiunque altro e la piccola ape gli raccontò tutto.
Lucilla tenta di liberare Massimo perché guidi una rivolta contro Commodo,soldati a lui fedeli lo attendono già a Ostia, alle porte di Roma.
Commodo però venuto a conoscenza del complotto, fa uccidere tutti i gladiatori e cattura Massimo.
Il popolo ormai adora Massimo, e farlo uccidere sarebbe alquanto impopolare, decide quindi di affrontarlo e sconfiggerlo nell'arena davanti al popolo di Roma.

venerdì 6 novembre 2009

Tempo Reale


Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere

Paese di pecore e pescecani

E fuoco sotto la cenere

Dentro le stanze del Potere l'Autorità

va a tavola con l'anarchia

Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando

e la vernice va via

E il Pubblico spera che tutto ritorni com'era

che sia solo un fatto di tecnologia

E sotto gli occhi della Fraternità

la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia


Paese di terra terra di fumo

paese di figli di donne di strada

E dove se rubi non muore nessuno

E dove il crimine paga

C'è un segno di gesso per terra

e la gente che sta a guardare

Qualcuno che accusa qualcuno

Però lo ha visto solamente passare


E nessuno ricorda la faccia del boia


è un ricordo spiacevole

E resta soltanto quel segno di gesso per terra

Però non c'è nessun colpevole
Paese di zucchero, terra di miele

Paese di terra di acqua e di grano

Paese di crescita in tempo reale

E piani urbanistici sotto al vulcano

Paese di ricchi e di esuberi

e tasse pagate dai poveri

E pane che cresce sugli alberi

e macchine in fila nel sole

Paese di banche, di treni di aerei di navi

che esplodono

Ancora in cerca d'autore

Paese di uomini tutti d'un pezzo

tutti hanno un prezzo
e niente c'ha valore
Paese di terra terra di sale

e valle senza più lacrime

Giardino d'Europa, stella e stivale

Papaveri e vipere e papere

dov'è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa

E' chiusa a chiave dentro la tristezza

dei buchi neri delle tue città

Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola


o se tornerà

E però se potessi rinascere ancora


Preferirei non rinascere qua

sabato 31 ottobre 2009

A che "santo"votarsi?


STORIA DELLA PAROLA MAFIA
-
L’origine della parola Mafia non è conosciuta con precisione. Secondo una versione dei fatti, nacque dall’invasione francese della Sicilia nel 1282 e dal motto "Morte alla Francia Italia Anela" o M.A.F.I.A.
- Per altri deriva invece dal nome della tribù araba che si stanziò a Palermo(Ma-afir), per altri dal toscano maffìa (miseria);mentre lo studioso del folclore G.Pitrè lo ricava dal vocabolo del gergo palermitano che in origine significava "bellezza, coraggio, superiorità."
Lo "spirito della mafia" indica una mentalità di eccessivo orgoglio, di prepotenza e superbia, secondo cui per essere veri "uomini d’onore" bisogna far valere le proprie ragioni senza scrupoli morali con ogni mezzo: dal duello rusticano all’agguato con la lupara.
Lo "spirito della mafia" poggia su un codice d’onore, non scritto ma egualmente rispettato, retto da due regole inderogabili: l’omertà, che impone a tutti il più assoluto silenzio e l’avvertimento preliminare dell’avversario nel "regolamento di conti".
- Il rapporto tra gli “uomini d’onore” e gli affiliati è molto stretto, in quanto è proprio da questo che si intrecciano i collegamenti tra affiliati e “cosca”,
- Questa parola deriva dal dialetto siciliano e significa “carciofo” : essa sta ad indicare il rapporto assai stretto che si viene a stabilire tra i membri, uniti tra di loro come le foglie del carciofo.
- Tale rapporto si rinvigorisce, nel reciproco sostegno e aiuto in caso di necessità, attraverso la ferrea legge storica dell’omertà ( assoluta segretezza circa le informazioni, che possono circolare solo all’interno della ristretta cerchia degli adepti come in tutte le società segrete).Da:"STORIA DELLA MAFIA NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA",by Clemente.

Alcuni studiosi hanno ritenuto e ritengono a torto o a ragione, che il maggior attecchimento nelle zone del sud italia,in special modo in Sicilia, Campania,e Calabria,sia da ascrivere non soltanto alla miseria in cui versava il popolo, ma a modi di reagire, alle ingiustizie che il neo-nato stato italiano infliggeva alle popolazioni ex-borboniche le quali subirono numerosissime angherie e vessazioni,alle quali si reagì con il brigantaggio prima e con le organizzazioni di mafia dopo.
Quindi volendo esplicitare il pensiero di tali studiosi della mafiologia, si può dire che nel momento in cui taluno subiva delle ingiustizie ed a cui lo stato piemontese per motivi di censo o per ragion di stato denegava la giustizia ,quest'ultimo rivolgendosi al capo mafia locale, vedeva tutelati i suoi diritti con celerità e solerzia. Certo negli ultimi tempi,anche la mafia ha cambiato le sue forse "nobili" origini, divenendo soltanto una organizzazione criminale e affaristica.Quindi da "fisiologica reazione" ai soprusi dei potenti diviene,criminalità organizzata.
Una domanda sorge spontanea:"oggi chi non ottiene giustizia a chi si deve rivolgere"?Questa è la domanda che ci siamo poste io e alcune mie amiche,dal momento che circa quattro anni fà,dopo aver denunciato fatti e persone, a tutt'oggi attendiamo risposte dalla procura della repubblica e ci chiediamo,se per ottenere giustizia qualcuno di noi o le nostre famiglie,dovranno subire qualche tragico evento.
Chi arriverà prima la giustizia dello stato italiano o la vendetta dei nostri detrattori?

