mercoledì 2 dicembre 2009

Il visconte dimezzato


..Così si potesse dimezzare ogni cosa intera..
Così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza.
Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l'aria;
 credevo di veder tutto e non era che la scorza.
Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l'auguro, ragazzo,capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi.
Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa.
E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perchè bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò

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martedì 24 novembre 2009

La giustizia.


«Sta lavorando a un quadro?». «Sì», disse il pittore buttando sul letto, appresso alla lettera, la camicia che ricopriva il cavalletto. «È un ritratto. Un bel lavoro, ma non ancora del tutto finito». Fu una fortunata coincidenza, l'opportunità di parlare del tribunale venne addirittura offerta a K., perché era palesemente il ritratto di un giudice. Colpiva, anzi, la somiglianza con il ritratto nello studio dell'avvocato. Qui era rappresentato un giudice del tutto diverso, è vero, un uomo grosso, con una gran barba folta e nera, che di lato arrivava su a coprire le guance, inoltre quello era dipinto a olio, mentre questo a pastelli, con mano debole e incerta. Ma tutto il resto era simile, anche qui infatti il giudice era in procinto di alzarsi minaccioso dal suo trono, di cui stringeva i braccioli. «È proprio un giudice», stava subito per dire K., ma per il momento si trattenne e si avvicinò al quadro quasi volesse studiarlo nei particolari. Non riuscì a spiegarsi una grande figura campata a metà dello schienale del trono e chiese chiarimento al pittore. Le mancava ancora qualche ritocco, si decise a rispondere il pittore, prese un pastello dal tavolino e ripassò un poco i contorni della figura, senza renderla con questo più intelligibile a K. «È la Giustizia», disse infine il pittore. «Ah già, ora la riconosco», disse K., «qui c'è la benda intorno agli occhi e qui c'è la bilancia. Ma non ha le ali ai piedi e non sta correndo?». «Eh già», disse il pittore, «ho dovuto dipingerla così su commissione, in realtà è la Giustizia e la Vittoria insieme». «Non è un'unione riuscita», disse K. sorridendo, «la Giustizia deve stare ferma, altrimenti la bilancia dondola, e non può esserci una sentenza giusta». «Sto alle richieste del mio committente», disse il pittore. «Certo, certo», disse K., che con la sua osservazione non aveva avuto intenzione di offendere nessuno. «Lei ha dipinto la figura come realmente sta sul trono». «No», disse il pittore, «non ho mai visto né la figura né il trono, è tutta un'invenzione, ma ho avuto precise indicazioni su quello che dovevo dipingere». «Come?», chiese K. apposta, come se non capisse bene il pittore, «non è un giudice quello seduto sul seggio?». «Sì», disse il pittore, «ma non è un giudice di alto grado e non è mai stato seduto su un trono così». «Eppure si fa dipingere in un atteggiamento così solenne? Lo si direbbe un presidente di tribunale». «Già, sono dei vanitosi quei signori», disse il pittore. «Ma sono autorizzati dai loro superiori a farsi ritrarre così. A ognuno viene esattamente prescritto come può farsi ritrarre. Solo che, purtroppo, da questo quadro non si possono giudicare i particolari della veste e del seggio, i pastelli non sono adatti per questi soggetti». «Sì», disse K., «è strano che sia dipinto a pastelli». «Così ha voluto il giudice», disse il pittore, «è destinato a una signora».

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venerdì 20 novembre 2009

Il personaggio della settimana


                         Il dottor Azzeccagarbugli.
 E' possibile notare l'avvocato dell'iniquità e del vizio, chiamato dai popolani come il dottor Azzeccagarbugli, un nomignolo ben affibbiato che ci dimostra l'indole spregevole dell'individuo.
E' in effetti, una figura caratteristica, propria del suo tempo, quando la legalità era schiava della prepotenza e del delitto, dei nobili e dei signorotti. Le "gride" erano tante e tutte comminavano pene severissime, per qualsiasi infrazione.
Alto, asciutto, pelato, col naso rosso ed una voglia di lampone sul viso, simbolo del suo ripugnante vizio del bere, indossa una toga che funge da veste da camera. Egli è un uomo servile, corrotto, ipocrita, "è la mente che serve di potere" a don Rodrigo e ai suoi bravi, l'uomo di legge, ossequioso coi potenti ed alimentatore dei loro soprusi e delitti, calpesta i suoi doveri di professionista per uccidere la giustizia e la verità, reclamate dalla legge e dalla coscienza umana.
Azzeccagarbugli desta ilarità e riprovazione per il suo opportunismo tra le pareti ampie del suo grande studio. Il suo studio,infatti, è una cornice degna del decadimento fisico e morale del personaggio: è uno stanzone, su tre pareti del quale sono appesi i ritratti dei dodici Cesari, tutti rappresentanti del potere assoluto, considerato sacro e inviolabile nel '600; sulla quarta parete è appoggiato un grande scaffale di libri vecchi e polverosi; nel mezzo c’è una tavola gremita di carte alla rinfusa, con tre o quattro seggiole all'intorno, e da una parte un seggiolone a braccioli piuttosto malandato.
Egli viene ritratto in particolar modo nel terzo capitolo, mentre discute con Renzo. Poiché ha capito che quest’ultimo, nel raccontargli la sua disavventura matrimoniale, è uno di quei bravacci avvezzi a minacciare i curati, l’ avvocato decaduto tenta di adoperarsi come può a difendere il nuovo cliente. Ma quando apprende la verità, cioè che il prepotente è don Rodrigo, il dottor Azzeccagarbugli s'infuria contro il povero Renzo, e, aggrottando le ciglia e gridando, lo mette alla porta immediatamente, dopo essersi simbolicamente lavato le mani, come un Pilato sicuro di protezione dall'alto. Nei pranzi e nelle feste di don Rodrigo,infatti, lui più florido del solito, brinda e gozzoviglia come un parassita senza scrupoli, caduto nella più ignobile bassezza morale, spesso petulante e ridicola.

Quest'avvocato ha una sua psicologia di pavidità malvagia che, in un certo qual modo, si accosta ad un altro personaggio del romanzo: don Abbondio. Colpito dall'inesorabile male della peste muore e, dopo un breve elogio funebre di derisione e di scherno, si viene a conoscenza che è seppellito in una povera fossa comune, senza onori e privilegi. I nemici della giustizia e del popolo vengono puniti da Dio sempre in questo modo.

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giovedì 19 novembre 2009

Come fanno


 "Tutti presi per il collo", vi lasciamo il tempo di leggere, di pensare e di liberarvi per poco dai lacci del tempo che stringe....

Ma come -
come dicono di vivere -
come dicono di vivere qui così ? -
come fanno non si può capire -
per esempio anche di notte -
nel loro tenore di vita in tutto e per tutto -
che la vita è bella dicono - bisogna dirlo -
anche senza capirlo - attento a come parli -
che magari non ti prendano - per esempio -
per un guastafeste - capito? - o peggio -
e la squadra di calcio? - forza qui e forza là -
e la patria da salvare - da chi? -
da quelli che migrano come uccelli -
che vengono da lontano e non sono in regola -
ma come dicono di vivere qui così?
nelle case - nelle loro case - chiusi -
chiusi col tenore di vita - non si può capire -
chiusi col tenore di vita e il telefono -
e quelli là non li vogliamo - dicono al telefono -
quelli che migrano come uccelli che vadano -
vadano da un'altra parte - dicono loro -
noi siamo nel giusto e qui non c'è posto -
noi siamo nel giusto perché ci siamo fatti da soli -
noi abbiamo la nostra bella patria - dicono così -
abbiamo la nostra patria con il tenore di vita -
e quelli là che migrano vadano da un'altra parte -
così parlano - per esempio anche di notte -
nelle case - nelle loro case - chiusi -
chiusi col tenore di vita - non si può capire -
ma come fanno - già - le facce a tenerle così serie?
poniamo tra moglie e marito - per esempio-
come fanno con le facce - non si può capire -
come fanno a tenerle così serie nel niente del
[niente -
tra moglie e marito- anche tra altri - con figli e amanti -
attenti a non farsi beccare in fallo - sul negativo -
sul depressivo - perché non c'è tempo per quello -
già - il tempo stringe molto nel niente di niente -
e si deprimono a sentir parlare in modo
[dispersivo -
non costruttivo - sul niente di niente che viene
[avanti -
col tempo che stringe - tutti presi per il collo -
che stringe - come -
come dicono di vivere -
che bisogna vivere così

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venerdì 13 novembre 2009

Semu troppu raccumannati ...........


............semu troppu raccumannati non'ni ponnu fari nenti
sbaviamu da matina a sira a li politici putenti
ancora n'lanu caputu
ca nuatri semu chi'ù forti picchi alliccamu?
Raccumannatu é sempri assicuratu
vaiu  a travagghiari pi inchiri a jurnata e la sacchetta
n'on mi i'nteressa di cui voli cangiari sta bella facenna
liccari e la me vita nun pozzu rinunciari
u votu c'hu dugnu a cu mi duna u torna cuntu
sta lamentazioni c'ha fazzu a chiddi
c'à ancora pritennunu di travagghiari
pi mezzu di l'articulu unu di la costituzioni,
babbi ma chi c'ha'spittati viniti all'assimblea di li raccumannati
a manna v'arriva macari c'alliccati
chi v'interessa di la ligalità,l'onestà
ormai n'ama abituari a cancillali sti paroli ca creiunu difficcortà

a facilità e a filicità
lassatiili iri chiddi ca v'untuunu e falconi e i borsellini
nun'viditi chi fini ci ficimu fari?

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giovedì 12 novembre 2009

L'APE INDUSTRIOSA....


Nel frattempo Lucilla sta cospirando alle spalle dell'imperatore con alcuni membri del senato,e cerca aiuto in Massimo, l'unico uomo che abbia osato ribellarsi al fratello imperatore Commodo .
Nel frattempo Commodo intuisce da una frase del nipotino Lucio Vero che la sorella sta cospirando contro di lui, e quando lei torna si fa trovare col nipote, mentre gli racconta la storia di Claudio, l'imperatore tradito dalle persone a lui più care.
"Se sarai molto buono domani sera ti racconterò la storia dell'imperatore Claudio.
Egli fu tradito, da coloro che gli erano più vicini. Dal suo stesso sangue.
Bisbigliavano negli angoli bui e uscivano a notte fonda. E cospiravano e cospiravano.
Ma l'imperatore Claudio sapeva che stavano tramando. Egli sapeva che erano come piccole api industriose. Una sera si sedette accanto a una di loro la guardò negli occhi e le disse:
"Raccontami che cosa stai combinando piccola ape affaccendata, o abbatterò coloro a te più cari e tu mi vedrai fare il bagno nel loro sangue".
E l'imperatore aveva il cuore spezzato. La piccola ape lo aveva ferito più profondamente di quanto potesse fare chiunque altro e la piccola ape gli raccontò tutto.
Lucilla tenta di liberare Massimo perché guidi una rivolta contro Commodo,soldati a lui fedeli lo attendono già a Ostia, alle porte di Roma.
Commodo però venuto a conoscenza del complotto, fa uccidere tutti i gladiatori e cattura Massimo.
Il popolo ormai adora Massimo, e farlo uccidere sarebbe alquanto impopolare, decide quindi di affrontarlo e sconfiggerlo nell'arena davanti al popolo di Roma.

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venerdì 6 novembre 2009

Tempo Reale


Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere

Paese di pecore e pescecani

E fuoco sotto la cenere

Dentro le stanze del Potere l'Autorità

va a tavola con l'anarchia

Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando

e la vernice va via

E il Pubblico spera che tutto ritorni com'era

che sia solo un fatto di tecnologia

E sotto gli occhi della Fraternità

la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia


Paese di terra terra di fumo

paese di figli di donne di strada

E dove se rubi non muore nessuno

E dove il crimine paga

C'è un segno di gesso per terra

e la gente che sta a guardare

Qualcuno che accusa qualcuno

Però lo ha visto solamente passare


E nessuno ricorda la faccia del boia


è un ricordo spiacevole

E resta soltanto quel segno di gesso per terra

Però non c'è nessun colpevole
Paese di zucchero, terra di miele

Paese di terra di acqua e di grano

Paese di crescita in tempo reale

E piani urbanistici sotto al vulcano

Paese di ricchi e di esuberi

e tasse pagate dai poveri

E pane che cresce sugli alberi

e macchine in fila nel sole

Paese di banche, di treni di aerei di navi

che esplodono

Ancora in cerca d'autore

Paese di uomini tutti d'un pezzo

tutti hanno un prezzo
e niente c'ha valore
Paese di terra terra di sale

e valle senza più lacrime

Giardino d'Europa, stella e stivale

Papaveri e vipere e papere

dov'è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa

E' chiusa a chiave dentro la tristezza

dei buchi neri delle tue città

Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola


o se tornerà

E però se potessi rinascere ancora


Preferirei non rinascere qua

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sabato 31 ottobre 2009

A che "santo"votarsi?


STORIA DELLA PAROLA MAFIA
-
L’origine della parola Mafia non è conosciuta con precisione. Secondo una versione dei fatti, nacque dall’invasione francese della Sicilia nel 1282 e dal motto "Morte alla Francia Italia Anela" o M.A.F.I.A.
- Per altri deriva invece dal nome della tribù araba che si stanziò a Palermo(Ma-afir), per altri dal toscano maffìa (miseria);mentre lo studioso del folclore G.Pitrè lo ricava dal vocabolo del gergo palermitano che in origine significava "bellezza, coraggio, superiorità."
Lo "spirito della mafia" indica una mentalità di eccessivo orgoglio, di prepotenza e superbia, secondo cui per essere veri "uomini d’onore" bisogna far valere le proprie ragioni senza scrupoli morali con ogni mezzo: dal duello rusticano all’agguato con la lupara.
Lo "spirito della mafia" poggia su un codice d’onore, non scritto ma egualmente rispettato, retto da due regole inderogabili: l’omertà, che impone a tutti il più assoluto silenzio e l’avvertimento preliminare dell’avversario nel "regolamento di conti".
- Il rapporto tra gli “uomini d’onore” e gli affiliati è molto stretto, in quanto è proprio da questo che si intrecciano i collegamenti tra affiliati e “cosca”,
- Questa parola deriva dal dialetto siciliano e significa “carciofo” : essa sta ad indicare il rapporto assai stretto che si viene a stabilire tra i membri, uniti tra di loro come le foglie del carciofo.
- Tale rapporto si rinvigorisce, nel reciproco sostegno e aiuto in caso di necessità, attraverso la ferrea legge storica dell’omertà ( assoluta segretezza circa le informazioni, che possono circolare solo all’interno della ristretta cerchia degli adepti come in tutte le società segrete).Da:"STORIA DELLA MAFIA NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA",by Clemente.

Alcuni studiosi hanno ritenuto e ritengono a torto o a ragione, che il maggior attecchimento nelle zone del sud italia,in special modo in Sicilia, Campania,e Calabria,sia da ascrivere non soltanto alla miseria in cui versava il popolo, ma a modi di reagire, alle ingiustizie che il neo-nato stato italiano infliggeva alle popolazioni ex-borboniche le quali subirono numerosissime angherie e vessazioni,alle quali si reagì con il brigantaggio prima e con le organizzazioni di mafia dopo.
Quindi volendo esplicitare il pensiero di tali studiosi della mafiologia, si può dire che nel momento in cui taluno subiva delle ingiustizie ed a cui lo stato piemontese per motivi di censo o per ragion di stato denegava la giustizia ,quest'ultimo rivolgendosi al capo mafia locale, vedeva tutelati i suoi diritti con celerità e solerzia. Certo negli ultimi tempi,anche la mafia ha cambiato le sue forse "nobili" origini, divenendo soltanto una organizzazione criminale e affaristica.Quindi da "fisiologica reazione" ai soprusi dei potenti diviene,criminalità organizzata.
Una domanda sorge spontanea:"oggi chi non ottiene giustizia a chi si deve rivolgere"?Questa è la domanda che ci siamo poste io e alcune mie amiche,dal momento che circa quattro anni fà,dopo aver denunciato fatti e persone, a tutt'oggi attendiamo risposte dalla procura della repubblica e ci chiediamo,se per ottenere giustizia qualcuno di noi o le nostre famiglie,dovranno subire qualche tragico evento.
Chi arriverà prima la giustizia dello stato italiano o la vendetta dei nostri detrattori?

L'omertà è da vili, ma lasciare chi denuncia da solo e da giusti?Giustizia a te la risposta.

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venerdì 30 ottobre 2009

Donne a "disposizione" dell'umanità.

Rosalind Franklin (1920 – 1958) (biologa molecolare)

Diede un contributo rilevante alla biologia molecolare, fornendo le prove sperimentali della struttura del DNA. Per questa scoperta ricevettero il Nobel i suoi colleghi Wilkins, Watson e Crick che realizzarono il modello a doppia elica grazie alle fotografie della diffrazione ai raggi X del DNA scattate dalla Franklin, che Wilkins aveva sottratto dal laboratorio della scienziata. La verità fu rivelata solo molti anni dopo, dallo stesso Watson, nel suo libro "La doppia elica", dove lo scienziato racconta l'episodio del furto in termini scherzosi.

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giovedì 29 ottobre 2009

Il processo di 'Ntoni.


Finalmente arrivò il giorno della citazione, e bisognava che quelli che ci erano scritti andassero al tribunale coi loro piedi, se non volevano andarci coi carabinieri. Ci andò persino don Franco, il quale lasciò il cappellaccio nero per comparire davanti alla giustizia, ed era pallido peggio di 'Ntoni Malavoglia che stava dietro la grata come una bestia feroce, coi carabinieri allato. Don Franco non ci aveva avuto mai a fare con la giustizia, e gli rompeva le scarabattole dover comparire per la prima volta davanti a quella manica di giudici e di sbirri che uno ve lo mettono dietro la grata come 'Ntoni Malavoglia in un batter d'occhio.
Tutto il paese era andato a vedere che faccia ci avesse dietro la grata 'Ntoni di padron 'Ntoni, in mezzo ai carabinieri, e giallo come una candela, che non ardiva soffiarsi il naso per non vedere tutti quegli occhi d'amici e di conoscenti che se lo mangiavano, e voltava e rivoltava nelle mani il suo berretto, mentre il presidente, col robone nero e la tovaglia sotto il mento, gli spifferava tutte le birbonate che aveva fatto, ed erano scritte senza che vi mancasse una parola sulla carta. Don Michele era là, giallo anche lui, seduto sulla sedia, di faccia ai giudei che sbadigliavano e si facevano vento col fazzoletto. L'avvocato intanto chiacchierava sottovoce col suo vicino, come se non fosse stato fatto suo.
- Per stavolta, - mormorava la Zuppidda all'orecchio della vicina, udendo tutte quelle porcherie che 'Ntoni aveva fatto, la galera non gliela levano di certo.
C'era anche la Santuzza, per dire alla giustizia dove era stato 'Ntoni e dove aveva passata quella sera.
- Guardate cosa vanno a domandare alla Santuzza, borbottava la Zuppidda. Son curiosa di sentire cosa risponderà, per non spiattellare alla giustizia tutti i fatti suoi.
- Ma da noi che vogliono sapere? domandò comare Grazia.
- Vogliono sapere se è vero che la Lia se la intendeva con don Michele, e che suo fratello 'Ntoni abbia voluto ammazzarlo per tagliarsi le corna; me l'ha detto l'avvocato.
- Che vi venga il colera! - soffiò loro lo speziale facendo gli occhiacci. Volete che andiamo tutti in galera? Sappiate che colla giustizia bisogna dir sempre di no, e che noi non sappiamo niente.
Comare Venera si rincantucciò nella mantellina, ma segutò a borbottare, - Questa è la verità. Li ho visti io cogli occhi miei, e lo sa tutto il paese.

lunedì 26 ottobre 2009

Non chiederci la parola .........


.....che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

(Non Chiederci La Parola, da Ossi di Seppia - Eugenio Montale)

Μολών Λαβέ


Serse esortò Leonida a gettare le armi, il quale rispose ironicamente : Μολών Λαβέ (“venite a prenderle”).

sabato 24 ottobre 2009

Sollievo negli ambienti istituzionali della città.......

L'ora legale stanotte lascerà il posto a l'ora solare,scompare così l'unica cosa legale nella città,bloccate le misure antipanico.

venerdì 23 ottobre 2009

INNERES AUGE



Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

(Franco Battiato)

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Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi.................


"Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo
l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola
piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i
mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e
i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, chè mi
contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no,
scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si
credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi...E ancora
più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine
i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere,
chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle
anatre... Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo,
lei è un uomo..."

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mercoledì 21 ottobre 2009

Un nano-consiglio...........


Affinchè ci ricordiamo delle donne che hanno dato un contributo all'umanità e ne hanno migliorato il futuro,non delle oche che attualmente starnazzano nelle aie dei palazzi dei "principi" e dei "faraoni" di turno.
Buona lettura!

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Riflettiamo…


Alda Merini è nata a Milano il 21 marzo 1931. Di modesta famiglia ha condotto una vita assai tormentata anche per una malattia di origine nervosa che l’ha costretta in casa di cura per dieci anni. A soli sedici anni, però, il suo valore fu presto riconosciuto da Angelo Romanò e Giacinto Spagnoletti. Alda Merini fu apprezzata molto da poeti come Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini e G.Manganelli per la sua poesia intensa e dominata da passioni amorose e religiose circondate da un filo sottile di vivace follia.

La sua prima raccolta di poesie, La presenza di Orfeo (1), uscita da Schwarz nel 1953, ebbe un grande successo di critica. In seguito vennero pubblicate altre tre raccolte: Paura di Dio, Nozze romane e Tu sei Pietro (2). Dopo vent’anni di silenzio dovuti alla malattia (il diario della tragica esperienza manicomiale è stato pubblicato nel 1986: L’altra verità. Diario di una diversa (3), escono: Destinati a morire, La Terra Santa, Fogli bianchi, Testamento, Vuoto d’amore e Ballate non pagate (4). Inoltre la poetessa si cimentò a produrre non solo poesie, ma anche prose come L’altra verità, che è appunto il suo primo libro in prosa, seguito da Delirio amoroso (5).