L'omertà è da vili, ma lasciare chi denuncia da solo e da giusti?Giustizia a te la risposta.

venerdì 30 ottobre 2009

Donne a "disposizione" dell'umanità.

Rosalind Franklin (1920 – 1958) (biologa molecolare)

Diede un contributo rilevante alla biologia molecolare, fornendo le prove sperimentali della struttura del DNA. Per questa scoperta ricevettero il Nobel i suoi colleghi Wilkins, Watson e Crick che realizzarono il modello a doppia elica grazie alle fotografie della diffrazione ai raggi X del DNA scattate dalla Franklin, che Wilkins aveva sottratto dal laboratorio della scienziata. La verità fu rivelata solo molti anni dopo, dallo stesso Watson, nel suo libro "La doppia elica", dove lo scienziato racconta l'episodio del furto in termini scherzosi.

giovedì 29 ottobre 2009

Il processo di 'Ntoni.


Finalmente arrivò il giorno della citazione, e bisognava che quelli che ci erano scritti andassero al tribunale coi loro piedi, se non volevano andarci coi carabinieri. Ci andò persino don Franco, il quale lasciò il cappellaccio nero per comparire davanti alla giustizia, ed era pallido peggio di 'Ntoni Malavoglia che stava dietro la grata come una bestia feroce, coi carabinieri allato. Don Franco non ci aveva avuto mai a fare con la giustizia, e gli rompeva le scarabattole dover comparire per la prima volta davanti a quella manica di giudici e di sbirri che uno ve lo mettono dietro la grata come 'Ntoni Malavoglia in un batter d'occhio.
Tutto il paese era andato a vedere che faccia ci avesse dietro la grata 'Ntoni di padron 'Ntoni, in mezzo ai carabinieri, e giallo come una candela, che non ardiva soffiarsi il naso per non vedere tutti quegli occhi d'amici e di conoscenti che se lo mangiavano, e voltava e rivoltava nelle mani il suo berretto, mentre il presidente, col robone nero e la tovaglia sotto il mento, gli spifferava tutte le birbonate che aveva fatto, ed erano scritte senza che vi mancasse una parola sulla carta. Don Michele era là, giallo anche lui, seduto sulla sedia, di faccia ai giudei che sbadigliavano e si facevano vento col fazzoletto. L'avvocato intanto chiacchierava sottovoce col suo vicino, come se non fosse stato fatto suo.
- Per stavolta, - mormorava la Zuppidda all'orecchio della vicina, udendo tutte quelle porcherie che 'Ntoni aveva fatto, la galera non gliela levano di certo.
C'era anche la Santuzza, per dire alla giustizia dove era stato 'Ntoni e dove aveva passata quella sera.
- Guardate cosa vanno a domandare alla Santuzza, borbottava la Zuppidda. Son curiosa di sentire cosa risponderà, per non spiattellare alla giustizia tutti i fatti suoi.
- Ma da noi che vogliono sapere? domandò comare Grazia.
- Vogliono sapere se è vero che la Lia se la intendeva con don Michele, e che suo fratello 'Ntoni abbia voluto ammazzarlo per tagliarsi le corna; me l'ha detto l'avvocato.
- Che vi venga il colera! - soffiò loro lo speziale facendo gli occhiacci. Volete che andiamo tutti in galera? Sappiate che colla giustizia bisogna dir sempre di no, e che noi non sappiamo niente.
Comare Venera si rincantucciò nella mantellina, ma segutò a borbottare, - Questa è la verità. Li ho visti io cogli occhi miei, e lo sa tutto il paese.

lunedì 26 ottobre 2009

Non chiederci la parola .........


.....che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

(Non Chiederci La Parola, da Ossi di Seppia - Eugenio Montale)

Μολών Λαβέ


Serse esortò Leonida a gettare le armi, il quale rispose ironicamente : Μολών Λαβέ (“venite a prenderle”).

sabato 24 ottobre 2009

Sollievo negli ambienti istituzionali della città.......

L'ora legale stanotte lascerà il posto a l'ora solare,scompare così l'unica cosa legale nella città,bloccate le misure antipanico.

venerdì 23 ottobre 2009

INNERES AUGE



Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

(Franco Battiato)

Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi.................


"Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo
l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola
piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i
mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e
i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, chè mi
contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no,
scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si
credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi...E ancora
più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine
i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere,
chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle
anatre... Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo,
lei è un uomo..."

mercoledì 21 ottobre 2009

Un nano-consiglio...........