Nel 1993 è stato pubblicato il volumetto Aforismi e, nello stesso periodo, le viene assegnato il Premio Librex – Guggenheim "Eugenio Montale" per la poesia. E’ stata inoltre proposta dall’Accademia Francese per il Premio Nobel per la Poesia. Nel 1995 sono apparsi il volume La pazza della porta accanto (6) e successivamente nel 1996 La vita facile (7) con il quale le è stato attribuito il Premio Viareggio. Infine, nel 1997, un’antologia della sua produzione poetica complessiva è stata curata da Maria Corti nel volume Fiore di Poesia (8).


“…La verità è sempre quella,

la cattiveria degli uomini

che ti abbassa

e ti costruisce un santuario di odio

dietro la porta socchiusa.

Ma l’amore della povera gente

brilla più di una qualsiasi filosofia.

Un povero ti dà tutto

e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.”

Alda Merini, da “Terra d’amore“

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martedì 20 ottobre 2009

DORMIRO', DORMIRO' E SOGNERO'


Bani adam a’za-ye yek peikarand,
Ke dar afarinesh ze yek gouharand.

Chu ‘ozvi be dard avard ruzgar,
Degar ‘ozvha ra namanad qarar.

To kaz mehnat-e digaran bi ghammi,
Nashayad ke namat nehand adami.


Abu ‘Abdallah Mosharref-od-Din b. Mosleh Sa’di, Golestan

Dormirò, dormirò e sognerò…
Sognerò di una vita senza sofferenza e senza paura.
Sognerò di Esseri capaci di amare oltre il limite, oltre la realtà, oltre ogni cosa, oltre la vita.

lunedì 19 ottobre 2009

Era meglio ....


Era meglio morire da piccoli, suicidarsi col tappo a turaccioli, soffocarsi con tanti batuffoli, che vedere 'sto schifo da grandi.
Rra meglio morire da piccoli soffocati da un bacio di muccioli, era meglio morire da piccoli che vedere 'sto schifo da grandi.
Era meglio morire da piccoli con la testa tutta piena di riccioli, soffocati da tanti turaccioli che vedere ‘sto schifo da grandi.

Iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’.

Era meglio morire da piccoli soffocati da un bacio di muccioli, soffocati da tanti batuffoli che vedere questo schifo da grandi.
Era meglio morire da piccoli soffocati da tanti turaccioli strozzati con tanti batuffoli che vedere ‘sto schifo da grandi.

Iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’.

sabato 17 ottobre 2009

LA VOCE DELLA DISPERAZIONE

Posted by Ciak Telesud Staff
http://www.youtube.com/watch?v=oIwFnbk9lj0
In cima alla terrazza di una scuola per gridare la propria disperazione, per difendere il posto di lavoro, per affermare, se mai ce ne fosse bisogno, che il sacrosanto diritto allo stipendio deve essere sempre rispettato, senza indugi o tentennamenti, per non ledere la dignità di un lavoratore. In quest’Italia delle contraddizioni sempre più spesso i lavoratori sono costretti a difendere il lavoro con i denti, attuando gesti eclatanti, a difendere lo stipendio con scioperi della fame o arrampicati ai tetti di strutture pubbliche. Come in questo caso, come questa mattina, quando tre dipendenti del Consorzio Ars et Labor, responsabile delle pulizie nelle scuole, sono saliti sul tetto dell’Istituto Tecnico Commerciale “Russo”, per chiedere con forza il pagamento del loro stipendio. Sono circa le 12, quando i tre lavoratori, dopo una trattativa con il preside e con il capitano dei carabinieri, Antonio Maione, fanno cessare la protesta. “Non molliamo – dicono -. Abbiamo denunciato ogni cosa alle forze dell’ordine. Siamo stanchi. Vogliamo chiarezza subito.” Per loro, come per gli altri lavoratori, li attende un incontro giovedì prossimo all’Ufficio scolastico provinciale, con il presidente della cooperativa per capire perché i loro stipendi non sono stati pagati nonostante le scuole, istituto commerciale compreso, abbiano già fatto i mandati alla cooperativa.

Mary Sottile

Parliamo di storia........sssss....a volte ritornano.....


Soltanto per caso facendo una ricerca su Wikipedia riguardante la libertà, ho trovato uno stralcio riguardante la censura che oramai crediamo appartenga ai tempi bui della storia italiana.Credo che ci siano molte analogie con avvenimenti successi di recente.

La censura fascista in Italia, consistente nella forte limitazione della libertà di stampa, radiodiffusione, assemblea e della semplice libertà di espressione in pubblico, durante il ventennio (1922-1944), non venne creata dal regime fascista, e non termina con la fine di questo, ma ebbe una grande influenza nella vita degli italiani durante il regime.

I principali scopi di questa attività erano, in breve:

Controllo sull'immagine pubblica del regime, ottenuto anche con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto, o dubbi sul fascismo. Controllo costante dell'opinione pubblica come strumento di misurazione del consenso. Creazione di archivi nazionali e locali (schedatura) nei quali ogni cittadino veniva catalogato e classificato a seconda delle sue idee, le sue abitudini, le sue relazioni d'amicizia e sessuali, e le sue eventuali situazioni e atti percepiti come vergognosi; in questo senso, la censura veniva usata come strumento per la creazione di uno stato di polizia. La censura fascista combatteva ogni contenuto ideologico alieno al fascismo o disfattista dell'immagine nazionale, ed ogni altro lavoro o contenuto che potesse incoraggiare temi culturali considerati disturbanti.Questa branca dell'attività censoria veniva principalmente condotta dal Ministero della Cultura Popolare, comunemente abbreviato come Min.Cul.Pop.. Questa struttura governativa aveva competenza su tutti i contenuti che potessero apparire in giornali, radio, letteratura, teatro, cinema, ed in genere qualsiasi altra forma di comunicazione o arte.

Nell'industria libraria, gli editori avevano i loro propri controllori, che solertemente prestavano opera nella stessa struttura privata, ma spesso poteva capitare che alcuni testi raggiungessero le librerie ed in questo caso un'organizzazione capillare riusciva spesso a sequestrare tutte le copie dell'opera bandita in un tempo molto breve.



GLI ITALIANI NON HANNO MEMORIA STORICA

mercoledì 14 ottobre 2009

Alluvione Messina, attivato l'sms solidale al 48580

giovedì 8 ottobre 2009

Ma davvero abbiamo il nostro futuro, nelle mani di un uomo così....


Vorrei esprimere la mia solidarietà all'onorevole Rosi Bindi che ieri seri durante la diretta telefonica di"Porta a Porta" del nostro premier è stata definita dallo stesso "più bella che intelligente" chiamandola "signora"invece che onorevole.Non ci sono parole per definire simili affermazioni partorite da una cultura da play boy stile anni 50,e lo vediamo tutti qual'è il suo format femminile,vorrebbe che tutte le donne fossero veline,come quelle che stanno alla sua "destra",favorendo così la propaganda di una cultura pari alla sua "altezza".

martedì 6 ottobre 2009

“Le parole possono salvare delle vite”,


Anna Politkovskaja spiega il mestiere di giornalista:
"Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione, ma la cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo."
“Le parole possono salvare delle vite”,

diceva la giornalista Anna Politkovskaja in una delle sue ultime interviste a Radio Eco Mosca, uno degli ultimi baluardi di una certa libertà di espressione in Russia.
Per questa convinzione la giornalista russa ha dato la sua vita.
Famosa in tutto il mondo per le sue inchieste sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia, Anna Politkovskaja fu uccisa la sera di sabato del 7 ottobre 2006, rientrando a casa, nell’ascensore del suo palazzo, nel centro di Mosca, da qualcuno che l’aspettava.
La Procura russa riconobbe subito che l’assassinio era legato alle attività professionali della giornalista e aprì un’inchiesta per “assassinio premeditato”.
Anna Politkovskaja aveva quarantotto anni ed era madre, divorziata, di due figli.
Il giorno successivo, il periodico Novaia Gazeta, per il quale Anna Politkovskaja lavorava dal 1999, avanzò due versioni possibili: una vendetta di Ramzan Kadyrov, il nuovo uomo forte incaricato da Mosca in Cecenia o una macchinazione di “quelli che vogliono che si sospetti l’attuale primo ministro ceceno che può aspirare al posto di presidente appena festeggerà i suoi trenta anni”.
Quel fine settimana Anna Politkovskaja preparava un articolo per denunciare le torture perpetrate dagli uomini di Kadyrov in Cecenia, testimoniarono i colleghi della Novaia Gazeta.

“Era una degli ultimi giornalisti a scrivere sulla dittatura di fatto di Kadyrov, sull’arbitrio e la violenza in Cecenia.”,

aveva testimoniato il collega Andrei Babitski, forzato vivere in esilio a Praga.

“ (Anna Politkovskaja) disegnava un quadro che non corrispondeva affatto all’immagine della Cecenia che cercano oggi di imporre Kadyrov e i suoi pubblicitari.”

Il presidente Putin, in genere, molto sollecito a contrattaccare, non aveva commentato, quella domenica mattina, l’assassinio della più famosa giornalista russa.
A sorpresa, fu l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, a sollevarsi, denunciando un “crimine contro una giornalista professionista, seria e coraggiosa”.

“È un colpo per tutta la stampa democratica indipendente, è un crimine grave contro il nostro paese, contro tutti noi.”,

aveva commentato Gorbaciov, azionista del Novaia Gazeta.
Nel suo ultimo libro, La Russia di Putin, pubblicato all’estero e non in Russia, Anna Politkovskaja si era lanciata in un’analisi impietosa della politica del presidente russo e aveva scritto:

“Non mi piace per il suo cinismo, il suo razzismo, le sue menzogne… sui massacri di innocenti all’inizio del suo mandato.”


Con buona speranza Oleg Panfilov, direttore del Centro per il Giornalismo in Situazioni Estreme, che ha la propria sede al quarto piano di un grande palazzo su una delle vie più trafficate di Mosca, osava credere che, dopo l’assassinio di Anna, “i giornalisti si risveglino finalmente, che realizzino che la censura, la menzogna e tutto ciò che il potere fa dei giornalisti e della verità non può continuare” .

Nota:
Il 19 febbraio 2009, gli imputati dell’assassinio Di Anna Politkovskaja venivano assolti.

“Considerato che i giurati hanno deciso che i fratelli Makmudov e Serghei Khadzhikurbanov non sono implicati in questo crimine, la vicenda deve essere ora rinviata al Comitato di Inchiesta della Procura russa, con l’obiettivo di ritrovare le persone implicate nel delitto.”

aveva dichiarato il giudice Evgeni Zubov, autorizzando la scarcerazione di Serghei Khadzhikurbanov, ex-dirigente della polizia moscovita, dei fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov e dell’ex-colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov. Il presunto killer sarebbe, invece, Rustan, un terzo fratello Makhmudov.
In giugno, la Corte Suprema ha annullato la sentenza di assoluzione per i tre imputati.

domenica 4 ottobre 2009

Nati con la camicia.


La tragedia che ha flagellato il piccolo centro del messinese,poteva capitare in una qualsiasi località della Sicilia,essendo tutta la regione a rischio idrogeologico,è successo a Giampilieri,con le pronte rassicirazioni del nostro premier,che ha rincuorato gli abitanti oggi ribadendo, che poteva anche essere peggio se franava un altro pezzo di terra a rischio.
Poteva succedere anche a Paternò la città dove io pultroppo ho la sfortuna di abitare,le recenti pioggie difatti hanno provocato dei danni abnormi,quartieri evaquati,negozi del centro allagati,le vie di Paternò come un fiume in piena, alcune persone sono rimaste intrappolate nelle strade con un metro di acqua che sovrastava l'auto,per non parlare di come sono adesso le vie del centro storico,Beirut ci fa una pippa ,e l'amministrazione che pensa riportare nelle vie del centro il vecchio basolato lavico,dove una donna che mette i tacchi percorrendo la strada così sapientemente ribasolata, se riesce a percorrela tutta senza rompersi l'osso del collo, deve ritenersi miracolata,ma questo non interessa,l'importante è sperperare dei soldi per cose che non sono utili alla comunità.
La stessa cosa vale per i soldi accantonati per realizzare il ponte di Messina ,non sarebbe meglio utilizzare i fondi per risanare il rischio idrogeologico in Sicilia?O ci sono interessi maggiori forse per i nostri governanti ,che ritengono noi solo carne da macello portatrice di consensi nei periodi elettorali per poi essere vittime inconsapevoli di una sorte che noi ignari siamo costretti a subire.

sabato 3 ottobre 2009


“Vivi, vivi veramente nella storia del mille e cento, qua alla Corte del vostro Imperatore Enrico IV! […] Otto secoli in giù, in giù, gli uomini del mille e novecento s’arrabattano in un’ansia senza requie di sapere come si determineranno i loro casi. Mentre voi, invece, già nella storia! Con me! Per quanto tristi i miei casi, e orrendi i fatti; aspre le lotte, dolorose le vicende: già storia, non cangiano più, non possono più cangiare, capite? Fissati per sempre: che vi ci potete adagiare. Il piacere, il piacere della storia, insomma, che è così grande!”
[…]La solitudine […] rivestirmela subito, di tutti i colori e gli splendori di quel lontano giorno di carnevale, quando voi, Marchesa, trionfaste! – e obbligar tutti a seguitarla, per il mio spasso, ora, quell’antica famosa mascherata che era stata – per voi e non per me – la burla di un giorno! Fare che diventasse per sempre – non più una burla; ma una realtà, la realtà di una vera pazzia: qua, tutti mascherati, e la sala del trono, e questi quattro miei consiglieri: segreti, e – s’intende – traditori. […] Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! –
Il guaio è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla e senza vederla, la vostra pazzia.”
La mia vita è questa! Non è la vostra! – La vostra, in cui siete invecchiati, io non l’ho vissuta!
Da:Enrico IV di Luigi Pirandello

venerdì 2 ottobre 2009

Una panoramica riflessione


Non me ne vogliate,è soltanto uno sfogo, non voglio criticare nessuno,oggi non voglio muovere nessuna coscienza, non voglio parlare della mia città delle persone squallide,di fatti illeciti compiuti da GENTE INFAME CHE NON SA COS'E' IL PUDORE ,dell'aria che respiriamo, perché va bene,un pò di diossina qua e là non farà così male, tanto poi l'amministrazione organizza i party (loro le chiamano campagne di prevenzione) anti tumore,intanto si pensa all'inceneritore, nella nostra ormai conosciuta città ci vorrebbe davvero una simile attrazione,ormai abbiamo di tutto: clown di ormai lunga esperienza,dame e cortigiane che bramano tutte al posto tanto agognato,ai piedi del re per rallegrargli le noiose giornate, insieme a giullari,nani e bestie rare.
Venite!! Venite gente! E vedrete...... non pagherete nemmeno il biglietto,nel panoramico paesino,davvero sarete saziati, specie se alle feste sarete invitati.

sabato 26 settembre 2009

«Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo.»Goethe.


Una certa leggenda orientale narra di un mago ricchissimo che possedeva numerose greggi. Quel mago era molto avaro. Egli non voleva servirsi di pastori, e neppure voleva recingere i luoghi dove le sue pecore pascolavano. Naturalmente esse si smarrivano nella foresta, cadevano nei burroni, si perdevano, ma soprattutto fuggivano, perchè sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelle. E a loro questo certo non piaceva. Così il mago trovò un rimedio: ipnotizzò le sue pecore e cominciò a suggerire loro che la loro anima fosse immortale e che l'essere scuoiate non poteva fare loro alcun male, che tale trattamento, al contrario, era per esse buono, piacevole e persino giusto; poi aggiunse che egli era un buon pastore, che amava talmente il suo gregge da essere disposto a qualsiasi sacrificio nei loro riguardi; infine suggerì loro che se proprio avesse dovuto capitare qualcosa, non poteva in ogni caso capitare in quel momento e nemmeno in quel giorno, e per conseguenza non avevano di che preoccuparsi. Dopo di che, il mago introdusse nella testa delle pecore l'idea che esse non erano affatto pecore; ad alcune disse che erano leoni che potevano ruggire, ad altre che erano aquile che potevano volare, ad altre ancora che erano sapienti uomini o che erano potenti maghi. Ciò fatto, le pecore non gli procurarono più nè noie nè preoccupazioni. Esse non lo fuggivano più, ma attendevano con gioia l'istante in cui il mago le avrebbe scuoiate e scannate...

OGNI RIFERIMENTO A FATTI,PERSONE E COSE DI PATERNO'E' DA RITENERSI CASUALE

venerdì 25 settembre 2009

Per una persona che combatte per un’ideale ce ne sono tantissimi invece che vanno nella direzione opposta. Perché ?



Combattere per un’ideale è una necessità, nasce da un’esigenza, da un bisogno irrefrenabile ed incontenibile che esplode dentro di sé. Arrendersi è un’implosione, combattere è un’esplosione. La prima è qualcosa che si autodistrugge, dentro, senza far rumore, la seconda è qualcosa che si autoalimenta, fuori, urlando alle coscienze altrui.

Si combatte quando si deve difendere qualcosa che ci appartiene: un diritto, un sogno, un progetto. Si combatte quando ci si accorge che quello di cui veniamo continuamente privati ci è necessario per sentirci vivi.

Chi non combatte non ha nulla da difendere perché vive uccidendo i sogni degli altri o perche già morto.

martedì 22 settembre 2009



Quando tutti i pericoli

fossero nella libertà

e tutta la tranquillità nella

servitù, io continuerei

a preferire la libertà;

perchè la libertà è vita

e la servitù è morte.

Daniel Stern

mercoledì 16 settembre 2009

L'uomo e il dodo.


Se si ricerca su google la parola “dodo” una pagina interessante è offerta dalla solita enciclopedia on line wikipedia. I dodo erano uccelli che vivevano nell’isola di Mauritius ed al pari delle galline non volavano anche se a differenza di queste non avevano gustose carni per cui godevano di una relativa tranquillità. Nonostante ciò si sono estinti alla fine del XIX secolo.

“Era inetto al volo, si nutriva di frutti e nidificava a terra.” In pratica era nato perdente.
Anche una gallina è inetta al volo e nidifica a terra ma complice le sue gustose carni è sicuramente un’animale non a rischio estinzione, basta vedere i tantissimi e popolatissimi allevamenti sparsi per il mondo a tutte le latitudini e longitudini, anche se ogni tanto qualche virus ne decima qualche milione di esemplari.

Il dodo inizialmente volava ma poi stanziatosi alle Mauritius avrebbe perso l’attitudine al volo complice un ambiente favorevole, la scarsità di predatori abituali e il clima, in pratica una gran bella vita che offriva la possibilità di limitare spostamenti e migrazioni. Fu così che questi uccelli subirono nel tempo una progressiva atrofizzazione delle ali, e oltre a una modificazione nelle abitudini alimentari con una propensione verso un'alimentazione "a terra" anche delle modifiche alla loro struttura fisica sia relativamente agli arti anteriori e il becco sia le sue dimensioni che aumentarono dai 35 cm di lunghezza ai 50 cm e oltre di quando furono registrati gli ultimi esemplari. Il peso di questi animali si attestò addirittura attorno ai 25-30 kg, d'altronde si sa la vita comoda riempie. Le dimensioni notevoli lo resero, pertanto, un uccello per lo più stazionario, quindi legato molto al suo ambiente.

Da qui nacquero i problemi per lo pseudovolatile. A seguito infatti dell’arrivo dell’uomo alle Mauritius, paradisi, seppur non ancora anche del tipo fiscale, furono introdotte nel loro habitat specie che ne misero in crisi la sopravvivenza sia predandoli sia mangiandone il cibo. Tali specie erano costituite da cani, maiali, e topi.
Secondo alcuni studiosi a favorire la loro estinzione sarebbe stata anche la loro scarsa difendibilità della prole. Sebbene infatti il sapore delle carni di questo uccello non fosse particolarmente gradito ai discendenti dalle scimmie, le uova restavano invece comunque commestibili, anche per alcune delle sopracitate specie antagoniste. In pratica i futuri “figli” dei dodo non riuscivano più nemmeno ad uscire dal “guscio” compromettendo così inesorabilmente e ineluttabilmente ogni eventuale forma di ripresa evoluzionistica come ad esempio riprendere a volare e ridepositare le proprie uova non a terra, d'altronde in natura è proprio la capacità di adattarsi alle situazioni che ha permesso la sopravvivenza di molte specie.

Purtroppo la vita comoda e senza problemi che avevano condotto i dodo fino ad allora, a prescindere se fosse stata reale o illusoria, aveva anestetizzato completamente le loro capacità intellettive complice anche l’ignorare che spesso una vita comoda e senza problemi non è altro che la parte alta di una sinusoide che periodicamente sale e scende, e scende soprattutto quando a causa della globalizzazione arrivano altre specie a visitare i propri territori.
La storia dei dodo non è ovviamente un’invenzione ma una storia vera, una storia che fa riflettere, almeno a me ha fatto molto pensare lasciandomi tra l’altro con un dubbio amletico: “ma se l'uomo discende dalla scimmia perchè "i paternesi"discendono dai dodo ??

lunedì 14 settembre 2009

Oggi a me domani a te.


No,non è la pellicola del western di Tonino Cervi,ma bensì le parole che ha detto una delle attuali precarie senza lavoro che la nuova legge "Gelmini"ha prodotto.
Maestra Maria Gueglielmino cosa si prova a subire la stessa cosa sulla propria pelle?Visto che lei asseriva circa 4 anni fà,in merito al mio ingiusto licenziamento e quello di altre sei colleghe,che il provvedimento era giusto affinchè si facesse una turnazione e non lavorassimo sempre noi.
Ed ecco la Gelmini l'ha servita,il suo ragionamento ha prodotto i suoi frutti,e lei è più precaria di prima.Complimenti la "Guerra dei poveri è servita".

Accursio Miraglia, delitto annunciato


«Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio!
», soleva dire Accursio Miraglia.
Una frase presa in prestito dal romanzo
di Ernest Hemingway «Per chi suona la
campana», ma che lui ormai sentiva come
sua. La ripeteva spesso alla moglie, alle
sorelle e ai compagni del partito e del
sindacato, ogni volta che gli agrari e i gabelloti
mafiosi lo minacciavano o gli facevano
arrivare l’invito a farsi i fatti propri.
In quei primi anni del secondo dopoguerra,
Miraglia era dirigente del Partito
comunista e segretario della Camera del
lavoro di Sciacca. Si era messo in testa di
far applicare anche nel suo paese i decreti
Gullo sulla concessione alle cooperative
contadine delle terre incolte o malcoltivate.
E il 5 novembre 1945 aveva costituito
la «Madre Terra», una cooperativa di
centinaia di braccianti e contadini poveri,
alla quale fece assegnare diversi ettari
di buona terra. Un gravissimo affronto
alla "sacra" proprietà privata, che, giorno
dopo giorno, faceva imbestialire i latifondisti
e i gabelloti mafiosi, che decisero
di fargliela pagare.

sabato 12 settembre 2009

Aaa cercasi camerieri/e esperti/e nell'asservimento.


Con l'avvento del mese di settembre,si ricomincia l'attivita lavorativa,per chi lavora giustamente,io ero un pò speranzosa visto che il comune di Paternò in odor di mafia rischiava lo scioglimento,credo che non succederà niente di tutto questo,cederebbe un ulteriore pilastro dell'attuale governo ormai inabile.
Avevo sognato che con l'avvento di un commissariamento del comune tutti i servizi avrebbero ripreso una loro forma,ad esempio se i servizi sociali dove io esercitavo il mio lavoro,prendevano la forma originaria,si poteva ancora credere che i bambini disabili non erano assistiti da gente senza titolo e senza scrupoli,che si fa raccomandare solo per occupare un posto di lavoro togliendolo a chi ha lavorato con dedizione e impegno per anni,si poteva ancora credere che la giustizia prima o poi trionfa,ma niente di tutto questo nella mia città,continueranno ad esserci le cameriere a posto mio e delle altre mie colleghe,noi che non abbiamo abbassato la testa al potere,proprio così, adesso sono in auge le cameriere,lavorano cioè per i padroni,non perchè lavorando vengano nobilitate,ma altresì usate a piacimento secondo i desideri dei loro padroni,credo sempre più che affinchè regna questa triste realtà la gente come me preferisca rimanere nella solitudine e nel focolare domestico ad accudire i propri cari,sempre, portafoglio permettendo,ma in caso contrario, "GIUSTIZIA",hai tu una soluzione a questa eventualità,visto che ancora dormiente non accenni ad intervenire?

giovedì 10 settembre 2009


Cercate di liberarvi da tutto ciò che vi trattiene, fate il sovrumano sforzo di uscire vivo dal vostro corpo, dai vostri interessi, dai vostri pensieri, dall'umanità intera, per guardare da un'altra parte, e capire come abbiano poca importanza le dispute tra romantici e naturalisti, e le discussioni sul bilancio [...] Ma conoscerete anche la spaventosa solitudine dei disperati. Vi dibattirete smarrito, sopraffatto, nelle incertezze. Griderete "aiuto!" da tutte le parti, e nessuno vi risponderà. Tenderete le braccia, chiamerete per essere soccorso, amato, consolato, salvato: e non verrà nessuno...

mercoledì 9 settembre 2009

"La Rosa Bianca - Sophie Scholl" di Marc Rothemund


Anche se non capisco molto di politica, e non ho nemmeno l'ambizione di capirla, tuttavia possiedo un pochino il senso di che cosa è giusto e di che cosa è ingiusto, perché questo non ha nulla a che fare con la politica e con la nazionalità. E mi viene da piangere, per come sono crudeli gli uomini nella grande politica, per come tradiscono i loro fratelli solo per averne un vantaggio. Non è scoraggiante, a volte? Spesso non mi auguro nient'altro che di vivere in un'isola alla Robinson Crusoe. A volte sono tentata di considerare l'umanità come una malattia della pelle della terra. Ma solo qualche volta, quando sono molto stanca, e mi vedo davanti uomini così grandi, che sono peggiori delle bestie. In fondo però si tratta solo di tener duro, di resistere, nella massa che non tende a null'altro che al proprio tornaconto. Per loro, per raggiungere questo obiettivo, ogni mezzo è giusto. Questa massa è così travolgente, che si deve essere già cattivi semplicemente per restare in vita. Probabilmente solo un uomo finora è riuscito a percorrere tutta la strada, diritto fino a Dio. Ma chi la cerca ancora, oggi?

martedì 8 settembre 2009

La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia.


A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedono quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare.

Per i più intelligenti diventa perfino una religione: ah, spregevole vacuità dell'esistenza borghese! Alcuni cinici di questo tipo cenano alla tavola di papà: “Cosa ne è stato dei nostri sogni di gioventù?” si domandano con aria disincantata e soddisfatta. “Sono volati via, e la vita è proprio bastarda”.

Non sopporto questa finta lucidità dell'età matura. La verità è che sono come tutti gli altri, ragazzini che non capiscono cosa sia successo e che giocano a fare i duri mentre avrebbero voglia di piangere.

Eppure non è così difficile da capire.

Il problema è che i bambini credono ai discorsi dei grandi e, una volta grandi, si vendicano ingannando a loro volta i figli. “La vita ha un senso e sono gli adulti a custodirlo” è la bugia universale cui tutti sono costretti a credere. Da adulti, quando capiamo che non è vero, ormai è troppo tardi. Il mistero rimane, e tutta l'energia disponibile è andata da tempo sprecata in stupide attività. Non resta che cercare di anestetizzarsi, nascondendo il fatto che non riusciamo a dare un senso alla nostra vita e ingannando i nostri figli per cercare di convincere meglio noi stessi.

La mia famiglia frequenta tutte le persone che hanno seguito lo stesso percorso: una gioventù passata a cercare di mettere a frutto la propria intelligenza, a spremere come un limone i propri studi e ad assicurarsi una posizione al vertice, e poi tutta una vita a chiedersi sbalorditi perché tali speranze siano sfociate in un'esistenza così vana.

La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia.

Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all'infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po' di tempo all'adulto – senza contare che si eviterebbe almeno un trauma, quello della boccia.

L'eleganza del riccio – Muriel Barbery

Bla ....bla.......bla.....


Ma chi sei ???Sembra quasi la domanda che ti si rivolge quando ti guardano,ma chi sei!!!!
La tua posizione nella società è omologata alla nostra?
Ma che fai!!!Non vorrai mica passare le giornate a casa a fare giardinaggio e a leggere anzichè venire con noi?
Non vieni da Letizia a vedere il suo ultimo burberry?
Non mi dire che vuoi fare davvero questo lavoro!!!!!Oh poverina!!!!
Non vieni con noi in discoteca a sballarci un pò,anzichè andare a una noiosa cena a lume di candela?
Bla,bla,bla..............

venerdì 4 settembre 2009

"Odio l'estate"...................


....... dicevano le parole di una canzone di Bruno Martino,aveva proprio ragione,sembra che sia ormai la stagione dedicata agli imbecilli o forse diamo l'impressione di esserlo ai mass media,sta di fatto che quando arriva l'estate siamo privati in tv dei programmi di approfondimento socio-culturale,tutti vanno in vacanza tranne gli imbecilli,nei telegiornali padroneggiano notizie tipo: come prendere un abbronzatura perfetta,non uscire nelle ore più calde magari facendo attenzione a non mettere il visone e la sciarpa,una volta ho pure sentito un giornalista che incitava a portare le persone anziane nei centri commerciali essendo provvisti di impianti di climatizzazione,così dopo gli animali abbandonati sul ciglio della strada avremmo gli anziani abbandonati nei centri commerciali,non è più semplice magari regalare ai propri cari un climatizzatore,vista anche la pensioncina da dopoguerra che si ritrovano?
Per non parlare dei telegiornali locali che trasmettono dalla mia città o dalle zone limitrofe della stessa,vanno in ferie, non ci crederete ma vanno in ferie, possono capitare omicidi,catastrofi,terremoti,ma si deve andare in ferie, anche l'informazione deve riposarsi.
Non vedo l'ora che la stagione fredda si avvicini,così che si ritorni alla normale e "così e se vi pare" squallida routine quotidiana.

mercoledì 2 settembre 2009

Allucinante, il destino di otto persone in mano a degli sconosciuti che non conoscono storia, competenze e realtà quotidiane della società.


Vota quale impiegato lasciare a casa
«Tu scegli, noi licenziamo»
Il direttore di un’agenzia pubblicitaria vuole licenziare uno degli otto creativi. Ma a sceglierlo sarà la rete.
MILANO – Licenziare in maniera creativa? Si può. A fine gennaio uno degli otto dipendenti di un’agenzia pubblicitaria belga dovrà liberare la sua scrivania. Ma non perché lo ha deciso il capouffico. Saranno gli utenti del web a consegnargli la lettera virtuale di licenziamento.
A differenza di altre città,come la mia ad esempio qui si usano mezzi molto più rudimentali come ad esempio,fare scegliere agli stessi lavoratori,ti fai raccomandare e spari il nome di chi è più antipatico e che ritieni pericoloso all'organizzazione di tipo clientelare.

LICENZIATO! - La crisi economica ha investito anche il settore della comunicazione e del marketing. Per far fronte ai costi e rimanere a galla anche nel 2009 il direttore dell’agenzia pubblicitaria «So Nice» del Belgio ha deciso di licenziare almeno una persona tra gli otto creativi. Ma il dilemma è chi? Sono tutti ottimi impiegati. Ha scelto una via inconsueta – che solo un’agenzia di comunicazione avrebbe potuto escogitare. Saranno infatti gli utenti della rete coloro ai quali spetta l’ingrato compito di congedare un dipendente.

http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_19/licenziamenti_belgio_elmar_burchia_1c39cf32-cd9c-11dd-af32-00144f02aabc.shtml

lunedì 24 agosto 2009


A proposito di spazzatura a Paternò,(cit. 2post prec.)si risveglia il fetore proprio adesso,per allietare le vacanze di alcuni e rovinarle ad altri,si dice dalle nostre parti:"Tantu va a quartara all'acqua finu ca si rumpa",difatti le malefatte dei poteri alti di paternò adesso hanno raggiunto il culmine e chi ha sbagliato pagherà a caro prezzo le ferite inferte alla parte sana della città,che nonostante i numerevoli ostacoli si è staccata dal cancro che ormai sta consumando la città,alimentato anche dalla dabbedaggine della società malata,serva dei servi.
Pubblico un articolo riguardante i fatti successi nella mia città non per fare cattiva pubblicità,ma nella speranza che serva da esempio,nella speranza che i prossimi governanti della mia e di tutte le città del mondo non si servano del potere per schiacciare l'altrui dignità,per fluire indiscriminatamente dei servizi che invece si dovrebbero rendere ai cittadini,ma invece ascoltino il grido di chi attende giustizia.
Paternò. Il Prefetto invita Maroni a sciogliere il consiglio comunale per mafia, ma è il paese di La Russa …
Secondo Panorama, il Prefetto di Catania (figura incostituzionale in Sicilia), Finazzo, ha inviato al Ministro degli Interni, Roberto Maroni, la relazione sulla situazione tra possibili intrecci fra mafia e politica locale, del piccolo paese etneo di Paternò, paese che ha dato i natali a Ignazio La Russa, attuale Ministro per la Difesa. Dal 4 di agosto la relazione di Finazzo nella quale si afferma : “..non possono non rilevarsi inquietanti ombre circa la sussistenza di un’intesa tra gli amministratori del comune di Paternò e gli esponenti della mafia locale” e conclude con l’invito “a prendere in seria considerazione lo scioglimento del consiglio comunale conseguenti a fenomeni di infiltrazioni e di condizionamento di tipo mafioso”.

Ad avvalorare la tesi di infiltrazioni mafiose ci sarebbe l’arresto circa nove mesi fa dell’assessore ai servizi sociali Carmelo Frisella, considerato “stabilmente inserito nell’associazione mafiosa”.

Inspiegabilmente dal ministero non giunge alcuna notizia e il motivo di questa non decisione di Maroni si fa risalire al fatto che Paternò è il paese natale di Ignazio La Russa e l’amministrazione che governa la città è interamente del PDl che fa capo proprio al ministro della Difesa, considerato leader indiscusso in città.

Da qui probabilmente il dubbio di Maroni. Come si fa a sciogliere per mafia il consiglio comunale del paese dove La Russa è nato ed è leader indiscusso?

Lo scioglimento del consiglio comunale di Paternò potrebbe mettere in seria difficoltà l’attuale titolare del dicastero della Difesa.

Se ci sono i presupposti per lo scioglimento Maroni non può esimersi dall’agire e dovrà essere La Russa a chiarire, eventualmente, i suoi rapporti con politici del suo partito ”accusati” di essere collusi con la mafia.

Da:osservatorio Sicilia

venerdì 7 agosto 2009


1. Non puoi vincere.
2. Non puoi pareggiare.
3. Non puoi nemmeno abbandonare.

TEOREMA DI GINSBERG

martedì 4 agosto 2009

PATERNO' CITTADINA ALLE PENDICI DELL'ETNA.


TORRE ARCHIRAFI,FRAZIONE DI RIPOSTO.



A proposito di buone vacanze ho deciso di esprimere un giudizio sul a luogo che mi ospita,Torre Archirafi una piccola frazione di Riposto "porto dell'etna", dove nelle stradine che si affacciano sul mare si respira oltre al profumo di quest'ultimo,il profumo del silenzio,quel silenzio che ti riporta ad un benessere tutto mentale e spirituale,dove regna la responsabilità civile,difatti pensa un pò,ci sono cestini per i rifiuti dappertutto e si effettua la raccolta differenziata,chi poteva mai crederci che una cittadina come paternò(dove io pultroppo abito) è sommersa dai rifiuti e in una piccola frazione vige ordine e disciplina anche a livello di viabilità,difatti il lungomare dispone di piste ciclabili e la sera viene chiuso al traffico senza che nel centro abitato vi siano spiacevoli e lunghe code a cui incappare,come succede da un pò di tempo nella mia trste città ormai impantanata soltanto in burocrati di bassa lega che richiamano soltanto i propri interessi fingendo di occuparsi della comunità.Per restare in tema vacanziero e marinaro diciamo pure un vecchio detto:"U PISCI FETI DA TESTA".

venerdì 31 luglio 2009

Buone vacanze a tutti

giovedì 30 luglio 2009



Un giorno come tanti ma non certo per qualcuno
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qualcuno che da giorni mesi anni sta lottando
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contro chi di questo stato na gabbia sta facendo
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reprimendo attento ascolta dico reprimendo
chi da solo denuncia e combatte sti fetiente
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e sa bene che significa emarginazione
esattamente quanto costa amare un centro sociale
Officina 99
Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Siente sti parole d’odio e pure d’ammore
si nu scatto di manette strette ai polsi dentro a un cellulare
guagliò
fa più rumore nel tuo cuore di un comizio elettorale
guagliò
si nu bisogno soddisfatto sei sicuro non ti puoi sbagliare
guagliò
vale cchiù ’e na bella giacca c’ ’o telefonino cellulare
guagliò
allora è chisto ’o mumento e tu l’he ’a superà
ca te piace o t’allamiente e ’o mumento d’occupà
Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Si può vivere una vita intera come sbirri di frontiera
in un paese neutrale, anni persi ad aspettare
qualcosa qualcuno la sorte o perché no la morte
ma la tranquillità tanta cura per trovarla
sì la stabilità un onesto stare a galla
è di una fragilità guagliò
è di una fragilità guagliò
forse un tossico che muore proprio sotto al tuo balcone
forse un inaspettato aumento d’ ’o pesone
forse nu licenziamento in tronco d’ ’o padrone
forse na risata ’nfaccia ’e nu carabiniere
non so bene non so dire dove nasca quel calore
ma so che brucia, arde e freme
trasforma la tua vita no tu non lo puoi spiegare
una sorta di apparente illogicità
ti fa vivere una vita che per altri è assurdità
ma tu fai la cosa giusta te l’ha detto quel calore
ti brucia in petto è odio mosso da amore
da amore guagliò
Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Curre curre guagliò

Tanta mazzate pigliate
Tanta mazzate pigliate
Tanta mazzate ma tanta mazzate
Ma tanta mazzate pigliate
Tanta mazzate pigliate
Tanta mazzate pigliate
Tanta mazzate ma tanta mazzate
ma una bona l’ammo data

venerdì 24 luglio 2009

Favola con morale



Un signore va a caccia grossa in Africa e porta con se' il suo cucciolo.
Un giorno, durante una battuta, il cagnolino annoiato si mette a rincorrere una farfalla e, senza accorgersi, si allontana dal gruppo dei cacciatori e si ritrova solo in mezzo alla savana. Ad un tratto scorge un grosso leone che corre veloce verso di lui. Impaurito si guarda intorno e vede poco lontano la carcassa di un grosso animale.
La raggiunge e comincia a leccare un osso. Quando il leone sta per attaccarlo il cagnolino dice a voce alta: "Mmm, che buon leone mi sono mangiato. Me ne farei un altro subito."
Il leone si ferma e sentendo quelle parole pensa: Che razza di animale sara'? E se poi faccio la stessa fine di quello li'?meglio sparire!. Una scimmia cue stava appollaiata su un ramo e aveva assistito a tutta la scena scende dall'albero e dice al leone: "Ma va la', stupido, e' tutta una finta.Quella carcassa era gia' li' da un pezzo. Quello e' semplicemente un cane e ti ha fregato."
Il leone dice alla scimmia: "Ah si? Allora vieni con me che andiamo a trovare quel cane e poi vediamo chi mangia chi!". E si mette a correre verso il cucciolo con la scimmia sulla groppa.
Il cagnolino che aveva sentito tutto si rende conto della vigliaccata della scimmia e atterrito si chiede: "E adesso cosa faccio?" Ci pensa su un attimo poi, invece di scappare, si siede dando le spalle al leone e dice a voce alta: "Quella maledetta scimmia!, Mezz'ora fa le ho detto di portarmi un altro bel leone grasso e ancora non si fa vedere."
A quelle parole il leone incavolatissimo mangia la scimmia in un boccone e il cagnolino fugge mettendosi in salvo.
MORALE: NEI MOMENTI DI CRISI LA FURBIZIA E' PIU' IMPORTANTE DELLA CONOSCENZA.
Cerca di essere furbo come il cane, evita di essere stupido come il leone ma non essere mai tanto figlio di puttana come la scimmia.

giovedì 9 luglio 2009

Un Secolo di storia (ignazio buttitta)