Affinchè ci ricordiamo delle donne che hanno dato un contributo all'umanità e ne hanno migliorato il futuro,non delle oche che attualmente starnazzano nelle aie dei palazzi dei "principi" e dei "faraoni" di turno.
Buona lettura!

Riflettiamo…


Alda Merini è nata a Milano il 21 marzo 1931. Di modesta famiglia ha condotto una vita assai tormentata anche per una malattia di origine nervosa che l’ha costretta in casa di cura per dieci anni. A soli sedici anni, però, il suo valore fu presto riconosciuto da Angelo Romanò e Giacinto Spagnoletti. Alda Merini fu apprezzata molto da poeti come Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini e G.Manganelli per la sua poesia intensa e dominata da passioni amorose e religiose circondate da un filo sottile di vivace follia.

La sua prima raccolta di poesie, La presenza di Orfeo (1), uscita da Schwarz nel 1953, ebbe un grande successo di critica. In seguito vennero pubblicate altre tre raccolte: Paura di Dio, Nozze romane e Tu sei Pietro (2). Dopo vent’anni di silenzio dovuti alla malattia (il diario della tragica esperienza manicomiale è stato pubblicato nel 1986: L’altra verità. Diario di una diversa (3), escono: Destinati a morire, La Terra Santa, Fogli bianchi, Testamento, Vuoto d’amore e Ballate non pagate (4). Inoltre la poetessa si cimentò a produrre non solo poesie, ma anche prose come L’altra verità, che è appunto il suo primo libro in prosa, seguito da Delirio amoroso (5).

Nel 1993 è stato pubblicato il volumetto Aforismi e, nello stesso periodo, le viene assegnato il Premio Librex – Guggenheim "Eugenio Montale" per la poesia. E’ stata inoltre proposta dall’Accademia Francese per il Premio Nobel per la Poesia. Nel 1995 sono apparsi il volume La pazza della porta accanto (6) e successivamente nel 1996 La vita facile (7) con il quale le è stato attribuito il Premio Viareggio. Infine, nel 1997, un’antologia della sua produzione poetica complessiva è stata curata da Maria Corti nel volume Fiore di Poesia (8).


“…La verità è sempre quella,

la cattiveria degli uomini

che ti abbassa

e ti costruisce un santuario di odio

dietro la porta socchiusa.

Ma l’amore della povera gente

brilla più di una qualsiasi filosofia.

Un povero ti dà tutto

e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.”

Alda Merini, da “Terra d’amore“

martedì 20 ottobre 2009

DORMIRO', DORMIRO' E SOGNERO'


Bani adam a’za-ye yek peikarand,
Ke dar afarinesh ze yek gouharand.

Chu ‘ozvi be dard avard ruzgar,
Degar ‘ozvha ra namanad qarar.

To kaz mehnat-e digaran bi ghammi,
Nashayad ke namat nehand adami.


Abu ‘Abdallah Mosharref-od-Din b. Mosleh Sa’di, Golestan

Dormirò, dormirò e sognerò…
Sognerò di una vita senza sofferenza e senza paura.
Sognerò di Esseri capaci di amare oltre il limite, oltre la realtà, oltre ogni cosa, oltre la vita.

lunedì 19 ottobre 2009

Era meglio ....


Era meglio morire da piccoli, suicidarsi col tappo a turaccioli, soffocarsi con tanti batuffoli, che vedere 'sto schifo da grandi.
Rra meglio morire da piccoli soffocati da un bacio di muccioli, era meglio morire da piccoli che vedere 'sto schifo da grandi.
Era meglio morire da piccoli con la testa tutta piena di riccioli, soffocati da tanti turaccioli che vedere ‘sto schifo da grandi.

Iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’.

Era meglio morire da piccoli soffocati da un bacio di muccioli, soffocati da tanti batuffoli che vedere questo schifo da grandi.
Era meglio morire da piccoli soffocati da tanti turaccioli strozzati con tanti batuffoli che vedere ‘sto schifo da grandi.

Iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’.

sabato 17 ottobre 2009

LA VOCE DELLA DISPERAZIONE

Posted by Ciak Telesud Staff
http://www.youtube.com/watch?v=oIwFnbk9lj0
In cima alla terrazza di una scuola per gridare la propria disperazione, per difendere il posto di lavoro, per affermare, se mai ce ne fosse bisogno, che il sacrosanto diritto allo stipendio deve essere sempre rispettato, senza indugi o tentennamenti, per non ledere la dignità di un lavoratore. In quest’Italia delle contraddizioni sempre più spesso i lavoratori sono costretti a difendere il lavoro con i denti, attuando gesti eclatanti, a difendere lo stipendio con scioperi della fame o arrampicati ai tetti di strutture pubbliche. Come in questo caso, come questa mattina, quando tre dipendenti del Consorzio Ars et Labor, responsabile delle pulizie nelle scuole, sono saliti sul tetto dell’Istituto Tecnico Commerciale “Russo”, per chiedere con forza il pagamento del loro stipendio. Sono circa le 12, quando i tre lavoratori, dopo una trattativa con il preside e con il capitano dei carabinieri, Antonio Maione, fanno cessare la protesta. “Non molliamo – dicono -. Abbiamo denunciato ogni cosa alle forze dell’ordine. Siamo stanchi. Vogliamo chiarezza subito.” Per loro, come per gli altri lavoratori, li attende un incontro giovedì prossimo all’Ufficio scolastico provinciale, con il presidente della cooperativa per capire perché i loro stipendi non sono stati pagati nonostante le scuole, istituto commerciale compreso, abbiano già fatto i mandati alla cooperativa.

Mary Sottile

Parliamo di storia........sssss....a volte ritornano.....


Soltanto per caso facendo una ricerca su Wikipedia riguardante la libertà, ho trovato uno stralcio riguardante la censura che oramai crediamo appartenga ai tempi bui della storia italiana.Credo che ci siano molte analogie con avvenimenti successi di recente.

La censura fascista in Italia, consistente nella forte limitazione della libertà di stampa, radiodiffusione, assemblea e della semplice libertà di espressione in pubblico, durante il ventennio (1922-1944), non venne creata dal regime fascista, e non termina con la fine di questo, ma ebbe una grande influenza nella vita degli italiani durante il regime.

I principali scopi di questa attività erano, in breve:

Controllo sull'immagine pubblica del regime, ottenuto anche con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto, o dubbi sul fascismo. Controllo costante dell'opinione pubblica come strumento di misurazione del consenso. Creazione di archivi nazionali e locali (schedatura) nei quali ogni cittadino veniva catalogato e classificato a seconda delle sue idee, le sue abitudini, le sue relazioni d'amicizia e sessuali, e le sue eventuali situazioni e atti percepiti come vergognosi; in questo senso, la censura veniva usata come strumento per la creazione di uno stato di polizia. La censura fascista combatteva ogni contenuto ideologico alieno al fascismo o disfattista dell'immagine nazionale, ed ogni altro lavoro o contenuto che potesse incoraggiare temi culturali considerati disturbanti.Questa branca dell'attività censoria veniva principalmente condotta dal Ministero della Cultura Popolare, comunemente abbreviato come Min.Cul.Pop.. Questa struttura governativa aveva competenza su tutti i contenuti che potessero apparire in giornali, radio, letteratura, teatro, cinema, ed in genere qualsiasi altra forma di comunicazione o arte.

Nell'industria libraria, gli editori avevano i loro propri controllori, che solertemente prestavano opera nella stessa struttura privata, ma spesso poteva capitare che alcuni testi raggiungessero le librerie ed in questo caso un'organizzazione capillare riusciva spesso a sequestrare tutte le copie dell'opera bandita in un tempo molto breve.



GLI ITALIANI NON HANNO MEMORIA STORICA

giovedì 8 ottobre 2009

Ma davvero abbiamo il nostro futuro, nelle mani di un uomo così....


Vorrei esprimere la mia solidarietà all'onorevole Rosi Bindi che ieri seri durante la diretta telefonica di"Porta a Porta" del nostro premier è stata definita dallo stesso "più bella che intelligente" chiamandola "signora"invece che onorevole.Non ci sono parole per definire simili affermazioni partorite da una cultura da play boy stile anni 50,e lo vediamo tutti qual'è il suo format femminile,vorrebbe che tutte le donne fossero veline,come quelle che stanno alla sua "destra",favorendo così la propaganda di una cultura pari alla sua "altezza".

martedì 6 ottobre 2009

“Le parole possono salvare delle vite”,


Anna Politkovskaja spiega il mestiere di giornalista:
"Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione, ma la cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo."
“Le parole possono salvare delle vite”,

diceva la giornalista Anna Politkovskaja in una delle sue ultime interviste a Radio Eco Mosca, uno degli ultimi baluardi di una certa libertà di espressione in Russia.
Per questa convinzione la giornalista russa ha dato la sua vita.
Famosa in tutto il mondo per le sue inchieste sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia, Anna Politkovskaja fu uccisa la sera di sabato del 7 ottobre 2006, rientrando a casa, nell’ascensore del suo palazzo, nel centro di Mosca, da qualcuno che l’aspettava.
La Procura russa riconobbe subito che l’assassinio era legato alle attività professionali della giornalista e aprì un’inchiesta per “assassinio premeditato”.
Anna Politkovskaja aveva quarantotto anni ed era madre, divorziata, di due figli.
Il giorno successivo, il periodico Novaia Gazeta, per il quale Anna Politkovskaja lavorava dal 1999, avanzò due versioni possibili: una vendetta di Ramzan Kadyrov, il nuovo uomo forte incaricato da Mosca in Cecenia o una macchinazione di “quelli che vogliono che si sospetti l’attuale primo ministro ceceno che può aspirare al posto di presidente appena festeggerà i suoi trenta anni”.
Quel fine settimana Anna Politkovskaja preparava un articolo per denunciare le torture perpetrate dagli uomini di Kadyrov in Cecenia, testimoniarono i colleghi della Novaia Gazeta.