Accusu i politici
d'oggi e d'aeri:
Crispi e compagni,
pridicatura da monarchia,
beccamorti e fallignami
ca nchiuvaru a Sicilia
viva nta cruci.
Accusu i Savoia,
i primi e l’ultimu
re e imperaturi,
fascista e talianu
ncurunatu di midagghi
scippati cu sangu
ndo cori di matri.
Un seculu di guerri,
un seculu di stragi:
c'è ossa di siciliani
vrudicati nte diserti,
nta nivi,
nto fangu di ciumi:
c'è sangu di sulfarara,
di zappatura,
di matri scheletri
e picciriddi sparati
nte chiazzi da Sicilia.
Non hanno vuci e gridanu
L’ammazzati du ‘93
chi petri nte sacchetti
e la fami nte panzi vacanti.
Non hannu vuci e gridanu
cu coddu sutta i pedi di baruna,
cu l’ossa sturtiggnati du travagghiu;
ca lingua i cani
e u ciatu e denti.
Tri ghiorna di macellu
di martorii e beccamorti
di lamenti e chiantu
nte casi di poviri.
Ci fu carni a bon prezzu
nte tavuli di baruna;
a bon prezzu
pi sovrani di Roma;
a bon prezzu pi Crispi,
macillaru di corte;
e Lavriano
ginirali e sicariu
pagatu a ghiurnata.
L’avemu cca
Ancora cca
chi stissi facci
e u cori di sarvaggi
i scannapopulu;
ci liccamu i pedi,
ci damu u votu,
l’ugnia pi scurciarinni;
a corda pi nfurcarinni;
a mazza e a ncunia
pi rumpirinni l’ossa.
L’avemu cca
ancora cca a mafia,
assitatta nte vanchi d’imputati
a dittari liggi;
a scriviri sintenzi di morti
chi manu nsangati.
L’avemu cca
I compari da mafia
Chi manu puliti,
i firrara di chiavi fausi,
i spogghia artari ca cruci nto pettu;
unni posanu i pedi sicca l’erba,
sicca l’acqua
spuntanu spini e lacrimi pa Sicilia.
L'avemu cca
L’affamati du putiri;
l’affamati di carni cruda,
ca cridinu a Sicilia
un porcu scannatu
e ci spurpanu l’ossa.
Si si sicilianu
isa u vrazzu,
grapi a manu:
cincu banneri russi,
cincu!
Adduma a pruvulera du cori!
Si si sicilianu
fatti a vuci cannuni,
u pettu carru armatu,
i gammi cavaddi di mari:
annea i nimici da Sicilia!
L’avemu cca e cantanu
I rusignoli ammaistrati
c’agghiuncinu lacrimi di nchiostru
e lacrimi da Sicilia,
e stornellanu u misereri
a gloria di patruna.
Cantanu odi o suli
o celu
o mari
a zagara,
e portanu a Sicilia ntronu
cu velu niuru
di mala maritata.
U furnu svampa
e ghettanu cinniri a palati,
incapaci d’impastari
i cori di sicililiani
e farinni unu a tri punti
tridici voti chiù granni da Sicilia.
A Sicilia non havi chiù nomi
né casa e paisi;
havi i figghi sbattuti pu munnu
sputati comu cani,
vinnuti all’asta:
surdati disarmati
chi cummattinu chi vrazza.
Chi vrazza,
i rami virdi da Sicilia,
arrimiscanu a terra,
rumpinu timpuna,
siminanu
e fanno orti e ghiardina.
Chi vrazza...,
fabbricanu palazzi,
costruiscinu scoli,
ponti,
officini
e aeroporti.
Chi vrazza,
i lapi di meli da Sicilia
grapinu strati,
spirtusanu muntagni,
svacantanu a panza da terra.
Chi vrazza,
i surdati senza patria,
i sfardati,
i carni senza lardu
vestinu d’oru i porci di fora.
I chiamanu terroni,
zingari,
pedi fitusi;
e hanno i figghi e i matri
chi cuntanu i ijorna
cu l’occhi vagnati;
e stu cielu ca vasu,
e sta terra chi toccu
e mi canta nte manu;
e seculi di civiltà
sutta i pedi.
A sicilia non havi chiù nomi;
ma miliuna di surdi e di muti
affunnati nta un puzzu
ca io chiamu e non sentinu,
e s’allongu i vrazza
mi muzzicanu i manu.
Io ci calassi i cordi di vini,
i riti di l’occhi
pi tiralli du puzzu;
pirchì cca nascivu
e parru a lingua di me patri;
e i pisci
aceddi
u ventu,
puru u ventu!
trasi nt’aricchi
e ciarlaria nsicilianu.
Cca nascivu,
e si mi vasu i manu
vasu i manu di me morti;
e si m’asciucu l’occhi
asciucu l’occhi di me morti.
Cca nascivu,
addattavu nte minni di sta terra,
ci sucavu u sangu:
si mi tagghiati i vini,
vi bruciati i manu!
Non è veru c’amamu a Sicilia
si avemu a storia nto pugnu
e l’affucamu;
non è veru
si addumanu u focu
e l’astutamu;
non è veru mancu
si stamu un ghiornu libiri
e pi cent’anni servi.
Non dumannamu pirdunu a storia
ora ca nni scurdamu
i martiri di tutti i tempi
ca misiru u coddu sutta a mannara
senza chianciri:
Di Blasi, unu!
Ora ca nni scurdamu
i torturati nte galeri,
i cunnannati a vita,
i nfurcati,
e l’arrustuti vivi nte chiazzi.
Petri e fangu
Pi cu supporta a miseria,
petri e fangu
pi cu batti i manu e putenti
petri e fangu
pi cu non metti u coddu
nta furca da libirtà:
u dicu e siciliani,
e mi scatta u cori!
E fu aeri,
(a data non cunta)
io vitti chainciri i matri
nto Chianu da Purtedda,
e Saveria Megna
addinucchiata supra l’erba
parrari cu so figghiu ammazzatu.
Idda u videva,
io no:
u foddi era io
si doppo vitti nersciri di fossi
tutti i morti pa libirtà da Sicilia:
vivi
a migghiara
a marusi
cu focu nta l’occhi!
Dammi la manu
Cola Lumbardu,
(io parrava cu iddu!')
sfardati a cammisa, ci dissi,
fammi vìdiri i pirtusa nto pettu
Sfunnatu di baddi taliani.
A Bronti, ci, dissi,
nto Chianu i San Vitu
dopu cent’anni cu passa
senti ancora a tò vuci:
moru pu populu!
Cuntami a storia
Turiddu Carnivali,
(io parrava cu iddu!')
figghiu du nfernu e du paradisu,
cuntami a storia!
Nta stu pugnu c’è a morti,
ti dissiru;
nta stu pugnu i dinari,
ti dissiru;
e tu :
a morti,
a morti!
E ci turcisti u pugnu.
L'indumani
a Sciara
i cumpagni
u purtavanu a spadda:
quattru,
sudati,
un passu doppu l’àutru.
Ntutt’unu
a cascia
divintò leggia,
ci scappava di nmanu
u mortu un c’era nta cascia,
caminava in prima fila
nmenzu i banneri russi;
a testa,
tuccava u celu!
Cu camina calatu
torci a schina,
s'è un populu
torci a storia.

LINGUA E DIALETTU
Ignazio Buttitta (1970)


Un populu
mittitulu a catina
spugghiatulu
attuppatici a vucca,
è ancora libiru.

Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavola unni mancia
u lettu unni dormi
è ancora riccu.

Un populu,
diventa poviru e servu
quannu ci arribbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.

Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu paroli
e si manciunu tra d'iddi.

Minn'addugnu ora,
mentri accordu a chitarra du dialettu
ca perdi na corda lu jornu.

Mentri arripezzu
a tila camulata
chi tesseru i nostri avi
cu lana di pecuri siciliani
e sugnu poviru
haiu i dinari
e non li pozzu spènniri,
i giuielli
e non li pozzu rigalari;
u cantu,
nta gaggia
cu l'ali tagghati

U poviru,
c'addatta nte minni strippi
da matri putativa,
chi u chiama figghiu pi nciuria.

Nuàtri l'avevamu a matri,
nni l'arrubbaru;
aveva i minni a funtani di latti
e ci vippiru tutti,
ora ci sputanu.

Nni ristò a vuci d'idda,
a cadenza,
a nota vascia
du sonu e du lamentu:
chissi non nni ponnu rubari.

Nni ristò a sumigghianza,
l'annatura,
i gesti,
i lampi nta l'occhi:
chissi non ni ponnu rubari.

Non nni ponnu rubari,
ma ristamu poviri
e orfani u stissu.

mercoledì 8 luglio 2009

L'epitaffio.....



Sulla mia pietra hanno inciso le parole:
«La sua vita fu generosa, e gli elementi in lui così commisti
che la natura potrebbe levarsi a dire al mondo intero:
questi fu un uomo».
Coloro che mi conobbero sorridono
leggendo questa vuota retorica.
Il mio epitaffio doveva essere:
«La vita non fu generosa con lui,
e gli elementi in lui così commisti
che fece guerra alla vita,
e ne fu ucciso».
Da vivo ho dovuto soccombere alle malelingue,
ora che sono morto mi tocca sopportare un epitaffio
scolpito da uno sciocco!

- Antologia di Spoon River - Edgar Lee Masters

martedì 7 luglio 2009

A Paternò si approvano i piani della l.328 senza interrogare i sindacati.


Vi chiedete perchè?
Per lo stesso motivo che viene licenziato chi aderisce al sindacato.
In quale settore?
Sarà scontata la risposta ma è proprio nei servizi sociali che accade tutto ciò.....
Se sbagliare è umano,perseverare sarà diabolico?

"Il nido del cuculo "di Alessandro Cascone.


Siamo sempre stati abituati a pensare il mondo diviso in buoni e cattivi. Non so voi ma io mi ricordo ancora alle scuole elementari la famigerata Schlinder list del comportamento, scritta alla lavagna, quando la maestra si assentava qualche minuto, che separava come un taglio di spada i bravi dai cattivi, i primi lodati al suo rientro i secondi castigati a seconda della gravità del misfatto per poi vendicarsi sul Giuda di turno all’uscita da scuola.

Dividere il mondo in buoni e cattivi è sempre stato abbastanza facile poiché era facile capire chi fossero i primi e chi i secondi. Nei film, ad esempio, i primi erano coloro che si battevano per il Bene salvando i deboli e i derelitti della società, i secondi erano invece coloro che gioivano solo in nome del Male attaccando soprattutto deboli e derelitti. Certo alcuni equivoci ci sono stati e sono stati scoperti solo dopo parecchi anni come ad esempio quando si è capito che nei film western americani (quelli con John Wayne per intenderci, mitico Ombre Rosse !) quelli che avevamo pensato fossero i cattivi, gli indiani, alla fine si è scoperto essere i buoni, oppressi e sterminati dalle smanie di conquista dei bianchi, cattivi spacciati per buoni. Confesso che sono cresciuto con l’assoluta convinzione che se avessi incontrato un indiano per strada questo sicuramente mi avrebbe fatto lo scalpo.

Ma la confusione, soprattutto quando generata da fonti interessate alla contaminazione della verità, vuoi per motivi di copione vuoi per motivi più biasimevoli, faceva parte del gioco ed essendo facilmente smascherabile con l’età adulta, anche se a condizione di essere un tantino curiosi, era facilmente risolvibile. Personalmente, ad esempio, non ho mai creduto che i comunisti mangiassero i bambini visto il continuo aumento demografico registrato negli ultimi cinquant’anni. In compenso ho visto tanti comunisti divorati, seppur a distanza di tempo, da adolescenti cresciuti all’ombra di Nuove Generazioni o di Città Future.

Oggi le cose sono cambiate, la globalizzazione ha modificato non solo le abitudini della gente ma ha anche sovvertito dalle fondamenta ogni schema sociale ed economico facendo, se non sparire, almeno sfumare la figura del Cattivo, e siccome non ha senso definire il bene senza aver definito anche il male, si è finito con lo sfumare anche la figura del Buono. In pratica un colpo al cerchio e uno alla botte così nessuno si prende collera. La scelta si è dimostrata estremamente conveniente perché si sono riusciti a conservare rapporti economici con nazioni che in barba ad una Dichiarazione Universale dei diritti umani si macchiano dei più efferati crimini contro la libertà di espressione e di manifestare il proprio dissenso.

Le figure del Buono e del Cattivo oggi sono solo ricordi di vecchi film o di lavagne imbrattate. Il mondo è stato diviso in due categorie meno discriminanti, più poetiche: la rondine e il cuculo.

Le rondini sono uccelli che lavorano tutto il santo giorno volando avanti e indietro per costruire un nido sicuro per chi verrà a breve e porterà avanti la specie. Entrambi i genitori costruiscono il nido e nutrono i piccoli.
I cuculi sono invece uccelli che depongono le proprie uova nei nidi di altri uccelli (in genere passeri e similari). Essendo le uova dei cuculi molto somiglianti a quelle della specie "ospite", alla schiusa il piccolo del cuculo si sbarazza delle altre uova presenti nel nido e non ancora schiuse presentandosi quindi nel nido come l'unico ospite. I genitori adottivi vengono ingannati da questo comportamento e nutrono il cuculo come se fosse un proprio piccolo.

Guardando in cielo oggi si vedono volare sempre più cuculi e sempre meno rondini perché è più vantaggioso per gli inetti e gli incapaci usare gli altri piuttosto che costruire qualcosa con le proprie mani, o con il proprio becco, ma ciò che non ha solide fondamenta è destinato inesorabilmente a crollare così come chi è abile costruttore del proprio destino arriva ad un punto in cui scaraventa fuori dal nido l’impostore della sua libertà così come nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” tratto dall’omonimo e stupendo romanzo di Ken Kesey, il gigante indiano Capo Bromden si apre un varco per uscire dall’ospedale psichiatrico giudiziario, dove è rinchiuso, scaraventando un lavabo di marmo pesantissimo contro una finestra dopo aver liberato l’amico McMurphy (un grandioso Jack Nicholson) soffocandolo con un cuscino avendone tristemente constatato gli effetti della lobotomia subita come cura a seguito del suo ennesimo reclamare rabbioso la propria dignità di Uomo.
L’indiano, che sin dall’inizio del suo ingresso in ospedale, si era finto sordo-muto per sbarcare il lunario nell’ospedale correrà verso la libertà in Canada, finalmente libero.


Alessandro Cascone

Quanti cuculi ci sono in giro....
nei luoghi di lavoro, nelle università, negli ospedali, nei partiti politici, perfino all'interno delle famiglie...
ma se in natura vi sono pochi cuculi e molte rondini e questo garantisce l'equilibrio tra le specie, cosa succederà quando i cuculi stermineranno le rondini??

lunedì 6 luglio 2009

Dall'Adechi di Alessandro Manzoni un presagio dell'attuale situazione del nostro paese........


E il premio sperato, promesso a quei forti,

sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,

d’un volgo straniero por fine al dolor?

Tornate alle vostre superbe ruine,

all’opere imbelli dell’arse officine,

ai solchi bagnati di servo sudor!


E il premio sperato, (o delusi) promesso a quei valorosi sarebbe di rivoltare la condizione di un popolo straniero per mettere fine al suo dolore? Tornate alle vostre superbe rovine ( gli atrii muscosi, i fori cadenti), alle opere inutili delle riarse officine, ai campi bagnati di sudore servile.


Come possono essere gli italiani così ingenui da pensare che questo popolo abbia patito tante sofferenze per dare a loro a libertà?

Il forte si mesce col vinto nemico

Col nuovo signore rimane l’antico;

l’un popolo e l’altro sul collo vi sta:

Dividono i servi, dividon gli armenti;

si posano insieme sui campi cruenti

d’un volgo disperso che nome non ha.

I Franchi vittoriosi si uniscono ai nemici vinti. Accanto al nuovo padrone rimane quello vecchio; gli uni e gli altri vi domineranno:

Si dividono gli schiavi e gli armenti. Si adageranno insieme sui campi bagnati di sangue che appartengono ad un popolo disperso e senza nome.
L’autore profetizza così la sorte che attende i pavidi ed inetti italici.

E così puntualmente avvenne.

Carlo Magno, dopo aver donato alcuni feudi ai duchi longobardi che avevano tradito Desiderio, assunse il titolo di Re dei Franchi e dei Longobardi.

E così puntualmente avviene,a Paternò come nel resto della nostra "Italietta"dove chi detiene il potere o illudendosi crede che sia così,dona le speranze del popolo ai mercenari di turno pavidi ed inetti,e sbavando sui bisogni del popolo,assolvono ai servigi impostagli dai nuovi padroni.

domenica 5 luglio 2009

Ugo Foscolo - Sol chi lascia eredità d'affetti,da "I Sepolcri"



Sol chi non lascia eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna: e se pur mira
dopo l'esequie, errar vede il suo spirto
fra' l compianto de' templi Acherontei,
o ricovrarsi sotto le grandi ale
del perdono d'Iddio: ma la sua polve
lascia alle ortiche di deserta gleba
ove nè donna innamorata preghi,
nè passeggier solingo oda il sospiro
che dal tumulo a noi manda Natura.


Solo chi non lascia rimpianto di sè, perchè non è stato capace di suscitare affetti negli altri, non trova consolazione in una degna sepoltura: e se anche, avendo fede, immagina un destino ultraterreno e pensa a ciò che avverrà di lui dopo i funerali, vede la propia anima errare fra il pianto delle moltitudini che si aggirano negli abissi, tra le volte infernali dove scorre il fiume Acheronte, oppure trovare conforto nella misericordia divina: ma lascia il suo corpo a una terra incolta, abbandonata alle ortiche, desolata, dove nessuna donna innamorata andrà mai a pregare, nè un viandante solitario potrà udire il sospiro lamentoso che la Natura sembra mandarci dalla tomba.

Che questa ode possa suscitare una reale introspezione a coloro che per il loro egoismo,arrivismo e la sete di potere hanno danneggiato il prossimo,lo hanno umiliato,offeso e piegato nell'afflizione.

La divina commedia del paesino.......


Sembrerebbe da dati certi che a Paternò un paesino alle pendici dell'Etna abbia loco il quarto girone quello dei nuovi ignavi....
Identificate le analogie.....

« E io ch'avea d'error la testa cinta,

dissi: "Maestro, che è quel ch'i' odo?
e che gent'è che par nel duol sì vinta?".

Ed elli a me: "Questo misero modo
tengon l'anime triste di coloro
che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch'alcuna gloria i rei avrebber d'elli".

E io: "Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?".
Rispuose: "Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:


non ragioniam di lor, ma guarda e passa". »
(Dante Alighieri, Inferno III, 31-51)

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Ignavi"

venerdì 3 luglio 2009

“Odio gli indifferenti".


Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. È la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci "La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

Spero che le parole di Antonio Gramsci servano da monito a chi non contribuisce alla crescita culturale e ideologica della società,venendo meno ai propri doveri e calpestando la dignità e l'ideologia di chi lotta per un futuro migliore.

martedì 30 giugno 2009

Da:"la rondine sulla spalla di Pulcinella di Alessandro Cascone.(Geologo e sopratutto libero pensatore).



Se cercate su internet informazioni su Pulcinella uno dei primi risultati vi porta a Wikipedia: Puccio d'Aniello era il nome di un contadino di Acerra, [un comune balzato agli onori della cronaca in questi anni per il problema rifiuti in Campania, ndr] reso famoso da un presunto ritratto di Annibale Carracci, dalla faccia scurita dal sole di campagna ed il naso lungo, che diede vita al personaggio teatrale di Pulcinella. Pulcinella ha incarnato e continua ad incarnare il tipo napoletano, ancora oggi all'estero, il personaggio che, cosciente dei problemi in cui si trova, riesce sempre ad uscirne con un sorriso, prendendosi gioco dei potenti pubblicamente, svelando tutti i retroscena.

Che il tipo napoletano, cosciente dei problemi, riesca sempre ad uscirne con un sorriso è internazionalmente risaputo e tale nomea ha sempre trovato infinite occasioni di conferma, oggi come ieri, nel bene e nel male.

Lo è stato nel 1799 sulla scia della Rivoluzione francese quando l’alta borghesia pensava di poter parlare in maniera convincente al popolo plebeo di rivoluzione culturale e lo invitava a ribellarsi al dominio dei Borbone, anche se la storiografia su tale argomento si divide. Purtroppo la diversa lingua parlata tra plebe e borghesia e l’innata diffidenza del “tipo napoletano”, degna figlia di secoli di imborbonimento, portò non solo alla solita uscita con un sorriso ma anche a ballare per le strade mostrando le dita dei rivoluzionari mozzate, in giro per le strade in un paesaggio, descritto da alcuni turisti eccellenti dell’epoca, macabro.

Lo è stato durante il periodo dell’unificazione dell’Italia quando si volle convincere il “tipo napoletano” che ne avrebbe tratto grandi vantaggi dall’unione primo tra tutto il lavoro ed infatti all’indomani dell’unione l’industria manifatturiera napoletana (vedi per tutte quella tessile di San Leucio famosa in tutta Europa) chiudeva essendo stata inglobata nel demanio statale e l’industria manifatturiera riciclata in altri settori ma al Nord. Anche qui la storiografia, in parte, si divide.

Lo è stato durante la ricostruzione del dopo terremoto in Irpinia quando una parte delle tante decine di migliaia di miliardi di vecchie lire di soldi pubblici fu destinata per incentivare le fabbriche del Nord ad aprire sedi al Sud per poi richiudere a tempo record una volta incassati i sovvenzionamenti pubblici lasciando non solo speranze tradite ma anche mostri di cemento su un territorio già violentato per poi, un giorno, pensare di farne un parco di archeologia industriale. Qui la storiografia non si divide.

Per il tipo napoletano, pertanto, uscirne con un sorriso è stato la necessaria applicazione di un istinto di sopravvivenza, il riflesso di Pavlov alle sventure di una vita, spesso, se non sempre, ingrata. Del resto un vecchio detto popolare dice che “si ride per non piangere”, saggezza popolare.

In tutto questo ridere però è spesso mancato non solo il prendersi gioco dei potenti, svelando tutti i retroscena, ma anche il tentativo di invertire la rotta alla sgarrupata nave con la conseguenza di spingerla sempre più sugli scogli dell’indifferenza e della strafottenza. Certo, qualche pazzo in maschera ogni tanto ha fatto capolino sulla scena ma si sa, una rondine non ha mai fatto primavera, anche se la preannuncia. La primavera è un’esplosione di colori, un’insieme di suoni che messi tutti insieme possono dar luogo ad una sinfonia. La primavera la riconosci perché vedi 10, 100, 1000 rondini volare, tutte insieme nel cielo tiepido, tutte affaccendate a costruire i loro nidi perché sanno che hanno un obbligo, stabilito da madre natura, verso coloro che arriveranno a breve. Le rondini, lavorando duramente tutta la giornata, non lo fanno per se stesse ma per chi verrà dopo di loro perché solo così avranno veramente fatto qualcosa per se stesse: immortali attraverso i posteri.

sabato 27 giugno 2009

Con i miei denti .........


Con i miei denti Proteggerò ogni centimetro della terra della patria Con i miei denti. Non mi accontenterò di nessun surrogato, Anche se mi appendono Per le arterie. Io restoPrigioniero del mio amore.. Per la siepe di casa,per la rugiada.. per i gigli ricurvi. Io resto Non mi schiacceranno Le mie croci Io resto Per prendervi.. e prendervi .. e prendervi A braccia aperte,con i miei denti. Proteggerò ogni centimetro della terra della mia patria Con i miei denti.

(Tawfiq Zayyad - poeta, palestinese)

giovedì 18 giugno 2009

Il mito dei draghi e la sua origine, da oriente a occidente,fino ad arrivare in Sicilia.


L'evoluzione del mito dei draghi intercorsa con il lento spostamento dall'Estremo Oriente,all'Europa
Parlando di draghi nell'immaginario fantasy, si suole riferirsi a creature mostruose, malvagie, dotate di dimensioni notevoli e un respiro infuocato capace di incenerire un cavaliere fino all'osso, compresa armatura e destriero. Sempre nel comune bestiario di genere, essi avrebbero la pessima abitudine di pretendere sacrifici umani, solitamente ignare donzelle,dedite al servilismo per ottenere qualche tozzo di pane.
In questa descrizione, a volte ammorbidita nei toni e mutata secondo le necessità di alcuni autori, si possono già rinvenire molti elementi classici delle leggende legate ai draghi nella tradizione occidentale. Infatti, il drago sarebbe l'incarnazione del Demonio (o dell'Anticristo), evoluzione medioevale del serpente tentatore nella Genesi, sempre pronto a insidiare la purezza dei portatori di legalità e giustizia, peccaminoso fino all'estrema cupidigia,infatti per i suoi sudditi,caro è il prezzo da pagare per i favori concessi.
Per esempio i Babilonesi adoravano, quale protettore dell'antica Babilonia, un animale chiamato Mushushu, il quale richiamava un drago nei tratti della parte anteriore. È curioso notare come tale fiera avesse non solo dei tratti bonari e protettivi, ma fosse anche un essere composito, cioè fosse il risultato dell'incrocio di più animali,quali leoni e scimmie che avevano dato le proprie caratteristiche all'insieme. Ma si può procedere ancora più indietro nel tempo.
Gli stessi elementi, bonarietà e figura composita, sono difatti caratteristici dei draghi cinesi. I primi esempi stilizzati dell'animale sono stati scoperti addirittura in terrecotte neolitiche, mentre i reperti sicuramente databili con questo soggetto sono giade e ceramiche della dinastia Shang (XVI – IX sec. avanti Cristo). Dalla testa di leone, con deretano di scimmia,dai tentacoli, particolari dei polipi, i draghi dell'Estremo Oriente sono espressione della possanza del mondo animale trasmessa dalla tradizione cinese. Altre caratteristiche erano la capacità di rendersi invisibili o di potersi sottoporre a metamorfosi per aiutare gli uomini e, soprattutto, l'avere grandi e lunghi tentacoli.
Comunque, i draghi cinesi avevano un legame molto stretto con l'acqua, sotto forma di fiumi, mari, oceani,erano anche molto ghiotti di graminacee. La visione del drago vicino all'elemento acquatico, in contrasto con i draghi occidentali legati al fuoco, ci mette di fronte alla chiara distinzione tra l'animale benigno orientale e il suo corrispondente europeo, espressione del mutamento travolgente se non della vera e propria malvagità.
E' presumibile pensare, sebbene non sia provato, che la tradizione dei draghi abbia iniziato un lento spostamento da oriente a occidente, dalla Cina a Babilonia per poi arrivare in Sicilia. Quando si sarebbe verificata veramente la modifica del carattere dei draghi, da divinità benigna della natura a espressione del Male? Quali legami vi siano tra la sapienza e la cattività del popolo occidentale in questa mutata visione del Leone-drago è difficile dirlo, ma si può sempre supporre che un'animale considerato sacro dagli schiavisti non fosse ben visto dagli schiavi. Gli elementi negativi del drago sono ormai delineati quando la cultura greca pone di fronte a Eracle, nelle sue fatiche, l'Idra di Lernia, un leone-drago dalle nove teste, di cui una immortale, e dal fiato pestilenziale.
San Giorgio, patrono d'Inghilterra e paladino della lotta contro i draghi. Egli diviene l'archetipo del buon cristiano che lotta contro il Drago, il Demonio appunto. Non a caso, il picco di diffusione della leggenda si avrà alla fine del XII secolo, quando Riccardo I Cuor di Leone condusse gli inglesi in Terra Santa alla testa di una crociata.
Nella tradizione orale dell'Europa settentrionale, tipicamente pagana, i draghi avevano già in ogni caso una loro fama per nulla rassicurante che fu acuita dal contributo cristiano e messa per iscritto nel periodo medievale. Beowulf, eroe di un poema epico inglese scritto agli inizi dell'VIII secolo d.C., si batte con un drago con risultati davvero insoddisfacenti, mentre è nella Nibelungenlied che l'eroe germanico Sigfrido ci dà l'esempio di un utilizzo opportunistico dei draghi. Dopo averne ucciso uno, si cosparge del suo sangue che lo rende invulnerabile tranne nei punti non raggiunti dal magico unguento; un Achille nordico, arrivato con molti secoli di ritardo.
Come si è potuto leggere, l'evoluzione della figura mitica del drago ha un'ampiezza temporale e spaziale notevole ed è assolutamente slegata dal genere fantasy e dalla sua collocazione tradizionale nella sicilia orientale,numerose leggende narrano il loro insediamento a Paternò,un paesino alle pendici dell'etna,dove furono sconfitti da amazzoni residenti nel territorio,che con coraggio e caparbietà riuscirono con le loro lance a colpire i draghi al centro della loro testa,(il loro punto debole)anche se gli ultimi colpi di coda degli efferati predoni durarono molti anni.

giovedì 11 giugno 2009

Il guerriero è stanco.


Un guerriero della luce non dimentica mai la gratitudine. Durante la lotta è stato aiutato dagli Angeli. Le forze celestiali hanno messo ogni cosa al proprio posto, permettendo a lui di dare il meglio di se. I Compagni commentano: "Com'è fortunato!". E talvolta il Guerriero ottiene assai più di quanto le sue capacità consentano. Perciò, quando il sole tramonta, si inginocchia e ringrazia il Manto Protettore che lo circonda. La sua gratitudine, però, non è limitata al mondo spirituale: egli non dimentica mai gli amici, perchè il loro sangue si è mescolato con il suo sul campo di battaglia. Un Guerriero non ha bisogno che qualcuno gli rammenti l'aiuto degli altri: se ne ricorda da solo, e divide con loro la ricompensa.
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Tutte le strade del momdo conducono al cuore del Guerriero: egli s'immerge senza esitazioni nel fiume di passioni che scorre sempre attraverso la vita. Il Guerriero sa che è libero di scegliere ciò che desidera: le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, tanlvota, con una certa dose di follia. Accetta le proprie passioni, e le vive intensamente. Sa che non è necessario rinunciare all'entusiasmo delle conquiste: esse fanno parte della vita, e ne gioisce con tutti coloro che ne partecipano. Ma non perde mai di vista le cose durature, e i solidi legami creati attraverso il tempo. Un Guerrierso sa distinguere ciò che è transitorio da quello che è definitivo

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Un Guerriero della Luce non conta solo sulle proprie forze. Usa anche l'energia dell'avversario. Quando inizia il combattimento, tutto ciò che possiede è l'entusiasmo e i colpi che ha appreso durante l'addestramento. A mano a mano che procede nella lotta, scopre che l'entusiasmo e l'addestramento non sono sufficienti per vincere: è necessaria l'esperienza. Allora egli apre il cuore all'Universo e chiede a Dio di ispirarlo, affinchè ogni colpo del nemico diventi una lezione di difesa per lui. I compagni commentano: 2Com'è superstizioso. Ha interotto la lotta per pregare e rispetta i trucchi dell'avversario". A queste provocazioni il guerriero non risponde. Sà che, senza ispirazione ed esperienza, non c'è addestramento che dia risultato.

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Un Guerriero della Luce non imbroglia mai, ma sa distrarre il suo avversario. Per quanto ansioso sia, sfrutta ogni risorsa strategica per raggiungere l'obiettivo. Quando si acorgere di essere allo stremo delle forze, induce il nemico a pensare che stia temporeggiando. Quando sceglie di attaccare da destra, muovele sue truppe verso sinistra. Se intende iniziare la lotta immediatamente, finge di avere sonno e si prepara a dormire. Gli amici commentano: "Vedete, ha perduto l'entusiasmo". Ma lui non dà importanza ai giudizi, perchè gli amici non conoscono le sue tattiche di combattimento. Un Guerriero della Luce sà ciò che vuole. E non ha bisogno di spiegare nulla


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Dice un saggio cinese sulle strategie del Guerriero della Luce: "Fai credere al tuo nemico che non otterrà grandi ricompense se deciderà di attacarti. Così farai diminuire il suo entusiasmo. Non ti vergognare di ritirati provvisoriamente dal combattimento, se capisci che il nemico è più forte. L'importante non è la singola battaglia, ma la conclusione della guerra. Se sarai abbastanza forte, non dovrai neppure vergognarti di fingerti debole. Questo fa perdere al tuo nemico la prudenza e lo spinge ad attaccare anzitempo. In una guerra, la capacità di sorprendere l'avversario è la chiave della vittoria".

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"E' curioso" commenta il Guerriero della Luce fra sè e sè. "Incontro tanta gente che, alla prima occasione, tenta di mostrare il lato peggiore di sè. Cela la forza interiore con l'aggressività; dissimila la paura della solitudine con un'aria di indipendenza. Non crede nelle proprie capacità, ma vive proclamando ai quattro venti i propri pregi". Il Guerriero della Luce legge questi messaggi in tanti uomini e tante donne che conosce. Non si lascia mai ingannare dalle apparenze, e fa di tutto per rimanere in silenzio quando tentato di impressionarlo. Ma coglie l'occasione per correggere le proprie mancanze, giacchè gli uomini sono sempre un ottimo specchio. Un Guerriero approfitta di qualsiasi oppurtunità per imparare.

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Talvolta il Guerriero della Luce lotta con chi ama. L'uomo che tutela i propri amici non è mai vittima delle tempeste dell'esistenza; ha le forze per superare le difficoltà e andare avanti. Eppure, tante volte, si sente sfidato da coloro ai quali cerca di insegnare l'arte della spada. I suoi discepoli lo provocano a un combattimento. E il Guerriero mostra le sue capacità: con pochi colpi fa rotolare a terra le lance degli allievi, e l'armonia ritorna nel luogo in cui si riuniscono. "Perchè farlo, se sei tanto superiore?" domanda un viaggiatore. "Perchè quando mi sfidano, in realtà vogliono parlare di me, e in questo modo io mantengo vivo il dialogo", risponde il Guerriero.
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Prima di affrontare un combattimento importante, un Guerriero della Luce si domanda: "Fino a che punto ho sviluppato la mia abilità?". Egli sa che le battaglie che ha ingaggiato nel passato gli hanno sempre insegnato qualcosa. Eppure, molti di questi insegnamenti hanno fatto soffrire il Guerriero più del necessario. Più di una volta ha perduto il proprio tempo, battendosi per una menzogna. E ha sofferto per uomini che non erano all'altezza del suo amore. I vincenti non ripetono lo stesso errore. Perciò il Guerriero rischia il proprio cuore solo per qualcosa di cui valga la pena.


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Un guerriero della Luce crede nel principale insegnamento dell'I Ching: "La perseveranza è favorevole". Egli sa che la perseveranza non ha niente a che vedere con l'insistenza. Ci sono periodi in cui i combattimenti si prolungano oltre il necessario, esaurendo le forze e indebolendo l'entusiasmo. In quei momenti, il Guerriero riflette: "Una guerra che si prolunga finisce per distruggere anche il vincitore". Allora ritira le proprie forze dal campo di battaglia, e si concede una tregua. Persevera nella volontà, ma sa aspettare il momento migliore per un nuovo attacco. Un Guerriero torna sempre a lottare. Non lo fa mai per caparbietà, ma perchè nota il cambiamento nel tempo.


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mercoledì 10 giugno 2009

Introduzione a Ozu

La teoria dell'evoluzione della specie.

lunedì 8 giugno 2009

Da:"Le elezioni" di Giorgio Gaber.


Generalmente mi ricordo
una domenica di sole
una giornata molto bella
un'aria già primaverile

in cui ti senti più pulito
anche la strada è più pulita
senza schiamazzi e senza suoni

chissà perché non piove mai
quando ci sono le elezioni.

Una curiosa sensazione
che rassomiglia un po' a un esame
di cui non senti la paura
ma una dolcissima emozione,

e poi la gente per la strada
li vedi tutti più educati
sembrano anche un po' più buoni

ed è più bella anche la scuola
quando ci sono le elezioni.

Persino nei carabinieri
c'è un'aria più rassicurante
ma mi ci vuole un certo sforzo
per presentarmi con coraggio
c'è un gran silenzio nel mio seggio

un senso d'ordine e di pulizia.
Democrazia!

Mi danno in mano un paio di schede
e una bellissima matita
lunga, sottile, marroncina,
perfettamente temperata

e vado verso la cabina
volutamente disinvolto
per non tradire le emozioni

e faccio un segno sul mio segno
come son giuste le elezioni.

È proprio vero che fa bene
un po' di partecipazione
con cura piego le due schede
e guardo ancora la matita
così perfetta è temperata...

io quasi quasi mela porto via.
Democrazia!

giovedì 4 giugno 2009

Ricordati che TU fai la differenza.


Non cercare mai mezzi termini: non ce ne sono. Leggi in ogni caso.
mia domanda è: tu avresti fatto la stessa scelta ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Ad
una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di
apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non

sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti. Dopo aver
lodato
la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda:

'Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il
suo
lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare
le cose
nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere
profondamente le cose come gli altri. Dov'è il naturale ordine delle
cose
quando si tratta di mio figlio?'

Il pubblico alla domanda si fece
silenzioso.

Il padre continuò: 'Penso che quando viene al mondo un
bambino come Shay,
handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta
la grande opportunità di
realizzare la natura umana e avviene nel modo
in
cui le altre persone
trattano quel bambino.'

A quel punto cominciò
a narrare una storia:

Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un
parco dove Shay sapeva che
c'erano bambini che giocavano a baseball.
Shay chiese: 'Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?'
Il padre di
Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in
squadra
un giocatore come Shay, ma sapeva anche che
se gli fosse stato permesso
di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la
speranza di poter
essere accettato dagli altri a discapito
del suo handicap, cosa di cui
Shay aveva immensamente bisogno.

Il padre si Shay si avvicinò ad uno
dei ragazzi sul campo e chiese (non
aspettandosi molto) se suo figlio

potesse giocare.
Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e
disse: 'Stiamo perdendo
di sei punti e il gioco è all'ottavo inning.
Penso che
possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono'
Shay
entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su
la maglia del team.
Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi
e con un senso di calore
nel petto.
I ragazzi videro la gioia del padre
all'idea che il figlio fosse accettato
dagli altri.
Alla fine
dell'ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era
sempre
indietro di tre punti.
All'inizio del nono inning Shay indossò il
guanto ed entrò in campo.
Anche se nessun tiro arrivò nella sua
direzione, lui era
in estasi solo
all'idea di giocare in un campo da
baseball e con un
enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio
salutava suo padre sugli
spalti.
Alla fine del nono inning la squadra
di Shay segnò un nuovo punto: ora, con
due out e le basi cariche si
poteva anche
pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il
prossimo alla battuta.
A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay
anche se significava perdere
la partita?
Incredibilmente lo lasciarono
battere.
Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non
sapeva nemmeno
tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla.
In
ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che
la
squadra stava rinunciando alla
vittoria in cambio di quel
magico
momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così
piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza.
Il primo
tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la
palla.
Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente
la
palla a Shay.
Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta
colpì la palla che
ritornò lentamente verso il tiratore.
Ma il gioco
non era ancora finito.
A quel punto il battitore andò a raccogliere la
palla: avrebbe potuto darla
all' uomo in prima base e Shay sarebbe
stato eliminato
e la partita sarebbe finita.
Invece...
Il tiratore
lanciò la palla di molto oltre l'uomo in prima base
e in modo
che
nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti dagli spalti e
tutti i componenti delle due squadre incominciarono a
gridare: 'Shay
corri in prima base! Corri in prima base!'
Mai Shay in tutta la sua
vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così
raggiunse la prima
base.
Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall'emozione.
A
quell punto tutti urlarono:' Corri fino alla seconda base!'
Prendendo
fiato Shay corse fino alla seconda trafelato.
Nel momento in cui Shay
arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva
ormai recuperato
la palla..
Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla
quindi sapeva di
poter vincere e diventare l'eroe della partita,
avrebbe
potuto tirare la
palla all'uomo in seconda base ma fece come il
tiratore prima di lui, la
lanciò intenzionalmente molto oltre l'uomo in
terza base e in modo che
nessun
altro della squadra potesse
raccoglierla.
Tutti urlavano: 'Bravo Shay, vai così! Ora corri!'
Shay
raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo
raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta.
Nel momento in
cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia.
A quel punto
tutti gridarono:' Corri in prima, torna in base!!!!'
E così fece: da
solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria
e ne fecero
l'eroe della partita.
'Quel giorno' disse il padre piangendo 'i ragazzi
di entrambe le squadre
hanno
aiutato a portare in questo mondo un
grande dono di vero
amore ed umanità'. Shay non è vissuto fino
all'estate successiva.
E' morto l'inverno dopo ma non si è mai più
dimenticato di essere l'eroe
della partita e di aver reso orgoglioso e
felice suo padre..
non dimenticò mai l'abbraccio di sua madre quando
tornato a casa le raccontò
di aver giocato e vinto.

ED ORA UNA PICCOLA
NOTA AL FONDO DI QUESTA STORIA:

In internet ci scambiamo un sacco di
giochi e mail scherzose senza che
queste ci facciano riflettere,
ma
quando si tratta di diffondere mail sulle scelte della vita noi
esitiamo.

Il crudo, il volgare e l'osceno passano liberamente nel
cyber spazio, ma le
discussioni
pubbliche sulla decenza sono troppo
spesso soppresse
nella nostre scuole e nei luoghi di lavoro.

IO PENSO CHE TUTTI NOI
POSSIAMO FARE LA
DIFFERENZA.

Tutti noi abbiamo migliaia di opportunità, ogni giorno, di
aiutare il
'naturale corso delle cose' a realizzarsi.

Ogni interazione
tra persone, anche la più inaspettata, ci offre una
opportunità:
passiamo una calda scintilla d'amore e umanità o rinunciamo a questa
opportunità e lasciamo il mondo un
po' più freddo?

Un uomo saggio una
volta disse che ogni società è giudicata in base a come
tratta
soprattutto i meno fortunati.

Ora tu hai 2 scelte:

1.Ignorare
2.
inoltrare

Possa questo giorno essere un giorno luminoso....

venerdì 29 maggio 2009

Se


Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice lor "Tieni duro!".

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!


Rudyard Kipling

giovedì 28 maggio 2009

Un esperienza da vivere


La settimana scorsa sono partita con il treno bianco per Lourdes,un viaggio di due giorni,molto faticoso,ma ricompensato dall'esperienza vissuta,un esperienza che credo mi porterò dentro per il resto della vita,se non fosse che il treno bianco affidato all'unitalsi......pensate che abbiamo viaggiato nella freccia del sud?Pensate che il treno bianco sia l'ultimo prototipo di treno che esista?Beh vi sbagliate viene concesso all'unitalsi una delle vecchie carrette delle ferrovie dello stato,ignorando magari che in quel treno viaggiano persone che sono sofferenti,disabili,che affrontano un viaggio di due giorni e due notti,ma questo non interessa alle autorità competenti,magari pensano:"che pellegrinaggio sarebbe se non impregnato della sofferenza del viaggio".Un encomio al personale addetto dell'unitalsi,che nonostante i disagi riescono a tamponare i vari disservizi,li definirei veramente persone al di fuori degli schemi,persone eccezionali,per non parlare dei volontari medici,sempre pronti ad asservire i loro compiti con spirito di altruismo e coraggio.Per il resto consiglio di fare questa esperienza alle persone che credono che i problemi veri siano quelli legati alla quotidianità,a quelli che danno importanza al tempo che farà,che danno peso al risultato delle elezioni,a quelli che credono che il prossimo siano loro stessi,a quelli che vivono e sguazzano nelle sciatterie.Un appello alle ferrovie dello stato:invece di far viaggiare l'unitalsi nelle vecchie carrette,fate si che queste ultime siano i mezzi di viaggio dei nostri rappresentanti politici,così magari immedesimati nei disagi che le vecchie carrette comportano capiscano e pensino con la mente e non con eventuali attributi.

mercoledì 27 maggio 2009

Paternò come la Francia di Honorè de Balzac


Voglio parlare di questo libro che mi ha accompagnato nelle giornate dell'ultima settimana,ho riportato un brano di questo libro che davvero mi ha affascinato,sia per lo stile unico di Balzac, ma tanto più perchè davvero sembra un libro che narra dei nostri giorni e della odierna società.

Che uno speculatore si faccia saltare le cervella, che un agente di cambio scappi, che un notaio trafughi il patrimonio di cento famiglie, cosa peggiore di un assassinio, che un banchiere liquidi, tutte queste catastrofi, dimenticate a Parigi in pochi mesi, sono presto sommerse dalla marea della grande città. Le ricchezze colossali dei Jacques Coeur, dei Medici, degli Ango di Dieppe, degli Auffredi di La Rochelle, dei Fugger, dei Tiepolo, dei Corner furono un tempo conquistate onestamente mediante privilegi dovuti all’ignoranza circa il luogo d’origine delle merci preziose; ma oggi le conoscenze geografiche sono penetrate nelle masse, la concorrenza ha limitato i profitti, sicché qualsiasi ricchezza troppo rapidamente acquisita o è l’effetto di un caso e di una scoperta, o il risultato di un furto legale. Pervertito da esempi scandalosi, il basso commercio ha risposto, soprattutto da dieci anni a questa parte, alla malafede delle concezioni dell’alto commercio con odiosi attentati sulle materie prime. Dove si pratica la chimica non si beve più vino, e l’industria vinicola muore. Si vende sale adulterato per sfuggire al fisco. I tribunali sono spaventati da questa generale disonestà. Il commercio francese, infine, è sospetto al mondo intero; e anche l’Inghilterra va corrompendosi. Da noi il male deriva dalle leggi politiche. La Carta ha proclamato il regno del denaro, il successo diventa pertanto la ragione suprema di un’epoca atea. La corruzione delle alte sfere, malgrado gli splendidi risultati e le ragioni speciose, è infinitamente più laida delle corruzioni ignobili e quasi personali degli strati inferiori, di cui alcuni particolari servono da nota comica, un comico terribile se volete, in questa «scena ».

sabato 23 maggio 2009

Sono ritornata

mercoledì 13 maggio 2009

Il cinque per mille alle associazioni senza scopo di lucro.......