“Era una degli ultimi giornalisti a scrivere sulla dittatura di fatto di Kadyrov, sull’arbitrio e la violenza in Cecenia.”,

aveva testimoniato il collega Andrei Babitski, forzato vivere in esilio a Praga.

“ (Anna Politkovskaja) disegnava un quadro che non corrispondeva affatto all’immagine della Cecenia che cercano oggi di imporre Kadyrov e i suoi pubblicitari.”

Il presidente Putin, in genere, molto sollecito a contrattaccare, non aveva commentato, quella domenica mattina, l’assassinio della più famosa giornalista russa.
A sorpresa, fu l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, a sollevarsi, denunciando un “crimine contro una giornalista professionista, seria e coraggiosa”.

“È un colpo per tutta la stampa democratica indipendente, è un crimine grave contro il nostro paese, contro tutti noi.”,

aveva commentato Gorbaciov, azionista del Novaia Gazeta.
Nel suo ultimo libro, La Russia di Putin, pubblicato all’estero e non in Russia, Anna Politkovskaja si era lanciata in un’analisi impietosa della politica del presidente russo e aveva scritto:

“Non mi piace per il suo cinismo, il suo razzismo, le sue menzogne… sui massacri di innocenti all’inizio del suo mandato.”


Con buona speranza Oleg Panfilov, direttore del Centro per il Giornalismo in Situazioni Estreme, che ha la propria sede al quarto piano di un grande palazzo su una delle vie più trafficate di Mosca, osava credere che, dopo l’assassinio di Anna, “i giornalisti si risveglino finalmente, che realizzino che la censura, la menzogna e tutto ciò che il potere fa dei giornalisti e della verità non può continuare” .

Nota:
Il 19 febbraio 2009, gli imputati dell’assassinio Di Anna Politkovskaja venivano assolti.

“Considerato che i giurati hanno deciso che i fratelli Makmudov e Serghei Khadzhikurbanov non sono implicati in questo crimine, la vicenda deve essere ora rinviata al Comitato di Inchiesta della Procura russa, con l’obiettivo di ritrovare le persone implicate nel delitto.”

aveva dichiarato il giudice Evgeni Zubov, autorizzando la scarcerazione di Serghei Khadzhikurbanov, ex-dirigente della polizia moscovita, dei fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov e dell’ex-colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov. Il presunto killer sarebbe, invece, Rustan, un terzo fratello Makhmudov.
In giugno, la Corte Suprema ha annullato la sentenza di assoluzione per i tre imputati.

domenica 4 ottobre 2009

Nati con la camicia.


La tragedia che ha flagellato il piccolo centro del messinese,poteva capitare in una qualsiasi località della Sicilia,essendo tutta la regione a rischio idrogeologico,è successo a Giampilieri,con le pronte rassicirazioni del nostro premier,che ha rincuorato gli abitanti oggi ribadendo, che poteva anche essere peggio se franava un altro pezzo di terra a rischio.
Poteva succedere anche a Paternò la città dove io pultroppo ho la sfortuna di abitare,le recenti pioggie difatti hanno provocato dei danni abnormi,quartieri evaquati,negozi del centro allagati,le vie di Paternò come un fiume in piena, alcune persone sono rimaste intrappolate nelle strade con un metro di acqua che sovrastava l'auto,per non parlare di come sono adesso le vie del centro storico,Beirut ci fa una pippa ,e l'amministrazione che pensa riportare nelle vie del centro il vecchio basolato lavico,dove una donna che mette i tacchi percorrendo la strada così sapientemente ribasolata, se riesce a percorrela tutta senza rompersi l'osso del collo, deve ritenersi miracolata,ma questo non interessa,l'importante è sperperare dei soldi per cose che non sono utili alla comunità.
La stessa cosa vale per i soldi accantonati per realizzare il ponte di Messina ,non sarebbe meglio utilizzare i fondi per risanare il rischio idrogeologico in Sicilia?O ci sono interessi maggiori forse per i nostri governanti ,che ritengono noi solo carne da macello portatrice di consensi nei periodi elettorali per poi essere vittime inconsapevoli di una sorte che noi ignari siamo costretti a subire.

sabato 3 ottobre 2009


“Vivi, vivi veramente nella storia del mille e cento, qua alla Corte del vostro Imperatore Enrico IV! […] Otto secoli in giù, in giù, gli uomini del mille e novecento s’arrabattano in un’ansia senza requie di sapere come si determineranno i loro casi. Mentre voi, invece, già nella storia! Con me! Per quanto tristi i miei casi, e orrendi i fatti; aspre le lotte, dolorose le vicende: già storia, non cangiano più, non possono più cangiare, capite? Fissati per sempre: che vi ci potete adagiare. Il piacere, il piacere della storia, insomma, che è così grande!”
[…]La solitudine […] rivestirmela subito, di tutti i colori e gli splendori di quel lontano giorno di carnevale, quando voi, Marchesa, trionfaste! – e obbligar tutti a seguitarla, per il mio spasso, ora, quell’antica famosa mascherata che era stata – per voi e non per me – la burla di un giorno! Fare che diventasse per sempre – non più una burla; ma una realtà, la realtà di una vera pazzia: qua, tutti mascherati, e la sala del trono, e questi quattro miei consiglieri: segreti, e – s’intende – traditori. […] Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! –
Il guaio è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla e senza vederla, la vostra pazzia.”
La mia vita è questa! Non è la vostra! – La vostra, in cui siete invecchiati, io non l’ho vissuta!
Da:Enrico IV di Luigi Pirandello

venerdì 2 ottobre 2009

Una panoramica riflessione


Non me ne vogliate,è soltanto uno sfogo, non voglio criticare nessuno,oggi non voglio muovere nessuna coscienza, non voglio parlare della mia città delle persone squallide,di fatti illeciti compiuti da GENTE INFAME CHE NON SA COS'E' IL PUDORE ,dell'aria che respiriamo, perché va bene,un pò di diossina qua e là non farà così male, tanto poi l'amministrazione organizza i party (loro le chiamano campagne di prevenzione) anti tumore,intanto si pensa all'inceneritore, nella nostra ormai conosciuta città ci vorrebbe davvero una simile attrazione,ormai abbiamo di tutto: clown di ormai lunga esperienza,dame e cortigiane che bramano tutte al posto tanto agognato,ai piedi del re per rallegrargli le noiose giornate, insieme a giullari,nani e bestie rare.
Venite!! Venite gente! E vedrete...... non pagherete nemmeno il biglietto,nel panoramico paesino,davvero sarete saziati, specie se alle feste sarete invitati.

sabato 26 settembre 2009

«Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo.»Goethe.


Una certa leggenda orientale narra di un mago ricchissimo che possedeva numerose greggi. Quel mago era molto avaro. Egli non voleva servirsi di pastori, e neppure voleva recingere i luoghi dove le sue pecore pascolavano. Naturalmente esse si smarrivano nella foresta, cadevano nei burroni, si perdevano, ma soprattutto fuggivano, perchè sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelle. E a loro questo certo non piaceva. Così il mago trovò un rimedio: ipnotizzò le sue pecore e cominciò a suggerire loro che la loro anima fosse immortale e che l'essere scuoiate non poteva fare loro alcun male, che tale trattamento, al contrario, era per esse buono, piacevole e persino giusto; poi aggiunse che egli era un buon pastore, che amava talmente il suo gregge da essere disposto a qualsiasi sacrificio nei loro riguardi; infine suggerì loro che se proprio avesse dovuto capitare qualcosa, non poteva in ogni caso capitare in quel momento e nemmeno in quel giorno, e per conseguenza non avevano di che preoccuparsi. Dopo di che, il mago introdusse nella testa delle pecore l'idea che esse non erano affatto pecore; ad alcune disse che erano leoni che potevano ruggire, ad altre che erano aquile che potevano volare, ad altre ancora che erano sapienti uomini o che erano potenti maghi. Ciò fatto, le pecore non gli procurarono più nè noie nè preoccupazioni. Esse non lo fuggivano più, ma attendevano con gioia l'istante in cui il mago le avrebbe scuoiate e scannate...

OGNI RIFERIMENTO A FATTI,PERSONE E COSE DI PATERNO'E' DA RITENERSI CASUALE

venerdì 25 settembre 2009

Per una persona che combatte per un’ideale ce ne sono tantissimi invece che vanno nella direzione opposta. Perché ?



Combattere per un’ideale è una necessità, nasce da un’esigenza, da un bisogno irrefrenabile ed incontenibile che esplode dentro di sé. Arrendersi è un’implosione, combattere è un’esplosione. La prima è qualcosa che si autodistrugge, dentro, senza far rumore, la seconda è qualcosa che si autoalimenta, fuori, urlando alle coscienze altrui.

Si combatte quando si deve difendere qualcosa che ci appartiene: un diritto, un sogno, un progetto. Si combatte quando ci si accorge che quello di cui veniamo continuamente privati ci è necessario per sentirci vivi.

Chi non combatte non ha nulla da difendere perché vive uccidendo i sogni degli altri o perche già morto.

martedì 22 settembre 2009



Quando tutti i pericoli

fossero nella libertà

e tutta la tranquillità nella

servitù, io continuerei

a preferire la libertà;

perchè la libertà è vita

e la servitù è morte.

Daniel Stern

mercoledì 16 settembre 2009

L'uomo e il dodo.


Se si ricerca su google la parola “dodo” una pagina interessante è offerta dalla solita enciclopedia on line wikipedia. I dodo erano uccelli che vivevano nell’isola di Mauritius ed al pari delle galline non volavano anche se a differenza di queste non avevano gustose carni per cui godevano di una relativa tranquillità. Nonostante ciò si sono estinti alla fine del XIX secolo.

“Era inetto al volo, si nutriva di frutti e nidificava a terra.” In pratica era nato perdente.
Anche una gallina è inetta al volo e nidifica a terra ma complice le sue gustose carni è sicuramente un’animale non a rischio estinzione, basta vedere i tantissimi e popolatissimi allevamenti sparsi per il mondo a tutte le latitudini e longitudini, anche se ogni tanto qualche virus ne decima qualche milione di esemplari.

Il dodo inizialmente volava ma poi stanziatosi alle Mauritius avrebbe perso l’attitudine al volo complice un ambiente favorevole, la scarsità di predatori abituali e il clima, in pratica una gran bella vita che offriva la possibilità di limitare spostamenti e migrazioni. Fu così che questi uccelli subirono nel tempo una progressiva atrofizzazione delle ali, e oltre a una modificazione nelle abitudini alimentari con una propensione verso un'alimentazione "a terra" anche delle modifiche alla loro struttura fisica sia relativamente agli arti anteriori e il becco sia le sue dimensioni che aumentarono dai 35 cm di lunghezza ai 50 cm e oltre di quando furono registrati gli ultimi esemplari. Il peso di questi animali si attestò addirittura attorno ai 25-30 kg, d'altronde si sa la vita comoda riempie. Le dimensioni notevoli lo resero, pertanto, un uccello per lo più stazionario, quindi legato molto al suo ambiente.

Da qui nacquero i problemi per lo pseudovolatile. A seguito infatti dell’arrivo dell’uomo alle Mauritius, paradisi, seppur non ancora anche del tipo fiscale, furono introdotte nel loro habitat specie che ne misero in crisi la sopravvivenza sia predandoli sia mangiandone il cibo. Tali specie erano costituite da cani, maiali, e topi.
Secondo alcuni studiosi a favorire la loro estinzione sarebbe stata anche la loro scarsa difendibilità della prole. Sebbene infatti il sapore delle carni di questo uccello non fosse particolarmente gradito ai discendenti dalle scimmie, le uova restavano invece comunque commestibili, anche per alcune delle sopracitate specie antagoniste. In pratica i futuri “figli” dei dodo non riuscivano più nemmeno ad uscire dal “guscio” compromettendo così inesorabilmente e ineluttabilmente ogni eventuale forma di ripresa evoluzionistica come ad esempio riprendere a volare e ridepositare le proprie uova non a terra, d'altronde in natura è proprio la capacità di adattarsi alle situazioni che ha permesso la sopravvivenza di molte specie.

Purtroppo la vita comoda e senza problemi che avevano condotto i dodo fino ad allora, a prescindere se fosse stata reale o illusoria, aveva anestetizzato completamente le loro capacità intellettive complice anche l’ignorare che spesso una vita comoda e senza problemi non è altro che la parte alta di una sinusoide che periodicamente sale e scende, e scende soprattutto quando a causa della globalizzazione arrivano altre specie a visitare i propri territori.
La storia dei dodo non è ovviamente un’invenzione ma una storia vera, una storia che fa riflettere, almeno a me ha fatto molto pensare lasciandomi tra l’altro con un dubbio amletico: “ma se l'uomo discende dalla scimmia perchè "i paternesi"discendono dai dodo ??

lunedì 14 settembre 2009

Oggi a me domani a te.


No,non è la pellicola del western di Tonino Cervi,ma bensì le parole che ha detto una delle attuali precarie senza lavoro che la nuova legge "Gelmini"ha prodotto.
Maestra Maria Gueglielmino cosa si prova a subire la stessa cosa sulla propria pelle?Visto che lei asseriva circa 4 anni fà,in merito al mio ingiusto licenziamento e quello di altre sei colleghe,che il provvedimento era giusto affinchè si facesse una turnazione e non lavorassimo sempre noi.
Ed ecco la Gelmini l'ha servita,il suo ragionamento ha prodotto i suoi frutti,e lei è più precaria di prima.Complimenti la "Guerra dei poveri è servita".

Accursio Miraglia, delitto annunciato


«Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio!
», soleva dire Accursio Miraglia.
Una frase presa in prestito dal romanzo
di Ernest Hemingway «Per chi suona la
campana», ma che lui ormai sentiva come
sua. La ripeteva spesso alla moglie, alle
sorelle e ai compagni del partito e del
sindacato, ogni volta che gli agrari e i gabelloti
mafiosi lo minacciavano o gli facevano
arrivare l’invito a farsi i fatti propri.
In quei primi anni del secondo dopoguerra,
Miraglia era dirigente del Partito
comunista e segretario della Camera del
lavoro di Sciacca. Si era messo in testa di
far applicare anche nel suo paese i decreti
Gullo sulla concessione alle cooperative
contadine delle terre incolte o malcoltivate.
E il 5 novembre 1945 aveva costituito
la «Madre Terra», una cooperativa di
centinaia di braccianti e contadini poveri,
alla quale fece assegnare diversi ettari
di buona terra. Un gravissimo affronto
alla "sacra" proprietà privata, che, giorno
dopo giorno, faceva imbestialire i latifondisti
e i gabelloti mafiosi, che decisero
di fargliela pagare.

sabato 12 settembre 2009

Aaa cercasi camerieri/e esperti/e nell'asservimento.


Con l'avvento del mese di settembre,si ricomincia l'attivita lavorativa,per chi lavora giustamente,io ero un pò speranzosa visto che il comune di Paternò in odor di mafia rischiava lo scioglimento,credo che non succederà niente di tutto questo,cederebbe un ulteriore pilastro dell'attuale governo ormai inabile.
Avevo sognato che con l'avvento di un commissariamento del comune tutti i servizi avrebbero ripreso una loro forma,ad esempio se i servizi sociali dove io esercitavo il mio lavoro,prendevano la forma originaria,si poteva ancora credere che i bambini disabili non erano assistiti da gente senza titolo e senza scrupoli,che si fa raccomandare solo per occupare un posto di lavoro togliendolo a chi ha lavorato con dedizione e impegno per anni,si poteva ancora credere che la giustizia prima o poi trionfa,ma niente di tutto questo nella mia città,continueranno ad esserci le cameriere a posto mio e delle altre mie colleghe,noi che non abbiamo abbassato la testa al potere,proprio così, adesso sono in auge le cameriere,lavorano cioè per i padroni,non perchè lavorando vengano nobilitate,ma altresì usate a piacimento secondo i desideri dei loro padroni,credo sempre più che affinchè regna questa triste realtà la gente come me preferisca rimanere nella solitudine e nel focolare domestico ad accudire i propri cari,sempre, portafoglio permettendo,ma in caso contrario, "GIUSTIZIA",hai tu una soluzione a questa eventualità,visto che ancora dormiente non accenni ad intervenire?

giovedì 10 settembre 2009


Cercate di liberarvi da tutto ciò che vi trattiene, fate il sovrumano sforzo di uscire vivo dal vostro corpo, dai vostri interessi, dai vostri pensieri, dall'umanità intera, per guardare da un'altra parte, e capire come abbiano poca importanza le dispute tra romantici e naturalisti, e le discussioni sul bilancio [...] Ma conoscerete anche la spaventosa solitudine dei disperati. Vi dibattirete smarrito, sopraffatto, nelle incertezze. Griderete "aiuto!" da tutte le parti, e nessuno vi risponderà. Tenderete le braccia, chiamerete per essere soccorso, amato, consolato, salvato: e non verrà nessuno...

mercoledì 9 settembre 2009

"La Rosa Bianca - Sophie Scholl" di Marc Rothemund


Anche se non capisco molto di politica, e non ho nemmeno l'ambizione di capirla, tuttavia possiedo un pochino il senso di che cosa è giusto e di che cosa è ingiusto, perché questo non ha nulla a che fare con la politica e con la nazionalità. E mi viene da piangere, per come sono crudeli gli uomini nella grande politica, per come tradiscono i loro fratelli solo per averne un vantaggio. Non è scoraggiante, a volte? Spesso non mi auguro nient'altro che di vivere in un'isola alla Robinson Crusoe. A volte sono tentata di considerare l'umanità come una malattia della pelle della terra. Ma solo qualche volta, quando sono molto stanca, e mi vedo davanti uomini così grandi, che sono peggiori delle bestie. In fondo però si tratta solo di tener duro, di resistere, nella massa che non tende a null'altro che al proprio tornaconto. Per loro, per raggiungere questo obiettivo, ogni mezzo è giusto. Questa massa è così travolgente, che si deve essere già cattivi semplicemente per restare in vita. Probabilmente solo un uomo finora è riuscito a percorrere tutta la strada, diritto fino a Dio. Ma chi la cerca ancora, oggi?

martedì 8 settembre 2009

La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia.


A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedono quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare.

Per i più intelligenti diventa perfino una religione: ah, spregevole vacuità dell'esistenza borghese! Alcuni cinici di questo tipo cenano alla tavola di papà: “Cosa ne è stato dei nostri sogni di gioventù?” si domandano con aria disincantata e soddisfatta. “Sono volati via, e la vita è proprio bastarda”.

Non sopporto questa finta lucidità dell'età matura. La verità è che sono come tutti gli altri, ragazzini che non capiscono cosa sia successo e che giocano a fare i duri mentre avrebbero voglia di piangere.

Eppure non è così difficile da capire.

Il problema è che i bambini credono ai discorsi dei grandi e, una volta grandi, si vendicano ingannando a loro volta i figli. “La vita ha un senso e sono gli adulti a custodirlo” è la bugia universale cui tutti sono costretti a credere. Da adulti, quando capiamo che non è vero, ormai è troppo tardi. Il mistero rimane, e tutta l'energia disponibile è andata da tempo sprecata in stupide attività. Non resta che cercare di anestetizzarsi, nascondendo il fatto che non riusciamo a dare un senso alla nostra vita e ingannando i nostri figli per cercare di convincere meglio noi stessi.

La mia famiglia frequenta tutte le persone che hanno seguito lo stesso percorso: una gioventù passata a cercare di mettere a frutto la propria intelligenza, a spremere come un limone i propri studi e ad assicurarsi una posizione al vertice, e poi tutta una vita a chiedersi sbalorditi perché tali speranze siano sfociate in un'esistenza così vana.

La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia.

Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all'infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po' di tempo all'adulto – senza contare che si eviterebbe almeno un trauma, quello della boccia.

L'eleganza del riccio – Muriel Barbery