Ma stiamo scherzando!?!?Diamoli ai comuni così ci penseranno loro alle fasce più deboli,facciamo prendere respiro alle casse del comune,strozzate dal deficit da ebetismo dominante,starebbe bene questa anche nella fiaba di Collodi,"Pinocchio",quando il gatto e la volpe si prendono gioco di Pinocchio facendo interrare le monete nel campo dei miracoli.La storia ritorna sempre,e anche le fiabe dietro il simbolismo innocente di fatti o cose ci rimandano alla vita quotidiana,alle tristi realtà e ai lieto fine. L'impossibile cari governanti lo avete già fatto per i miracoli,state cercando di attrezzarvi?

giovedì 7 maggio 2009

ODE ALLA VITA di P. Neruda

La notte intera con un'ascia mi ha colpito il dolore,
ma il sonno passò lavando come un'acqua scura pietre insanguinate.
Oggi sono nuovamente vivo.
Di nuovo ti sostengo, vita, sulle mie spalle.
Oh,vita ,coppa chiara,
d'improvviso ti riempi di acqua sporca,
di vino morto,di agonia,di perdite,di sorprendenti ragnatele,
e molti credono che tu custodirai codesto colore d'inferno per sempre .
Non è certo.
Passa una notte lenta, passa un solo minuto
e tutto cambia.
Si riempie di trasparenza la coppa della vita.
Il lavoro spazioso ci aspetta.
In un momento solo nascono le colombe.
Si installa la luce sulla terra.
Vita, i poveri poeti ti credettero amara,
non ti tolsero dal letto
per portarti nel vento del mondo.
Accolsero le ferite senza cercarti,
si scavarono un foro nero
e si calarono nel lutto di un pozzo solitario.
Non è vero,vita,
tu sei bella come colui che amo
e fra le sue mani hai odor di menta.
Vita sei una macchina piena,
felicità,suono di tormenta,tenerezza d'olio delicato.
Vita,sei come una vigna:
fai tesoro della luce e la distribuisci trasformata in grappoli.
Colui che ti rinnega
aspetti un minuto,una notte, un anno breve o lungo
ad uscire dalla sua solitudine bugiarda ,
indaghi e lotti , unisca le sue mani ad altre mani,
non accolga ne lusinghi la sfortuna ,
la ricacci dandole forma di muro ,come la pietra gli spaccapietre ,
tagli la sfortuna e si faccia con essa i pantaloni.
La vita aspetta tutti noi che amiamo il selvaggio odore di mare
e di menta che ha tra tra le sue mani
Pablo Neruda Odi Elementari

mercoledì 6 maggio 2009

YouTube - Monarchia circense

YouTube - Monarchia circense: "Monarchia circense"

lunedì 4 maggio 2009


"Quando un individuo non è libero nel proprio lavoro, e dunque vive nell’incertezza quotidiana, tende anche ad escludersi dalla vita politica, con grave danno della stessa vita democratica del Paese" (Bruno Trentin).

venerdì 1 maggio 2009






Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
ed ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno
Mi diranno "Che bel fior!".

E' questo il fiore del partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E' questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!

mercoledì 29 aprile 2009

Leone che bacia e abbraccia una donna che l'aveva salvato da piccolo

un video da brividi, a volte le bestie sono meglio delle persone
guardate questo video e poi giudicate voi..... semplicemente fantastico
.

martedì 28 aprile 2009

ODE ALLA VITA

"L'albero della vita di Gustave klimt"
Ringrazio Pimpa,per avermi fatto riscoprire questa bellissima "ode"che in molti spacciano come di Neruda,ma è soltanto una versione apocrifa della vera"ode" di Neruda che pubblicherò nei prossimi post.La dedico a chi è stato scritturato a far parte della compagnia del grande circo,a chi sciattamente accetta la vita come gli è offerta dal mondo, a chi non fa niente per allargare i propri orizzonti,a chi preferisce ritrovarsi al mattino con la finestra chiusa dal muro,il muro che noi aiutiamo ad innalzare per non guardare,per non vedere che"Il cielo è sempre più blu".

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore
chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che
essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Martha Medeiros

domenica 26 aprile 2009

Passeggiando per le vie di un qualsiasi paese .....anche il mio....


si può incappare in incontri come questo,con conversazioni magari al bar come queste
Cataratta e Johnny!…
Johnny
Dante Buongiorno
Cataratta E…tu è passeggi così…tranquillamente,
e dopo tutto quello che ti è successo?
Dante come fa lei a saperlo…?
Cataratta Io ti ho seguito, figlio mio, tutto fin dall'inizio.
Non mi riconosci?
Io sono Cataratta.
E questa è la mia signora.
Il giudice di Cassazione - Bernardino Cataratta.
E ho seguito passo passo tutta la tua storia.
Dante Ha seguito tutta la mia storia?
Cataratta È Certo.
e se vuoi sapere come la penso,
tu ti sei cacciato in un vicolo cieco e non ne uscirai più.
Ma perchè l'hai fatto?
Dante Ma così mi è venuto…comunque…oh.
È tutto sistemato eh…si.
Perchè…sono andato dai carabinieri.
Cataratta E ti sei pentito?
Dante Ma chi glielo ha detto?
Cataratta Ma tutti dicono che ti sei pentito.
Dante Di già!!!!
Cataratta Si, e questo è l’errore più grosso.
Perchè tu non ti dovevi pentirti.
Dante Non mi dovevo pentire?
Cataratta No
Hai fatto qualche nome?
Dante Nome?
Nome di persone?
Cataratta Eh…
Dante Eh…sì…uno
Cataratta Uno?
Di chi?
Dante Nicola Travaglia
Cataratta L'ortolano?
Dante Sì, lui.
Cataratta Nicola Travaglia l’ortolano,
a me sembrava una persona perbene.
Moglie Anche a me.
Cataratta XXX Che mi stai combinando, Johnny?
Tu non dovevi fare nome perchè quello adesso
ti rivolta contro tutta la famiglia.
Dante La famiglia dell'ortolano?
Cataratta La famiglia dell’ortolano.
Dante Si rivolta contro di me?
Cataratta Certo
Dante Ma io non sapevo mica che fosse una cosa così pericolosa.
Io comunque…Giudice Bernardino,
è tutto a posto.
Perchè ora, eh…io…io ho ridato tutto a loro.
Cataratta A chi?
Dante Ai carabinieri.
Sì mi hanno detto che la riconsegnano loro.
Cataratta XXX
Quelli non riconsegnano niente.
Dividono, spartiscono.
Lì è un "magna magna" generale.
Dante Se la mangiano loro?
Cataratta Forse I'hanno già fatto!
Dante Mascalzoni!
Bugiardi!
Cataratta Johnny, vuoi un consiglio paterno?
Tu vai subito ai carabinieri.
Primo tu fai restituire quello che tu hai loro consegnato.
Esatto.
Secondo, e questa è la cosa più importante,
Devi dire che tu non ti penti più.
Anzi, devi dire queste testuali parole:
"Io non mi pento più!"
E questa notizia domani
la voglio sotto tutti i giornali…in prima pagina "
"Altrimenti... Crrr! Kaputt!"
Chiaro?
Dante Crrr!
Cataratta "Kaputt…a voi e a tutte le vostra famiglie."
E facci vedere chi sei Johnny!!!!!!

sabato 25 aprile 2009

"Megghiu pani e tumazzu ca libertà di c...."


Oggi 25 Aprile,giornata correlata alla liberazione dello stato italiano contro l'oppressione dei nazi-fascisti.Svegliatevi!!!! Adesso non solo di quelli ci dobbiamo liberare ma dai nuovi mostri,quei lascivi mostri che si nutrono delle speranze degli uomini che vogliono aprire strade nuove per andare verso la città della giustizia e della legalità!

venerdì 24 aprile 2009

Il Coraggio Delle Idee


Il Coraggio Delle Idee
Mi arrampico da secoli
ogni parete è mia
sfidando leggi fisiche
paure e ipocrisia
le difficoltà si sommano
il mio limite qual’è
quanto potrò mai resistere
sempre appeso ad un perché…
Aggrappato alle tue lacrime
finché il tuo dolore è il mio
per sentirmi meno inutile
ed un po’ più umano anch’io
sono scalatore intrepido
che più folle non si può
per portare in salvo questo amore
non sai che m’inventerò
non ho mai posto limiti
alla provvidenza io no…
Anche se da certi uomini
sorprese io non mi aspetterò
ma qualcuno dovrà crederci
e sfidare la realtà
scegliere come vivere
imparare come si fa…
E non è necessario perdersi
in astruse strategie
tu lo sai può ancora vincere
chi ha il coraggio delle idee…
Mi lascerò coinvolgere
io non torno indietro no
fino a che fra queste nuvole
la mia cima toccherò
mi dispiace se tu non sei qui
a godere insieme a me
nel vedere il giorno nascere
e c’è Dio vicino a te…
Alziamo muri altissimi
perché poi io non saprei
anche se poi certi uomini
non amano mostrarsi mai
ma qualcuno dovrà crederci
pioggia o vento essere qua
amare per non perdersi
insegnarlo a chi non lo sa
e poi moriamo senza accorgerci
sotto un cielo di fobie
dimmi che può ancora vincere
chi ha il coraggio delle idee
er sorcio

domenica 19 aprile 2009

IL GIOCO DELLE TRE CARTE-VERSIONE APPLICABILE ANCHE ALL'AMMINISTRAZIONE DELLA COSA PUBBLICA



Il gioco delle tre carte è senz'altro quello più conosciuto anche da quanti disconoscono la prestidigitazione, purtroppo è anche il gioco usato da tanti truffatori che con l'allettante scusa di una probabile vincita raggirano il pubblico giacché è impossibile poter vincere. Anche se il gioco fosse eseguito con onestà è sempre sfavorevole per il giocatore dal momento che la percentuale di vincita è 33,3% contro la probabile perdita che è il 66,6%. Di seguito vi spieghiamo quali sono i principali trucchi per far sì che chi punta non vince mai anche se per un eventuale errore dell'operatore dovesse puntare veramente sulla carta vincente.
Ci limitiamo ad esporre l'operato tecnico sorvolando sul lavoro dei vari compari che hanno dei compiti ben precisi, spesso quando vedete un folto capannello attorno al tavolinetto al massimo vi sono uno o due veri giocatori, polli da spennare, il resto sono tutti compari.
Nel gioco delle tre carte, queste, vengono messe di dorso sul tavolo ed il giocatore, di solito, deve individuare dove si trova la figura se indovina raddoppia la posta diversamente perde tutto.
Nel nostro caso la carta da individuare è il re di "Leoni". L'operatore tiene due carte in una mano ed una nell'altra, badando bene di tenere le due carte separate l'una dall'altra, noi per meglio evidenziare la procedura le teniamo abbastanza lontane ma di solito questa distanza è quasi impercettibile. In questa posizione le carte vengono lanciate sul tavolo una alla volta e per logica la mano che tiene due carte per prima dovrà lanciare quella sottostante, nel nostro caso il re di "Leoni". Per allettare il giocatore viene eseguita qualche prova invitandolo ad individuare dove si trova il re che in questo caso è la prima carta e naturalmente non è difficile individuare la sua posizione dal momento che il gioco viene eseguito senza trucchi.
Diversamente quando si gioca seriamente la prima carta che viene lanciata è quella .... superiore, nel nostro caso l'asso. Fingendo di voler confondere le idee le carte vengono spostate .... .... fra di loro, ma questa mossa è assolutamente inutile giusto per far vedere che il "segreto" sta in queste semplici cose. Per quello che può conoscere la gente i trucchi sono questi pertanto gioca nella speranza di poter effettuare lo stesso qualche vincita. Ma in effetti i trucchi sono più sofisticati.
Per una buona riuscita è indispensabile far sovrapporre le due carte in modo che combacino il più possibile e la mano deve percorrere la superficie del tavolo sempre con la stessa velocità senza tentennamenti nell'attimo dello scambio della carta, eseguito bene questo scambio è assolutamente impercettibile. Questi truffatori di strada sono dei veri artisti nel loro campo, diventa anche utile guardare come operano. Non sempre ciò è possibile perché non appena vi avvicinate sarete agganciati da uno o più compari e resistendo alle loro lusinghe rischiate di insospettirli ed essere allontanati in malo modo. Il sistema migliore per avvicinarli senza destare sospetti è quello di essere in due che discutendo fra loro dimostrino di abboccare al tranello ma purtroppo di essere al verde o addirittura puntare gli unici 5 euro che dispongono. Un altro sistema è quello di osservare da lontano, ma purtroppo non si riesce a vedere niente, ed avvicinarsi non appena viene agganciato qualche pollo da spennare, in questo caso diventa difficile non essere notati da qualche compare giacchè sono in tanti ed in alcuni casi intercorrono rapporti di assoluta parentela e difficilmente è possibile identificarli (tranne che uno dei compari passi dalla vostra parte) con una certa immediatezza, è più facile che siano loro a notarvi.
Solitamente oltre al gioco delle tre carte viene eseguito anche il gioco dei tre campanelli dove bisogna indovinare in quale campanello si trova una piccola pallina di cera. ATTENZIONE ANCHE QUESTA E' UNA GRANDE TRUFFA NON SI VINCE MAI pensate che nel 99 % dei casi nel momento che si punta la pallina non si trova in nessun campanello e comunque anche se si dovesse puntare sul campanello dove effettivamente si trova la pallina è possibile farlo risultare perdente. Fra non molto pubblicheremo tutti i segreti di questo gioco.
Occhio evitiamo di fare i polli e di essere spennati, non pensate mai di essere più furbi e poterli battere, cercate semplicemente di essere più intelligenti non giocando. Una ulteriore variante delle tre carte è quella applicata scientificamente alla amministrazione della cosa pubblica di alcuni comuni dove in luogo delle tre carte vi è ipoteticamente, al posto della carta vincente la probabilità che un fatto di mal amministrazione es. un abuso d’ufficio, una turbativa d’asta oppure un peculato, ecc. venga scoperto , mentre al posto delle altre due carte vi sono due ipotesi di comodo palesemente false ( ciò è notorio a tutti) di quel medesimo fatto. Il sistema di mescolamento e scambio resta uguale a quello delle carte, ma anche in questo caso, così come vedremo in seguito, può essere usato un "indizio ingannevole": la solidarietà a “parole” di tutti anche dei complici, nei confronti delle “vittime” . Esistono già alcuni comuni in provincia di Catania dove l'applicazione pratica è già avvenuta con ampio successo.

Da:l'arte di convivere con sorella ignavia e fratello silenzio.


Era arrivato il grande giorno,non aspettavo altro oramai da anni,mi sarei rifatta di tutte le umiliazioni subite,ero davanti all'aula del tribunale dove avrei dovuto presenziare in nome dell'ingiustizia ricevuta,mi sentivo forte e nello stesso tempo debole di fronte agli squali che erano pronti a fare scempio di me e della mia verità.
Accanto a me Irma la mia compagna di sventura,anche lei vittima come me dell'arroganza di quelli che si credono i padroni del mondo,Irma era accanto e mi infondeva forza con le sue parole d'incoraggiamento:"Carla sei tutte noi,siamo nelle tue mani,riuscirai a mettere nel sacco questi prepotenti,dovranno pentirsi amaramente,di averci licenziate per mettere al nostro posto le loro protette.
Durante l'interrogatorio avevo il cuore in gola,le mani sudate e che tremavano,ma non fu questo ad ostacolare la mia lingua,ormai divenuta una spada che toccava,toccava e non perdonava nessuno,infieriva e dilaniava le carni di quegli omuncoli che non aspettavano che la mia resa,ma ero entrata ormai nella parte della Cyrano di turno e niente mi poteva fermare.All'uscita dell'aula Irma mi aspettava con un espressione soddisfatta:"Andiamo a prendere un bel cappuccino Carla ancora non abbiamo fatto colazione".

sabato 18 aprile 2009

The day after

venerdì 17 aprile 2009

IL GATTOPARDO -Visconti 1963- La Sicilia non vuole cambiare

Il circo degli ignavi ha esordito con la prima


E'esplosa finalmente,ma ancora ci sono mine vaganti,è esplosa la corsa ai si salvi chi può,vittime:Giullari,nani,trasformisti,il circo alla sua prima ha dato i suoi frutti,le mele marce della società,contro i frutti buoni della società!
Il miscuglio ha prodotto un esplosione,che ha lacerato la dignità,la dignità che ogni uomo ha quando nasce,e che si perde nelle tenebre della perversa ignavia.Oggi nell'aula del tribunale di Paternò si è data dimostrazione che la vergogna non appartiene a quei soggetti della moderna società,a chi detiene il potere schiacciando l'altrui dignità.Ma la verità rimane sempre,anche se è strattonata dai suoi oppressori,venisse allora il ritorno alla storia,quella che parla di sodoma e gomorra,quella che parla di rivoluzione di non adattamento a una società perversa e priva di senso,priva di valori con a capo la falsità e l'ignobile mediocrità.

giovedì 16 aprile 2009

Er giullare, di Trilussa.

Se...se campasse de quello
che c'e'...davero
e c'ogni sonetto...se respirasse
er dietro quinte..dell'intenzione...
se svejerebbero .... a libberazione...
pe aprisse ar reale...
e così se vedrebbe che a vorte
n'pubbrico adorato Giullare soridenno...
...da sua professione...
er più delle vorte ...n'tasca cià er pugnale...
e facenno er furbetto cò
l'ammicco...e cò lò scherzo...
je ce vai simpaticamente appresso...
...e ce giochi ...lo stuzzichi ....allo sfotto...

e che pò esse puro
nà simpatica...risposta
pe poi daje nà bella botta...

...se nun ce fosse artro...
che favellannose dietro ar patto....
se fà strumento de nà
specie nova ....de razza che
Nera è come nà setta...è pronta
a tutto...pe piasse la piazza
... facennose padrona
...e nun schifà de fà
diventà pedina ogni testa
bbona ....usanno come manico
l'imbrojo e la rapina...

e nun ànnanno manco
tanto pe er sottile...
se trova chi je
ustruisce er viale...
.. e se je capita...affonna la lama
...quanno vede che je và male...
cò l'infamia pensanno de distrugge l'onore

ma sà puro...che lo pò fà
solo cò chi lò pò scontà
...e ce pò provà nà vorta sola
pe nun piassela de bbrutto
n'der posto...e nun
avenno artri appiji pe fà da specchio...
stò giochetto je se riflette...
contro ...perche' a lui.....
.... n'dò lò tocchi ..tocchi...trovi e
buchi ...come n'ovo voto e che nun
sà de cioccolato ....essenno già pieno
de n'Reale zozzo ... e co n'fodero...
de nà finta risata che fà da smorfia
a nà maschera che nun fà ride.


Giusto de dietro poi stà ... che te basta
fatte dì pasqualino e arimanè
come nò scemo n'mpalato.

mercoledì 15 aprile 2009


Questo disegno non è riuscito bene mi dispiace,volevo disegnare un uomo libero,non ci sono riuscita.

martedì 14 aprile 2009

Inizia il conto alla rovescia

lunedì 13 aprile 2009

Da:"l'arte di convivere con sorella ignavia e fratello silenzio".Di AAVV.Charmel ed.


Entrai nel bar e ordinai il solito cappuccino,seduta al solito tavolo,nell'attesa pensavo a come dovevo organizzami per la giornata che avrei dovuto affrontare,gli impegni,le commissioni,assorta nei miei pensieri,non mi accorsi che qualcuno mi faceva dei segni per farsi notare e che pultroppo si avvicinava,interrompendo così i miei ragionamenti,con la sua voce stridula mi chiamava per attirare la mia attenzione:"Carla!che piacere vederti!Ti ho notata appena sono entrata,ma non mi hai visto?"Era Cinzia che avvicinandosi ancora di più tendeva ad abbracciarmi per salutarmi con un bacio per farmi gli auguri della Pasqua ormai alle porte,ma con la scusa dell'arrivo del mio cappuccino, mi svincolai dall'abbraccio del "giuda" di turno,sempre più freddamente le strinsi la mano,pensai, che era inutile sfuggirgli visto che, oramai la incontravo dappertutto era diventata la mia persecuzione,non sopportavo la sua presenza ne tantomeno il suo falso interesse per me,cercava di fare la carina per venire a conoscenza del corso delle indagini che riguardavano la ditta dove ormai lei aveva preso il mio posto.Mi misi a bere il mio cappuccino,e diplomaticamente,la avvertì che aspettavo una persona,non potevo rischiare che si potesse sedere nel mio tavolo,l'avvio della giornata già era abbastanza compromesso,la giornata era cominciata male,ciò non fece altro che mettermi di pessimo umore per tutto il resto del restante giorno.

sabato 11 aprile 2009

"La maschera di Pasqua" edit:Charmel


Anche quest'anno la Pasqua è arrivata,
per quelli buoni e per quelli che per un giorno(forse)
lo diventeranno,esternando pace e bene,
travestiti come sempre,da buonisti intransigenti,
indossando la maschera dell'avvenimento,
quella del dire e mai fare..
Lasciando insieme ai falsi auguri,
i falsi abbracci e i fariseici baci,
quell'alone,quell'odore,
l'odore malsano,che per tutto l'anno annienterà
i sensi di chi per vivere ripudia l'appartenenza,
alla classe della parvenza,alla classe della non bellezza,
diffondendosi nel bello,
che emerge da un anima pura,
cercando di inebriarla con la sua sozzura.
Ma l'anima libera e pura si ribellerà,
rigettando così agli empi codesta atrocità.

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E' inutile credere di poter fare qualcosa con il terrore. Non rende, di qualunque specie sia.


La vicenda del racconto.
« Uuuuhhh!!! Guardatemi sto morendo. La bufera mi ulula il de profundis nel portone e io ululo con lei. È fatta, sono fregato! Un delinquente col berretto sporco, il cuoco della mensa impiegati al Consiglio Centrale dell'Economia Nazionale, mi ha rovesciato addosso dell'acqua bollente e m'ha bruciato il fianco sinistro. Che mascalzone! E si che è anche un proletario! »
(Michail Afanas'evič Bulgakov, Cuore di cane, Capitolo I)

Così inizia Cuore di cane: un cane randagio muore di freddo e di fame in una viuzza del centro di Mosca. Durante la sua agonia, il randagio (miracolosamente parlante e pensante) osserva e giudica cinicamente l'umanità che gli passa attorno: dai cuochi del Consiglio dell'Alimentazione Nazionale agli spazzini del Comune di Mosca, dalla dattilografa di categoria nona al professionista medio borghese.

« Dall'altra parte della strada sbattè la porta di un negozio vivamente illuminato, e ne uscì un cittadino: "Beh, si: si tratta proprio di un cittadino, non certo di un compagno; anzi, questo qui è addirittura un signore. E non che giudichi dal cappotto -non sono così sciocco-. Oggi il cappotto ce l'hanno anche i proletari, o molti di loro. [...] Ma gli occhi: lì non si sbaglia, sia che li guardi da vicino che da lontano. Eh, sì, sono assai importanti gli occhi, sono una specie di barometro. Ci vedi quello dal cuore duro, che può schiaffarti la punta dello stivale nelle costole, senza nessun motivo; e ci vedi quello che ha paura di tutto e di tutti. Ecco, proprio un lacchè come questo tipo qui mi divertirebbe prendere a morsi nelle caviglie -Hai fifa, eh? Se ce l'hai vuol dire che te la meriti... Tiè... grr... rrr... bau, bau!-" »
(Michail Afanas'evič Bulgakov, Cuore di cane, Capitolo I)

Ed è proprio questo "lacchè" che si avvicinerà al nostro cane, battezzandolo Pallino, e deciderà di accoglierlo nella sua dimora. Per l'ex-randagio Pallino si apriranno nuovi orizzonti: un tetto, cibo a volontà, l'opportunità di passare indisturbato davanti al portiere del palazzo del suo padrone, in definitiva si sente felice e soddisfatto della sua nuova condizione di cane d'appartamento.

« Il signore sconosciuto, dopo aver portato il cane fino alla porta del suo lussuoso appartamento, suonò il campanello. [...] La porta si aprì silenziosamente e davanti al cane e al suo padrone si parò una donna giovane e carina, che indossava un grembiulino bianco e una crestina di pizzo. Il cane fu investito da un divino calore e la gonna della donna profumava di mughetto. [...]Venga pure avanti, signor Pallino", disse il signore, con ironia. Il cane scodinzolò ed entrò con religiosa compunzione. L'ingresso lussuoso era pieno di un'infinità di oggetti. la prima cosa che colpì il cane fu una specchiera lunga fiuno al pavimento, che mostrava un Pallino spelacchiato e distrutto; poi le terribili corna di un cervo appesse in alto alla parete, quindi un gran numero di pellicce e di galosce, infine un tulipano di opaline appesso al soffitto. »
(Michail Afanas'evič Bulgakov, Cuore di cane, Capitolo II)

Il padrone di Pallino è Filipp Filippovic Preobrazenskij, professore di medicina di fama mondiale, andrologo e ginecologo. Bulgakov in una parte del racconto colloca in un angolo della studio del professor Preobrazeskij Pallino, che assiste alla sfilata dei pazienti del medico, "un campionario gerontologico della belle epoque"[1], vecchi in cerca di gioventù.

Ad un tratto, il professor Preobrazeskij si accorda col suo assistente dottor Bormental per mettere in atto un esperimento straordinario: trapiantare i testicoli e l'ipofisi di un uomo morto al cane Pallino. Dal momento in cui Pallino viene anestetizzato per l'intervento, al racconto diretto per bocca di Pallino si sostituiscono le pagine del diario di Bormental, che analizza l'andamento del soggetto operato: prima "cane", poi "individuo", poi "homunculus": il cane Pallino dopo il trapianto dell'ipofisi inizia a camminare su due zampe, perde la coda, i peli e gli artigli, acquisisce la parola... ma eredita le informazioni cerebrali dell'uomo da cui ha ricevuto l'ipofisi, morto accoltellato in una bettola moscovita. Perciò si abbandona al turpiloquio, commette oscenità, parla di Marx e di Engels (si riempie la bocca di retorica sovietica che risulta abbastanza ostica a Preobrazeskij) ma poi insegue animalescamente i gatti per casa.

Ad un certo punto, dopo l'ultima bravata di Pallino (che ha assunto il nome da cittadino registrato all'Anagrafe del Comune di Mosca di Poligraf Poligrafovic Pallini), Preobrazeskij e soprattutto il dottor Bormental decidono di far cessare la snervante presenza nel modo più brusco: il signor Pallini viene privato dell'ipofisi umana e torna ad essere un normale cane da appartamento a nome Pallino.

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martedì 7 aprile 2009

Perchè non utizziamo i fondi per il ponte sullo stretto di Messina a favore della ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto?


Le verita nascoste...

lunedì 6 aprile 2009

........Siamo l'Italietta ossia una vergogna.....

Abruzzo. Il terremoto era stato previsto da un ricercatore denunciato per procurato allarme
Lunedì 06 Aprile 2009 05:32
L'AQUILA - Dovrà rimangiarsi le parole, e anche la denuncia Guido Bertolaso, il quale aveva chiesto una punizione esemplare per il tecnico ricercatore che lavora presso i laboratori nazionali del Gran Sasso, che una settimana fa aveva avvertito che in Abruzzo ci sarebbe stata una scossa di terremoto. Invece, Giampaolo Giuliani, questo il suo nome, è stato denunciato per procurato allarme dalla Protezione Civile, reo di aver diffuso notizie false e tendenziose che hanno gettato gli abitanti del posto nel panico.

Giuliani basa le sue previsione sull'analisi di un gas, il Radon, che viene sprigionato dalla crosta terrestre, ed ha costruito enormi cubi di piombo per monitorare il suolo ricco di questo gas. Nonostante al momento sia praticamente impossibile prevedere con assoluta certezza il verificarsi di questi fenomeni, Giuliani non è stato creduto, anzi è stato subito denunciato. Berolaso di lui aveva detto, "ci vuole una punizione esemplare per quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false". Semplicemente kafkiano.


Mi aggiungo anch’io a tutti quei blogger che stanno contribuendo a diffondere il messaggio,in segno di lutto verso le popolazioni colpite dal terremoto tolgo la musica dal blog.

Per chi volesse aiutare i terremotati della Regione Abruzzo può inviare un sms al numero 48580 (costo 1 euro) o effettuare un bonifico sul conto corrente intestato a Mediafriends, IBAN: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387, Causale: terremoto Abruzzo.

Grazie a tutti,



domenica 5 aprile 2009

Da: "l'arte di convivere con sorella Ignavia e fratello Silenzio". AAVV.corrini ed.

Il silenzo e L'ignavia
Fino ad oggi non sapevo cosa volesse dire odiare così una persona,appena lo vista apparire dalla porta semiaperta ho sentito come un pugnale che affondava nel mio corpo,non potevo trattenere l'ira che si era ormai impossessata di me,cosa avrei fatto per poterla afferrare da quei capelli rossi,come il fuoco che avrebbe condiviso nel girone degli ignavi alla fine della sua vita terrena,finti come lei,come l'amicizia che avevo creduto essere condivisa,ho pensato che invece dovevo apparire serena davanti a colei che mi aveva rubato ciò che mi ero guadagnata dopo tanti anni di gavetta,con la solita spavalderia Cinzia si avvicinava per salutarmi,ma io mi sottrassi al suo abbraccio,le diedi la mano e freddamente e le sorrisi."Maledetta tieniti il tuo dannato lavoro,preferisco essere disoccupata che strisciare ai piedi dei potenti di turno come hai fatto tu",mi rincuorò questo pensiero,almeno potevo camminare a testa alta,senza dover risarcire alcuno,ero libera,di questo avrei raccontato ai miei figli,ai miei nipoti,Carla non ha ceduto davanti alle lusinghe di alcuno.

sabato 4 aprile 2009

" A Turri"


Ogni Paternese va fiero per ciò che mostra la foto, cioè per il castello normanno, oggi non suscita più quello che un tempo veniva indicato con il detto "iu su a sira non vidu a turri non mi pozzu addummisciri" cioè il Paternese se non rientrava al proprio paese non poteva dormire, sempre più spesso, oggi, il castello normanno sembra animarsi e piangere, ecco come appare ai paternesi più sensibili, come un gigante buono ma ferito, mortificato dagli stessi sui figli eppure nè ha visto di grandi uomini dai normanni alle ultime generazioni di politici con la P maiuscola, se potesse tuonerebbe dalla collina che domina il paese, scaccerebbe i mercanti dal tempio o se il paragone più vi aggrada scacciarebbe "i proci da Itaca" ebbene si Paternò per molti dei sui figli emigranti è un pò ciò che fu un tempo Itaca per ulisse ed anch'essi ultimamente quando tornano (per le vacanze estive) trovano degli usurpatori (l'attuale classe politico - imprenditoriale)che altro non fanno che dilapidare un patrimonio inestimabile fatto di cultura, economia ed affetti che un tempo era garantito ai piedi del gigante buono "aturri" cioè il castello normanno.

A domani


(Ger. Lib. IX, 62: «[...]s'indorava la notte al divin lume / che spargea scintillando il volto fuori. / Tale il sol ne le nubi ha per costume / spiegar dopo la pioggia i bei colori; / tal suol, fendendo il liquido sereno, / stella cader de la gran madre in seno»)
«Era la notte, e ël suo stellato velo / chiaro spiegava e senza nube alcuna, / e già spargea rai luminosi e gelo / di vive perle la sorgente luna....». (Ger. Lib. VI, 103).


Zibaldone Leopardi G. [1]:

«Palazzo bello. Cane di notte dal casolare, al passar del viandante. Era la luna nel cortile, un lato tutto ne illuminava, e discendea sopra il contiguo lato obliquo un raggio...».
Quell'obliquo raggio tramuta in rasoiata, l'abbaiar dei cani in «non abbaiare», e il lume del «verecondo raggio / della cadente luna» .

venerdì 3 aprile 2009

Ispettori al palazzo (The intouchables).


Finalmente é arrivato il film che ha suscitato polemiche tra i critici più in vista,un film che farà riflettere,che a volte riuscirà ad essere anche divertente,specialmente alla fine della pellicola,finale che si intuisce,sin dall'inizio del film,e che lascera deluso lo spettatore,che aspettava il lieto fine.

giovedì 2 aprile 2009

Aspettando...Il grande evento



RIGOLETTO
Fitta è la tenebra...

MARULLO
(a' compagni)
La benda cieco e sordo il fa.

TUTTI
(meno Rigoletto)

Zitti, zitti moviamo a vendetta,

ne sia colto or che meno l'aspetta.

Derisore sì audace costante

a sua volta schernito sarà!...

Cheti, cheti, rubiamogli l'amante,

e la corte doman riderà.

mercoledì 1 aprile 2009









Nessuno riuscirà a togliere l'alone di mistero che avvolge la festa del pesce d'aprile. Un mistero che ha origini remote che riportano all'antico Egitto.
Sembra infatti che il primo pesce d'aprile risalga al 40 a. C. addirittura a Cleopatra, quando sfidò Marco Antonio a una gara di pesca. In quell'occasione infatti, il generale romano tentò di fare il furbo, incaricando un servo di attaccare all'amo una grossa preda che lo avrebbe fatto vincere, ma la Regina, scoperto il piano, diede ordine di far abboccare un grosso finto pesce in pelle di coccodrillo.

Ecco svelato l'arcano dell'usanza di attaccare sulla schiena di un ignaro soggetto un pesce di carta!

G. Leopardi, Alla Luna (l8l9)



O grazïosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
5 Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
10 O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
15 Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!

[dai Canti]

martedì 31 marzo 2009

LE FAVOLE DI ESOPO E DI FEDRO


Cari amici delle cause buone e della libertà, vedo che alcuni di voi cominciano ad uscire dai binari, lasciandosi confondere dai lupi mannari.
Alcuni bisticciano in famiglia, altri attizzano gli istinti primordiali, mostrando i muscoli e i loro potenziali. Scherzar li nobili al potere, coi loro simili animali vi porta più lontano che usare i tribunali.
Già prima dei romani, usavano la favola vivendo più contenti, così se la ridevano in baffo ai prepotenti.

L’inventore della favola è considerato Esopo, uno scrittore greco vissuto nel VI secolo a.C., da cui prese ispirazione il poeta latino Fedro, vissuto nel I secolo d.C. Le sue favole si presentano con uno stile breve ed essenziale, alla fine hanno una breve morale. Esopo ha un suo carattere particolare: mediante le sue divertenti storie mette in luce pregi e difetti degli uomini con intenzione educativa e bonariamente satirica. I personaggi delle favole antiche sono animali, che rappresentano alcuni comportamenti degli uomini, i loro vizi e le loro virtù; gli animali delle favole pensano e si comportano come esseri umani e come questi hanno caratteristiche positive e negative. Il ricorso al mondo animale è dettato anche dall’esigenza di comunicare messaggi che in maniera esplicita non potevano essere diffusi in periodi storici caratterizzati da regimi totalitari, come nella Roma imperiale. E allora gustatevi queste due favole dell'antichità ma più che mani attuali.


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Una favola di Fedro: LA CORNACCHIA E LA PECORA.

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“L’odiosa cornacchia si posò sulla schiena di una pecora e con il becco la tormentò e la picchiò a lungo. –Se tu andassi a fare questi sgarbi al cane - sospirò la pecora – li pagheresti cari!
Ben per questo non vado da lui, ma vengo da te – rispose pronta la cornacchia.
– I dispetti li faccio ai deboli, con i potenti sono ossequiosa: campo cent’anni!”

La cornacchia di questa favola raffigura, da un lato la prepotenza esercitata nei confronti dei più deboli e dall’altro il servilismo di fronte ai potenti.


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Una favola di Esopo: LE VESPE, LE PERNICI E IL CONTADINO

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Vespe e pernici, afflitte dalla sete, andarono da un contadino a chiedergli da bere, promettendo che, in cambio dell’acqua, gli avrebbero resi questi servizi:
le pernici, di zappargli la vigna,
e le vespe, di tener lontani i ladri con i loro pungiglioni, facendovi la guardia tutt’attorno.
Il contadino rispose: “Ma io ho due buoi, che non promettono nulla e mi fanno tutto; dunque è meglio che dia da bere a loro che a voi”.

La favola va bene per certi uomini rovinosi che, promettendo di aiutarci, ci recano gravi danni.

il vostro Pascolo

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sabato 28 marzo 2009

"una razza in estinzione" di Giorgio Gaber.

Non mi piace la finta allegria
Non sopporto neanche le cene in compagnia
E coi giovani sono intransigente
Di certe mode, canzoni e trasgressioni
Non me ne frega niente.
E sono anche un po' annoiato
Da chi ci fa la morale
Ed esalta come sacra la vita coniugale
E poi ci sono i gay che han tutte le ragioni
Ma io non riesco a tollerare
Le loro esibizioni.

Non mi piace chi è solidale
E fa il professionista del sociale
Ma chi specula su chi è malato
Su disabili, tossici e anziani
È un vero criminale.
Ma non vedo più nessuno che s'incazza
Tra tutti gli assuefatti della nuova razza
E chi si inventa un bel Partito
Per il nostro bene
Sembra proprio destinato
A diventare un buffone.

Ma forse sono io che faccio parte
Di una razza
In estinzione.

La mia generazione ha visto
Le strade, le piazze gremite
Di gente appassionata
Sicura di ridare un senso alla propria vita
Ma ormai son tutte cose del secolo scorso
La mia generazione ha perso.

Non mi piace la troppa informazione
Odio anche i giornali e la televisione
La cultura per le masse è un'idiozia
La fila coi panini davanti ai musei
Mi fa malinconia.
E la tecnologia ci porterà lontano
Ma non c'è più nessuno che sappia l'italiano
C'è di buono che la scuola
Si aggiorna con urgenza
E con tutti i nuovi quiz
Ci garantisce l'ignoranza.

Non mi piace nessuna ideologia
Non faccio neanche il tifo per la democrazia
Di gente che ha da dire ce n'è tanta
La qualità non è richiesta
È il numero che conta.
E anche il mio Paese mi piace sempre meno
Non credo più all'ingegno del popolo italiano
Dove ogni intellettuale fa opinione
Ma se lo guardi bene
È il solito coglione.

Ma forse sono io che faccio parte
Di una razza
In estinzione.

La mia generazione ha visto
Migliaia di ragazzi pronti a tutto
Che stavano cercando
Magari con un po' di presunzione
Di cambiare il mondo.
Possiamo raccontarlo ai figli
Senza alcun rimorso
Ma la mia generazione ha perso.

Non mi piace il mercato globale
Che è il paradiso di ogni multinazionale
E un domani state pur tranquilli
Ci saranno sempre più poveri e più ricchi
Ma tutti più imbecilli.
E immagino un futuro
Senza alcun rimedio
Una specie di massa
Senza più individuo
E vedo il nostro Stato
Che è pavido e impotente
È sempre più allo sfascio
E non gliene frega niente
E vedo una Chiesa
Che incalza più che mai
Io vorrei che sprofondasse
Con tutti i Papi e i Giubilei.

Ma questa è un'astrazione
È un'idea di chi appartiene
A una razza
In estinzione.

Onesti d'Italia,uniamoci!Mettiamo alla gogna i farabutti.


Questa pagina serve a rendere pubbliche le generalità di chi campa truffando e raggirando, ma la fa sempre franca.
La necessità di post nasce dalla costatazione della deriva comportamentale di persone, gruppi, Istituzioni. È degenerazione questa che regna in ogni strato della società: truffe, raggiri, illegalità di ogni tipo sono per di più implicitamente incoraggiati dallo Stato stesso, dove politici e politicanti (sempre più spesso nel doppio ruolo di pregiudicati) da tempo immemore infangano morale e valori e coprono di sberleffi le persone oneste con il continuo susseguirsi di indulti, condoni, grazie, amnistie, per non parlare delle recenti leggi “ad personam”. Culturalmente l’Italiano è incentivato all’illegalità: chi non commette reati è “più fesso”, perché in un modo o nell’altro il malfattore la fa sempre franca. È il momento di alzare la testa della decenza e della legalità.
Sicuramente questa mia proposta non potrà fermare i professionisti del crimine “d’alto bordo”, ma per lo meno ambisce a suscitare una reazione, prima di tutto psicologica e poi fattuale, con l’obiettivo di innalzare una rete tra “poveri cristi”, tra i vessati, gli sventurati, i colpiti dalla scure del furbo che può fregare l'onesto con gli sporchi accordi tra truffatori.
No, non si tratta di denuncia personale sospinta da incoffessabile tornaconto, ma di un gesto altruistico, di autodifesa del povero cittadino che paga sempre per le angherie dei malfattori e dei prepotenti.

Niente è come sembra-Franco Battiato

Teatro, voci nel deserto - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it

Teatro, voci nel deserto - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it: "Teatro, voci nel deserto(26 marzo 2009)
Happening improvvisati in mezzo alla strada per dimostrare che è ancora possibile fare teatro civile"

venerdì 27 marzo 2009

Degli episodi hanno fatto riflettere,alcuni studiosi che hanno messo a punto la tesi che la catastrofe potrebbe verificarsi tra breve a Paternò.


Sodoma e Gomorra
Ecco l'interessante resoconto di come si arrivò a capire come avvenne la distruzione di Sodoma e Gomorra e delle altre città della valle di Siddim (informazioni tratte dal libro "La Bibbia aveva ragione" di Werner Keller - pp. 68-75). Le "cinque città della pianura", citate nella Bibbia, fra cui Sodoma e Gomorra, erano iscritte su una tavoletta dell'archivio del palazzo di Ebla (nella Siria del Nord) addirittura nella stesso ordine di Genesi 14:2. Una conferma importante, perché si diceva che non erano mai esistite, perché non se ne trovavano i resti.

La scelta di Catone Uticense,per essere finalmente "liberi".


Morte di Catone Uticense
Traduzione de: "Morte di Catone Uticense" di Seneca

Perché non dovrei raccontare (lett. racconterei) che egli in quella notte leggeva un libro di Platone con la spada accanto al capo? Nell’ ultimo momento egli si era procurato questi due strumenti: uno per voler morire, l’altro per potere (morire). Sistemata quindi la situazione (lett. sistemate le cose), come poteva essere una situazione estrema e incontrastabile, pensò di dover agire così, affinché a nessuno o fosse lecito uccidere Catone o (affinché nessuno) toccasse di salvarlo. E impugnata la spada che fino a quel giorno aveva mantenuta incontaminata da ogni delitto:”Niente “disse” hai ottenuto, o Fortuna, ostacolando tutti i miei tentativi. Io ho combattuto fino ad adesso non per la mia ma per la libertà della patria, né agivo con tanta forza d'animo per vivere libero ma per vivere tra uomini liberi; ora poiché le sorti degli umani sono senza speranza, Catone sia portato in luogo sicuro”. Si inflisse quindi una ferita mortale sul corpo.

giovedì 26 marzo 2009


Beppe Grillo - Ecco cosa fanno gli inceneritori

Vaglielo a dire a quelli che ci vogliono fare il"termovalorizzatore"dietro casa.

Lo psiconano colpisce e infierisce ancora ..speriamo che abbia anche stavolta il coraggio di ritrattare


Berlusconi: «I licenziati trovino qualcosa da fare»
Il premier a Napoli: «La situazione è difficile, ma io non me ne starei con le mani in mano»
Silvio Berlusconi (Ansa)ROMA - «Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa da fare. Io non starei con le mani in mano». Lo dice Silvio Berlusconi conversando con i giornalisti all'Hotel Vesuvio a Napoli, dove si trova per l'inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra. A proposito dei lavoratori della Fiat di Pomigliano (in giornata c'è stato l'incontro tra il premier e una delegazione delle rappresentanze sindacali), il Cavaliere promette di aprire «un tavolo a Palazzo Chigi affinché si arrivi innanzitutto ad un prolungamento della cassa integrazione». SITUAZIONE DIFFICILE - «È una situazione veramente difficile» osserva il premier. «Io - aggiunge Berlusconi riferendosi alla situazione in generale - spero che si faccia di tutto affinché non si lasci nessuno a casa. Anche gli imprenditori si devono inventare qualcosa», sottolinea il Cavaliere. «Ci sono tante ricette - spiega - ma nessuno ha una cura precisa. Deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo» ribadisce il presidente del Consiglio, che si dice contrario alla proposta della settimana corta così come auspicata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.
Ora mi chiedo io,ma non era nei tuoi piani, nel tuo programma elettorale, trovare lavoro a chi se ne sta con le mani in mano,magari per colpa tua e dei tuoi raccomandati?
E chi è stato licenziato come fa a trovare la ricetta giusta,visto che non esiste una per emergere dal "nulla" che tu e i tuoi discepoli avete creato?

mercoledì 25 marzo 2009

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI di George Orwell P1

Il messaggio della favola, la sua morale, è che qualunque rivoluzione che si proponga di instaurare un'utopia è destinata a fallire e a trasformarsi in tragedia.Infatti, tutto il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto.

Oggi racconto una favola.....


IL TAGLIALEGNA ED ERMES
A un taglialegna cadde l’accetta nel fiume presso cui stava lavorando. Non sapendo che fare, si mise a piangere, seduto sulla sponda. Ermes, saputa la ragione del suo pianto, si impietosì; fece un tuffo nel fiume e portò su un accetta d’oro, chiedendogli se era quella che aveva perduto. L’uomo rispose dl no, ed Ermes, tuffatosi di nuovo, ne portò sù una d’argento; e poiché l’uomo dichiarava che non era nemmeno quella, si tuffò una terza volta e gli portò fuori la sua. Allora il taglialegna disse che si trattava veramente di quella che aveva perduta, ed Ermes, soddisfatto della sua onestà, gliele diede tutte e tre. Il boscaiolo, ritornato tra gli amici, raccontò loro l’accaduto, e uno di essi pensò di poterne ricavare un uguale profitto. Andò al fiume, gettò a bella posta la sua accetta nell’acqua e poi si sedette lì a piangere. Anche a lui comparve Ermes e, informatosi del motivo del suo pianto, si tuffò e portò sù a lui pure un’accetta d’oro, chiedendogli se era quella che aveva perduta. "Ma sì, certo che è quella!", rispose l’altro, esultante. Il dio, indignato di tanta sfacciataggine, non solo si tenne l’accetta d’oro, ma non gli riportò nemmeno la sua.
La favola mostra che la divinità è tanto propizia agli onesti quanto ostile ai disonesti.

Ancora io sto ancora aspettando che Ermes riemerga con la mia accetta,sarà annegato?

martedì 24 marzo 2009

La Tempesta

La Tempesta (Renè Magritte).

E' notte, una musica malinconica accompagna la lenta pioggia, ritmiche le gocce lasciano sui vetri sporchi ferite di diamante. La loro canzone sveglia l'anima mia addormentata, tendo l'orecchio al passato ascolto i tempi futuri che avanzano. Dal passato si innalzano i lamenti, nel futuro rimbombano i perchè, si avvicina la tempesta ed io l'attendo, le andrò incontro e niente mi bloccherà.

Auguri Franco.

Dipinto realizzato da Franco Battiato
Ieri sera al Bellini di Catania il mito ha suggellato il suo 64° compleanno

111. Le aquile non volano a stormi, de Franco Battiato

lunedì 23 marzo 2009

La maternità adesso viene concepita come la disabilità..




klimt (maternità)

Dopo le strisce bianche, le strisce gialle per gli invalidi, le strisce blu a pagamento, le strisce bianche/ residenti arrivano ....................Tataaaà!!- pensavate fosse uno scherzo eh? - le strisce rosa, per le donne incinte.E da chi viene promossa questa proposta?Ma naturalmente da una donna(?-?)?),in un consiglio comunale dove la rappresentanza femminile è davvero irrisoria,cosa va a pensare la nostra rappresentante?(Con tutti i problemi che affligono le donne,mobbing,discriminazioni di ogni genere,condizioni sociali di donne in difficoltà.)"LE strisce rosa"LE STRISCE ROSA!!!!!LE STRISCE ROSA!!!!! LE STRISCE ROSA!!!!!!!!!!!!!!Bene, ma perché solo per le donne incinte? Nel senso perché le donne solo incinte? Non è una domanda provocatoria: e quelle che hanno partorito da poco, col bambino nel passeggino? Insomma, estendiamolo alle mamme coi bambini fino ai due anni, suvvia. Ma e se quel giorno è il papà che porta il pargolo? Non sarebbe meglio identificare il parcheggio col bambino? Quindi donne incinte e bambi fino ai due anni? Meglio no? LA DONNA IN STATO DI GRAVIDANZA NON è INABILE!!!LA GRAVIDANZA NON è UNA MALATTIA è UNA CONDIZIONE FEMMINILE.
E però, scusate. Quando la nave sta affondando, prima le donne, i vecchi e i bambini. E i nonnini che faticano a camminare? Non sarebbe giusto dedicare anche a loro degli spazi riservati? Visto che le strisce bianche già ci sono, facciamole grigie. O, se è troppo politically scorrect, che so, verdi, basta che poi non siano prese d’assalto dai leghisti.

E speriamo che non si usino i cartelli che a Milano fanno il loro sfoggio,in cui si può leggere:"stallo per donne in Gravidanza",stallo,stallo,Stallo?Stallo? Lo stallo,se andiamo a cercare codesto termine troviamo: lo spazio predisposto per la mungitura delle mucche,alla faccia della elevazione culturale!
Accadde oggi: Fa campagna per i disabili poi frega loro il parcheggio
E facciamole quelle strisce gialle per terra!
Vietato commentare fuori dalla linea blu.
Non a-bus-iamo.
La dura vita dei ciclisti
Approfondimenti su questi argomenti alla prossima "striscia".

domenica 22 marzo 2009


E' in arrivo.....


La pay tv ,sta divorando il nostro tempo libero.


Dopo una una lunga settimana, passata ad attendere una pausa nella angusta vita di donne impegnate a sovvenire alle richieste di prole e co.,ecco che arriva il tanto agognato week-end,ma è tutto un bluff,tutta colpa della pay tv, che plagia la mente già notevolmente manomessa degli uomini, e cerca di fare dei mostri dei nostri figli.Io mi ricordo quando ero piccola, aspettavo con ansia le ore pomeridiane per vedere i miei beniamini, ma il tutto non si inoltrava dopo le7 di pomeriggio,adesso invece 24 ore non stop nei programmi dei bambini, forse la pay tv ha voluto darci una mano,visto che la società moderna si è dimenticata dei bambini non avendo molto tempo da dedicargli, catapulta questi ultimi nel mondo finto che i media hanno generato per i poveri bimbi dimenticati.
Il sabato pomeriggio sono gli uomini a incollarsi davanti la tv per la partita pomeridiana, poi i commenti delle trasmissioni sportive, le impressioni di ex giocatori frustrati, di comici televisivi che fanno da guard-rail alle sciocchezze che vengono pronunciate, quasi sempre a sproposito dalle ragazze coccodè che fanno da cornice al programma, ma non finisce qua!! La domenica si ricomincia alla grande fino a tarda notte con gli pseudo programmi sportivi incorniciati di squallide donne che sullo sgabello dove poggiano quello che hanno donato per potervici sedere,con le gonne che hanno in dotazione,altro che sport fanno vedere. Dove è andata a finire la mitica trsmissione"90° minuto"del giornalista sportivo per eccellenza Paolo Valenti,che adesso si starà rivoltando nella tomba?Perchè questa smania di prolungare le occasioni di svago televisive facendole diventare incubo,per chi vorrebbe più dialogo nei giorni che dovrebbero essere dedicati di più alla riflessione e al riposo?

venerdì 20 marzo 2009

Chi sono?

Óscar Domínguez
Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana, la penna dell'anima mia:
"follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore la tavolozza dell'anima mia:
"malinconia".
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
Nella tastiera dell'anima mia:
"nostalgia".
Son dunque...che cosa?
Io metto una lente
Davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.

Aldo Palazzeschi
Lasciatemi divertire di Aldo Palazzeschi

In modo polemico e provocatorio il poeta prende in giro chi, in passato, ha composto poesie serie, rispettando ogni regola. Palazzeschi rivendica la libertà di trasgredire tutte le norme. La poesia, dice, non ha più nulla da offrire agli uomini; i tempi sono cambiati, la vecchia poesia è morta: lasciatemi divertire!

Tri tri tri,
fru fru fru,
ihu ihu ihu,
uhi uhi uhi!

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente!
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.


Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche!
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
tarataratarata,
paraparaparapa,
laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la spazzatura
delle altre poesie

Bubububu,
fufufufu.
Friu!
Friu!

Ma se d'un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?


bilobilobilobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù.
U.


Non è vero che non voglion dire,
voglion dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno
si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.


Aaaaa!
Eeeee!
Iiiii!
Ooooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!


Ma giovanotto,
ditemi un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con così poco
tenere alimentato
un sì gran foco?


Huisc...Huiusc...
Sciu sciu sciu,
koku koku koku.


Ma come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese.


Abì, alì, alarì.
Riririri!
Ri.


Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi è bene che non la finisca.
Il divertimento gli costerà caro,
gli daranno del somaro.


Labala
falala
falala
eppoi lala.
Lalala lalala.


Certo è un azzardo un po' forte,
scrivere delle cose così,
che ci son professori oggidì
a tutte le porte.


Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!


Infine io ò pienamente ragione,
i tempi sono molto cambiati,
gli uomini non dimandano
più nulla dai poeti,
e lasciatemi divertire!

giovedì 19 marzo 2009

La corruzione

Il piccolo principe

Le cose che ho imparato nella vita


Testo
La Regina della Notte-R.Cocciante
Album Giulietta e Romeo

La regina della notte
fà sognare i sogni
entra nella testa degli amanti con amori
che non sono veri ma
il risveglio è triste come fosse per davvero un addio.
La regina della notte
fà mentire tutti
fa sognare cose vere ma che sono sogni
E chi dorme non lo sà che ci crede bene
tutto vero come niente lo è
Entra come amore nei cervelli innamorati
come le parcelle nei cervelli di avvocati
come la ferita di una gola aperta nella testa dei soldati.
La regina della notte
mette in testa i sogni
come ragni,come grilli,come le farfalle
e la testa se ne va
corre salta e vola dentro un mondo che non è la realta
entra come abbraccio nei cervelli piu eccitati
come merce viaggia nei cervelli commerciali
come un'altra storia,
come un'altra vita nei destini addormentati
La regina della notte
sveglia in testa i mostri,
brucia, sente, scioglie i cuori
dentro le passioni
per quei miti belli che
al risveglio piangi come fosse per davvero un'addio

YouTube - Renée Fleming-Plácido Domingo, Giá nella notte densa

mercoledì 18 marzo 2009

Renè magritte (Gli amanti)
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alto e vittorioso
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro

Nazim Hikmet
opera di Eugenio alfano "Un uomo e una donna" da www.libero pensiero.it

Le donne chi sono?


Ho un pensiero .................non credo che esista un'ideale, nè un carattere, nè un prototipo.
Tutto mi pare una grande bugia e non so se è la donna ad essere "Morgana",
capace di trasformismi, di apparire e stravolgere gli equilibri,
oppure sia il povero uomo la vittima dell'artificio, dell'illusione da lui stesso
sperata, cercata e poi creata.
Il fatto è, che sono le donne i veri uomini.

Razzismo, sessismo..non è altro che la frustrazione dell'uomo, per non essere nato donna


"Purtroppo il maschilismo si nasconde dietro ogni angolo, è subdolo a volte radicato nell'uomo in maniera quasi genetica. Meno male che però ogni tanto saltano fuori anche uomini diversi."Concordo sulla sua subdolezza, dovuta a motivi culturali (non direi genetici!), a radici profonde. I più gran maschilisti che ho conosciuto non ne erano per nulla coscienti, anzi esattamente al contrario predicavano di essere sottomessi totalmente alle proprie donne, così come lo è tutta l'umanità. Non mi sembra però radicato ovunque allo stesso modo: ho visto differenze abbastanza profonde, che si acuiscono nello scendere del livello culturale/sociale, ma neanche di troppo, direi solo in quanto a modi, poco in quanto a sostanza. Qualche mia cara amica esasperata, mi dice addirittura che anzichè "andare avanti" si sta "tornando indietro"... ahiahiahi...Prendete la seguente affermazione con le pinze: da questo punto di vista in certe zone del Sud Italia mi sembra quasi di essere fra certi mussulmani ... anche quando si parla di politica la donna sembra che sia scomoda,perchè gli uomini non vogliono venga invaso questo settore dove ancora si parla di "quote rosa",che vergogna!! Ok scusate il delirio che potrebbe sembrare quasi razzista: sto finendo di leggere:
"Mille splendidi soli" di Khaled Hosseini. trama :a quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza.

martedì 17 marzo 2009

Per qualche dollaro in più

La musica sta per finire,l'attesa sta per finire,per qualche dollaro in più,.......ne valeva la pena,indio attento......il monco sta con me......

lunedì 16 marzo 2009

A proposito di morte........




A livella
Ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza per i defunti andare al Cimitero. Ognuno ll’adda fa’ chesta crianza; ognuno adda tené chistu penziero. Ogn’anno, puntualmente, in questo giorno di questa triste e mesta ricorrenza, anch’io ci vado, e con dei fiori adorno il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza . St’anno m’è capitata un’avventura...dopo di aver compiuto il triste omaggio(Madonna!), si ce penzo, che paura! Ma po’ facette un’anema e curaggio.‘O fatto è questo, statemi a sentire: s’avvicenava ll’ora d’ ‘a chiusura: io, tomo tomo, stavo per uscire buttando un occhio a qualche sepoltura.« QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO ARDIMENTOSO EROE DI MILLE IMPRESE MORTO L’11 MAGGIO DEL ’31 »‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto......sotto una croce fatta ‘e lampadine; tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:cannele, cannelotte e sei lumine. Proprio attaccata ‘a tomba ‘e stu signore ce steva ‘n’ata tomba piccerella, abbandunata, senza manco un fiore;pe’ segno, sulamente ‘na crucella. E ncoppa ‘a croce appena si leggeva:« ESPOSITO GENNARO NETTURBINO »Guardannola, che ppena me faceva stu muorto senza manco nu lumino! Questa è la vita! ‘Ncapo a me penzavo...Chi ha avuto tanto e chi nun ave niente! Stu povero maronna s’aspettavaca pure all’atu munno era pezzente? Mentre fantasticavo stu penziero,s’era già fatta quase mezzanotte,e i’ rummanette ‘nchiuso priggiuniero,muorto ‘e paura... annanze ‘e cannelotte.Tutto a ‘nu tratto, che veco a luntano? Ddoje ombre avvicenarse ‘a parta mia...Penzaje: stu fatto a me mme pare strano Stongo scetato... dormo, o è fantasia?A te che fantasia; era ‘o Marchese:c’ ‘o tubbo, ‘a caramella e c’ ‘o pastrano;chill’ato appriesso a isso un brutto arnese; tutto fetente e cu’ na scopa mmano. E chillo certamente è don Gennaro...‘o muorto puveriello... ‘o scupatore.‘Int’ a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:so’ muorte e se ritireno a chest’ora? Putevano sta’ ‘a me quase ‘nu palmo,quando ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,s’avota e, tomo tomo... calmo calmo,dicette a don Gennaro: « Giovanotto! Vorrei saper da Voi, vile carogna,con quale ardire e come avete osato di farvi seppellir, per mia vergogna, accanto a me che sono un blasonato?La casta è casta e va, sì, rispettata,ma voi perdeste il senso e la misura;la vostra salma andava, sì, inumata;ma seppellita nella spazzatura! Ancora oltre sopportar non posso la vostra vicinanza puzzolente. Fa d’uopo, quindi, che cerchiate un fosso tra i vostri pari, tra la vostra gente ».« Signor Marchese, nun è colpa mia, i’ nin v’avesse fatto chistu tuorto;mia moglie è stata a ffa’ sta fessaria, i’ che putevo fa’, i’ ero muorto? Si fosse vivo ve farrie cuntento,pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse,e proprio mo, obbj’... ‘nd’a stu mumentomme ne trasesse dinto a n’ata fossa ».« E cosa aspetti, oh turpe malcreato, che l’ira mia raggiunga l’eccedenza? Se io non fossi stato un titolatoavrei già dato piglio alla violenza! »« Famme vedé... - piglia sta violenza...‘A verità, Marché’, mme so’ scucciato‘e te sentì; e si perdo a pacienza,mme scordo ca so’ muorto e so’ mazzate!...ma chi te cride d’essere... nu ddio? Ccà dinto, ‘o vvuò capì, ca simmo eguale?......Muorto si’ tu e muorto so’ pur’io;ognuno comme a ‘n’ato è tale e qquale ».« Lurido porco!... Come ti permetti paragonarti a me ch’ebbi natali illustri nobilissimi e perfetti;da fare invidia a Principi Reali? »« Tu qua’ Natale... Pasca e Ppifania!!!T’ ‘o vvuo mettere ‘ncapo... ‘int’ ‘a cervellache staje malato ancora ‘e fantasia?...‘A morte ‘o ssaje ched’è?... è una livella. ‘Nu rre, ‘nu magistrato, ‘nu grand’ommo, trasenno stu canciello ha fatt’ ‘o puntoc’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme: tu non t’hé fatto ancora chistu cunto? Perciò, stamme a ssentì... nun fa’ ‘o restivo suppuorteme vicino - che te ‘mporta? Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:nuje simmo serie, appartenimmo â morte. »
(Totò)

Un film per riflettere.......


William Parrish è un uomo che ha tutto dalla vita: denaro, successo e una splendida famiglia. La sua idilliaca realtà viene improvvisamente sconvolta dall'arrivo di uno sconosciuto. Quest'ultimo è la Morte, venuta sulla Terra perché incuriosito dall'emozioni riguardo all'amore decantate da Bill, che alla fine del viaggio porterà con sè. La morte viene presentata da Bill come Joe Black che subito viene apprezzato dalla famiglia. La secondogenita di Bill, Susan, aveva conosciuto il ragazzo di cui la Morte ha preso il corpo e aveva iniziato a provare qualche sentimento nei suoi confronti. Susan però non riconosce in Joe il dolce giovane che aveva incontrato alla tavola calda e se ne allontana; trascorrendo del tempo assieme a lui, però, impara ad apprezzarlo e inizia così una grande storia d'amore. Nel frattempo Bill è stato estromesso dal CdA ad opera di Drew, l'ex fidanzato di Susan, che voleva attuare una fusione con un'altra azienda. Arriva il giorno della festa di compleanno di Bill, che conicide con la data che Joe aveva stabilito per tornare nell'aldilà, con una variante rispetto all'inizio della vicenda: portare insieme a lui, oltre che Bill, anche Susan. L'uomo, sconvolto da questa rivelazione, tenta di far capire a Joe che cos'è il vero amore e che Susan ha una vita davanti e non è giusto portargliela via. Toccato dalle parole di Bill, Joe cambia idea e dice addio a Susan. Il padre della ragazza riesce a smascherare lo sporco gioco di Drew e a riacquisire il controllo della sua azienda, abbraccia entrambe le figlie e raggiunge Joe ringraziandolo per aver fatto vivere a Susan le emozioni dell'amore, questo ricambia e insieme si allontano. Susan tenta di raggiungerli ma incontra quello che solo apparentemente è Joe. Infatti il ragazzo è colui che aveva incontrato una mattina alla tavola calda. Susan capisce che non si tratta di Joe ma accetta di vivere questa nuova situazione, triste (per la perdita del padre e del suo amoroso) e un po' speranzosa di riprovare l'emozione dell'amore.

L'attesa del tenente Drogo......


Con la vita continuano, e diventano più impellenti , tutte le attese che, e noi lo ignoriamo, nascondono un’altra attesa e un’altra ancora, come in un gioco di matrioske.
Fissiamo appuntamenti, controlliamo il calendario, annotiamo sull’agenda i nostri programmi, le scadenze, i progetti. Attendiamo sempre che arrivi qualcosa, in quel tempo che abbiamo definito come dimensione esterna e in cui collochiamo tutto quello che ci accade, che è andato via, che, forse, arriverà. In realtà, quel tempo nel quale ci muoviamo è una pura invenzione. E’ una nostra invenzione. Il tempo, al di fuori di noi, non esiste. Noi abbiamo inventato le ore e gli orologi, i giorni, i mesi, gli anni, i calendari, le stagioni.
…. senza nulla che passi non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga non esisterebbe un tempo futuro; senza che nulla esista non esisterebbe il tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono dal momento dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, per essere tempo, senza tradursi in passato, come possiamo dire di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo se non in quanto tende a non esistere. (S. Agostino, Le confessioni).
Noi non siamo più quella creaturina che attendeva di tuffarsi nella vita. I nostri occhi hanno visto tante cose, hanno pianto, hanno sorriso. Abbiamo creato una famiglia o siamo rimasti soli, e il nostro corpo è andato invecchiando, sempre nell’attesa di qualcosa. Abbiamo aspettato l’amore, un posto di lavoro, una promozione, un viaggio. Poi aspettiamo di andare in pensione, di riposarci.
Quelle cadenze interiori che chiamiamo tempo hanno rallentato il loro ritmo, non abbiamo più il vigore di una volta e, come il tenente Drogo abbiamo passato la vita nell’attesa di qualcosa, non sapendo che alla fine di tutte le attese, altro non c’è che la morte.
A Drogo parrà di vedere o vedrà davvero i Tartari ma, nel frattempo, tutta la sua vita è andata consumandosi in quell’attesa e non gli restano, ormai, che gli spiccioli di un sogno.
Ma l’’inutile’ attesa è anche ciò che ci dà forza per perseguire i nostri sogni, anche se, alla fine, non ci saranno più attese né sogni.
E scopriremo che ‘vola il tempo , lo sai che vola e va, forse non ce ne accorgiamo, ma più ancora del tempo che non ha età, siamo noi che passiamo. ( da Valzer per un amore, di Fabrizio De Andrè).
Giovanni Drogo è il protagonista dell’indimenticabile Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati.