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venerdì 12 novembre 2010

Succede anche a Paternò che..........

Non per fuorviare le indagini,ma per "provare".......Per provare!Non per fuorviare le indagini,ma per PROVARE!Per provare!!!!!La mia insospettabilità!

mercoledì 10 novembre 2010

La società....

.....non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro. la mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare [...] Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola, mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro (Alexandre Marius Jacob).

lunedì 1 novembre 2010

BERLUSCONI E L'INFINITA MISERICORDIA


Scorrendo le pagine di un quotidiano qualsiasi ci accorgiamo che i fatti privati e pubblici del "nostro" premier sono messe alla berlina, i suoi peccatucci, i suoi vizi, le sue barzellette sono entrate nel quotidiano vivere di ogni italiano. Non passa giorno che non nè combini una, eppure, i sondaggi e quindi gli italiani lo continuano a vedere in cima ad ogni preferenza, è il leader occidentale con più consensi, nonostante la sua goliardia o (a sentir qualcuno) le sue malefatte, in poche parole la stragrande maggioranza degli italiani apprezza berlusconi, ama il suo stile di vita ed apprezza il suo modo di far politica-aziendale. Ma se analizzassimo tutto il suo operato con la "normale dilingenza del padre di famiglia" termini assai noti ai giuristi, tutto quello che lui ha compiuto (politicamente ed eticamente)appare una serie di provocazioni continue alla ricerca dell'indignazione collettiva, mi spiego meglio tutto il suo operato o l'emulazione di parte di esso se un  qualunque comune mortale lo riproponesse in una qualsiasi civile comunità a cui appartiene, quest'ultima reagirebbe e prenderebbe dei provvedimenti atti alla salvaguardia della comunità stessa e delle norme che la regolano, in termini medici qualcuno direbbe che subito partirebbero i globuli bianchi e quindi le difese immunitarie. In italia nessuno si indigna più, se il premier o i suoi vassalli vengono accusati di aver barato a Briscola perchè giocavano con due mazzi di carte, subito l'avvocato ghedini dirà che tutto è il frutto di una montatura di La Repubblica in combutta con i PM di sinistra che tramano segretamente con Di Pietro, il giorno seguente emilio fede tuonerà dal suo tg 4 che i due mazzi di carte erano stati messi lì da cognato di Fini allo scopo di far cadere il governo, Bossi dirà che se ci fosse stato il federalismo il premier avrebbe giocato con le carte Piacentine (in uso al nord) e che quindi il cognato di Fini essendo romano non si poteva procurare e che quindi il federalismo va fatto alla svelta se sivogliono evitare simili situazioni spiacevoli. La difesa e così bella e costruita e si può dare in pasto a quegli scemi degli Italiani che credono solo e soltanto a Silvio, se Scajola avesse fatto fare a Silvio nulla sarebbe accaduto, se il povero Cucchi avesse chiamato  mentre lo picchiavano a Silvio a quest'ora al massimo si trovava nella casa di  Bondi affidatogli nottetempo dalla questura (vedasi caso della giovane marocchina), ecco perchè gli Italiani non si indignano perchè dal 1994 sanno a quale santo votarsi. Mentre quei mascalzoni della sinistra ci rimproverano che noi italiani siamo evasori, corruttori e con tutti i vizi di questo mondo e che quindi dobbiamo patire le pene in quanto peccatori, il cavaliere è sceso sulla terra e si è fatto uno di noi e quindi nell'infinita sua bontà (ed essendo anch'egli peccatore) ci perdona, ci condona ma soprattutto si "loda" o vorrebbe "essere lodato".

venerdì 22 ottobre 2010

Il paese della vergogna.(Seconda puntata).


Bene adesso sono stati trovati  gli agognati soldi per fare sì che il servizio ai disabili non sia carente nelle scuole di paternò,adesso non solo le  "ASSISTENTi...........ASSISTENTI AGLI ANZIANI"OPERATORI PER COMUNITA' ASSISTENTI ALL'INFANZIA "o "raccomandate"CIOE' TUTTO ALL'INFUORI CHE ASSISTENTI AI DISABILI:-(raddoppieranno le loro ore e i loro introiti ,tutto finalizzato solo a questo, non crediate genitori che tutte queste somme stornate, tutte queste somme trovate miracolosamente all'improvviso, siano frutto dell'interesse che i nostri "governanti" hanno nei confronti dei vostri figli,non credete che se minimamente avessero pensato al bene dei bambini ,avrebbero previsto nel bilancio come priorità assoluta le somme necessarie?Tattiche tutte per sbavare su un settore dove gli indifesi sono sempre più indifesi,con la bava alla bocca si lucra sulle sofferenze e sui bisogni di chi soffre,ormai essendo una nazione dove si permette a livello nazionale,ai nostri governanti, di togliere l'assegno di invalidità ai disabili,dove si avalla l'idea di fare le classi differenziate,dove le ore di sostegno sono ridotte ai minimi termini,dove si ha un ministro che dice che non siamo competitivi per colpa dei disabili che occupano posti di lavoro, e dove in un comune con ammesse idonee commissioni che trattano le problematiche del settore, non si prevedeno le somme in bilancio per l'assistenza ai disabili,abbiamo davvero perso tutto siamo ritornati ai tempi bui della storia italiana.

mercoledì 20 ottobre 2010

"A finestra!"

 
Zoccu ha statu aieri, oggi forsi ca putissi riturnari
si truvamu semi boni di chiantari
‘Nta sta terra ‘i focu e mari oggi sentu ca mi parra u cori
e dici ca li cosi stannu pì canciari
Chi ci aviti di taliari ‘un aviti autru a cui pinsari,
almeno un poco di chiffari
Itavinni a ballari, ittati quattru sauti e nisciti giustu pì sbariari
Jù ci dicu “Cù piaciri, c’è qualchi danza streusa ca vuliti cunsigghiari!?”

venerdì 15 ottobre 2010

Il paese della vergogna.

Ma dove correte ,ma dove andate carissimi amministratori e presidenti di cooperative per assistenza ai disabili,abbiamo capito la vostra strategia comune, di non mettere in bilancio le spese relative al servizio ai disabili, dimezzando così  il numero delle assistenti per poi incitarle a fare rumore, a protestare,includendo così nei vostri sporchi giochi le "poverine" e  aizzando anche le vostre vittime preferite,cioè i genitori dei bambini disabili.Tutto questo per ottenere alla fine gli agognati  70.000€ in cui lucrare,vergognatevi, nel frattempo i bambini aspettano le vostre elemosine,voi intanto vi servite della televisione per dimostrare che siete dispiaciuti di questa situazione.....e volete che magari noi abbocchiamo,ma se siete così dispiaciuti perchè non avete previsto i vostri sporchi soldi nei vostri sporchi bilanci!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

giovedì 30 settembre 2010

Fui quannu voi sempri cà t'aspettu......

L'amministrazione sempre lontana dai problemi dei cittadini, dei lavoratori, quando dovrebbe prendere le difese di chi lavora onestamente cosa fà??...Scappa....Intanto i bambini delle scuole non potranno usufruire della mensa sè non che, i genitori accollandosi le spese di ciò che dovrebbero avere di diritto sopperiscano anche a questa inadempienza,certo! Perchè i fondi messi da parte dovranno servire alla festa della patrona S.Barbara,uomini di poca fede gli amministratori di Paternò,non capiscono che la Santa piuttosto che vedersi festeggiata da sepolcri imbiancati preferirebbe che i bambini abbiano quello che gli spetta di diritto,che i commercianti di Paternò ritornino al fiorente commercio che fino a qualche decennio fà non lacerava le tasche dei paternesi,che le arance ritornino ad essere il fiore all'occhiello della città, che i più deboli tornino ad essere tutelati senza lucrare su di essi.
Amministratori... ma come dormite la notte pensando che c'è gente che sta piangendo le conseguenze delle vostre inadempienze,non sentite il loro grido?Non pensate che anche Santa Barbara che vi accingete a festeggiare sia disgustata più di noi cittadini,essendo ella esempio di valori e rettitudine? Scappate pure ma all'ira divina non scappò neppure Dioscuro padre snaturato di S.Barbara colpevole della decapitazione della figlia che non si volle piegare al ricatto e alla non libertà.

venerdì 17 settembre 2010

Avidità vergognose di chi sbava sui soggetti più deboli.

Non è servito lo scandalo dei numerosi arresti che hanno interessato i servizi sociali di Catania,a Paternò nonostante le denuncie protratte da anni da chi vuole chiarezza delle istituzioni e giustizia continua lo scandalo e nessuno muove un dito per fermare questo volgare circolo vizioso che si protrae dal 2004 dove a vincere le gare d'appalto per l'assistenza ai disabili nelle scuole è sempre la stessa cooperativa,dove il presidente è indagato dalla procura,la stessa cooperativa che appena insediata ha licenziato 6 lavoratrici per assumerne almeno il doppio anche senza titolo idoneo,però magari più "gestibili",da anni queste ultime aspettano delle risposte dalla giustizia ma per gli onesti non ci sono speranze per ottenere il diritto,perchè l'arroganza dei potenti si allarga in tutte le branche della società.
Perchè nonostante indagata questa cooperativa si arroga il "diritto"di guidare un servizio dedito alla gestione di soggetti deboli,ma dove se si ci sà fare si possono lucrare un sacco di soldi, perchè a Paternò se sei iscritta ad un sindacato vieni minacciata dai consiglieri comunali con le mani in pasta nelle cooperative,minacciando il tuo posto di lavoro,perchè non ci si indigna più a Paternò.
Io sono indignata di essere governata da gente che nella mia città non vigila nè su queste cose nè nel benessere economico e sociale che la circonda.

venerdì 27 agosto 2010

A chi esita. (Una poesia di Bertolt Brecht)


Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
-
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze, ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d'ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
-
Che cosa è ora falso di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più
nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?
-
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

giovedì 29 luglio 2010

La storia di Emanuele .Ovvero la vergogna della regione Lombardia.

La storia di Emanuele raccontatata dalla mamma Eleonora Crespi.


La storia del Piccolo Carabiniere
28 settembre 2000: nasce Emanuele
La storia di mio figlio inizia come quella di tutti i bambini. Nasce da un amore e cresce in una famiglia come tante: mamma, papà, una sorella più grande, i nonni, gli zii.
E’ un bambino come gli altri, un angioletto pieno di vita e di cose da fare. Va a scuola volentieri, a quattro anni comincia a suonare il pianoforte, studia l’inglese, fa karate, gioca a calcio. E’ appassionato di astronomia e legge i libri di Margherita Hack, che lui chiama “la signora delle stelle”.
Da grande vuol fare il carabiniere. L’ha deciso il giorno in cui ha visto il film su Salvo D’Acquisto, quello con Massimo Ranieri. Dice che un carabiniere deve parlare l’inglese per svolgere indagini internazionali e deve essere un campione di karate per combattere contro i nemici. Perciò studia e si impegna al massimo. Tutti i giorni vuole passare davanti al monumento di fronte alla caserma di Cologno Monzese intitolata a Salvo, a due passi da casa nostra. E ogni 23 settembre (anniversario dell’eroico sacrificio di D’Acquisto) e ogni 25 aprile gli porta un mazzo di fiori.
Primavera 2007
Emanuele ha 6 anni. Frequenta la prima elementare. A marzo cambia scuola. Nuovi insegnanti, nuovi compagni. Lui si trova subito bene, è felice.
Studia. Corre la Stramilano. Il 17 maggio farà il suo secondo concerto di pianoforte. Gioca. Legge. A maggio diventerà cintura arancione di karate.
10 aprile 2007: mattina
Mio figlio ha mal di pancia. Viene il dottore e ci consiglia di andare al pronto soccorso.
Ospedale San Raffaele. Pronto soccorso. Attesa. Visita. Attesa. Esame. Attesa. Altro esame. Passano così otto ore.
Emanuele ha paura, è tutto nuovo per lui, non ha mai visto un dottore finora. Si sforza di restare tranquillo, vuol fare l’ometto. Solo lo sguardo impaurito tradisce la sua ansia. Lo tranquillizzo. Si fida di me, purtroppo, sono la sua mamma! Vuol fare il bravo: otto ore di visite e controlli senza un capriccio e senza mai dire no.
Finalmente la diagnosi: appendicite. Bisogna operare. Subito.
Lo accompagniamo in sala operatoria, mio marito e io. Lui ci arriva sulle sue belle gambette sane e forti. Sale da solo sul lettino. E’ impaurito ma non versa una lacrima.
10 aprile 2007: tarda serata
Tutto è pronto. Gli do un bacio. L’ultimo.
Aspettiamo in pediatria. Il lettino è pronto da ore. Nessuno ci dice niente. Preoccupazione. Ansia. Panico!
Ma ecco quattro dottori in camice. Chi sono?
“Signora, abbiamo avuto un problema: 15 minuti senza ossigeno al cervello!”
Cosa? Che vuol dire? Aspettate! Se ne vanno.
Noi non capiamo. Cos’è successo? Un problema! Che problema? Ossigeno? Cervello? CHE VUOL DIRE? Nessuno ci spiega niente. Incubo! Il pensiero si ghiaccia. Poi esplode.
Terapia intensiva.....
Emanuele il 10 aprile del 2007 entrò all'ospedale San Raffaele di Milano per una semplice operazione di appendicite, ma durante la preanestesia, è in corso il procedimento penale per verificare le responsabilita' che sono state individuate a carico dei 4 anestesisti che sono intervenuti su emanuele , è rimasto in anossia per 15 minuti o più, successivamente è rimasto in terapia intensiva per 2 mesi e ha subito l'asportazione della tecafrontale perchè la pressione endocranica è aumentata a dismisura.Il 28 maggio 2007 è stato dimesso con la corteccia celebrale distrutta, il cervelloa macchia di leopardo, senza osso frontale e in stato di coma neurovegetativo ericoverato presso la clinica riabilitativa "La nostra famiglia" di BosisioParini (LC). Da allora viene nutrito artificialmente.Il 10 settembre è tornato al San Raffale di Milanp per rimettere la teca frontale è stato ricoverato presso la clinica di Bosisio.Emanuele ha subito in totale 5 operazioni. ATTUALMENTE E' A CASA DOVE HA BISOGNO DI ASSISTENZA 24 ORE SU 24

La salvezza di Emanuele


Emanuele ha bisogno di cure per poter ritornare
come era prima, un bambino sano. Nonostante riversi in uno stato di coma
neurovegetativo "irreversibile", noi genitori, con il sostegno di familiari e
amici ormai in tutto il mondo, non vogliamo arrenderci. Non smettiamo mai di
cercare in tutti i modi informazioni su una possibile riabilitazione più rapida,
cure d'avanguardia o anche un'eventuale ennesima operazione, in Italia o nel
mondo. Grazie alla diffusione della notizia e al vostro
contributo, questi sogni possono diventare realtà ed Emanuele potrà tornare a
sorridere.

ORA EMANUELE E' A CASA A COLOGNO MONZESE E HA BISOGNO DI ASSISTENZA 24 ORE SU 24

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mercoledì 28 luglio 2010

Fuori posto.


Adorno diceva che la forma piu' alta di moralita' e' non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria. Sono d'accordo. Non bisogna mai sentirsi troppo a proprio agio. Bisogna sempre essere un po' fuori posto.
(Gianrico Carofiglio: Le perfezioni provvisorie)

giovedì 22 luglio 2010

Un giorno al palazzo,di A.A.V.V. tratto dall'omonimo romanzo.

Era una giornata caratterizzata da nuvoloni,proprio come il mio animo combattuto,io che ero sempre a debita distanza dagli uffici comunali anche per procurarmi dei documenti, dove tra la gente che ogni giorno lavora onestamente si annidano i parassiti della società,seduta tra i banchi dell'aula consigliare aspettavo io e le altre mie colleghe licenziate,un responso da parte del sindaco e assessori competenti sul perchè eravamo state licenziate nonostante l'impeccabile precisione e dedizione con la quale avevamo svolto la nostra attività lavorativa."Il fatto è signor sindaco,che al nostro posto sono state assunte le supplenti chi ci sostituiva durante i giorni di malattia!!!!!",ribatteva Lucia una delle mie colleghe,io mi affiancai alla sua plateale indignazione ed esposi anche la mia testimonianza sull'accaduto,volevamo giustizia sopratutto perchè da quel poco che eravamo venute a sapere sul nuovo personale, avevamo anche scoperto che erano senza un titolo idoneo, compreso il soggetto a cui mi riferì durante la mia esposizione dei fatti ,sicura di dover ricevere una degna risposta dal mio interlocutore, se non altro anche avvocato,"anche io ho potuto constatare come al mio posto sia stata assunta chi mi sostituiva durante il periodo gestazionale,alchè signor sindaco la vedo una cosa ingiusta";dopo il lungo silenzio nell'ascoltare le nostre testimonianze,il sindaco si alzo in piedi e mi disse:"quindi lei afferma che è stata in gravidanza... e si sia assentata dal suo posto di lavoro parecchi mesi...,quindi la collega che l'ha sostituita ha acquisito la priorità sull'occupare il suo posto di lavoro!!!".
In quel preciso istante mi alzai in piedi e lasciai l'aula per non scendere a bassezze che avrebbero potuto intaccare la mia persona come soggetto civile appartenente alla società e mi ripromisi di affrontare una lotta contro il barbaro abuso di potere inflitto a me e alle mie compagne di lavoro.

mercoledì 21 luglio 2010

Il vero "castello" di Kafka si trova a Paternò,Attenzione!!!!! Niente a che vedere "c'à turri".


 Da:"Il Castello",di Franz kafka.
«Chi oserebbe cacciarla via, signor agrimensore?», disse il sindaco. «Proprio l'oscurità delle questioni preliminari le garantisce il trattamento più cortese, ma lei dà l'impressione di essere troppo suscettibile. Nessuno la trattiene, ma questo non significa che la si cacci via».
«Oh, signor sindaco», disse K., «adesso è lei che vede le cose troppo chiare. Le voglio enumerare alcune delle ragioni che mi trattengono qui: il sacrificio che ho fatto nell'allontanarmi da casa, il viaggio lungo e faticoso, le speranze che ho nutrito a proposito della mia assunzione qui, la mia totale mancanza di risorse, l'impossibilità di ritrovare al mio paese un lavoro equivalente, e infine, ragione che non è la meno importante, la mia fidanzata, che è di qui».
«Ah, Frieda», disse il sindaco senza la minima sorpresa. «Lo so. Ma Frieda la seguirebbe ovunque. Quanto al resto, le concedo che bisogna ancora ponderare le cose, e io ne informerò il castello. Se si venisse a una decisione o ci fosse bisogno di interrogarla ancora una volta, la manderò a chiamare. È d'accordo?».
«Niente affatto», disse K., «non voglio favori dal castello, voglio ciò a cui ho diritto».

Un pensiero per Paolo....


Si, mi dispiace ma non c'è l'ho fatta più a stare a pensare quello che dovevo scrivere sul blog,specialmente dopo le notizie che imperversano sui giornali in questo periodo su Catania e dintorni,avevo pensato:"adesso non scriverò più sul blog", tanto ciò che scrivo per molti sarà il nulla,anche se per me sarà stato uno sfogo, un grido,per altri beh avrebbero tirato un sospiro di sollievo perchè magari sono troppo di parte o troppo prevedibile.
I miei pensieri si sono fermati ad un certo punto, ad una questione, sempre la stessa, e non mi piace essere ripetitiva,ma quando il primo di Luglio, giorno dell'udienza dove io lotto per portare a galla la verita sul mio ingiusto licenziamento,giornata alquanto particolare caratterizzata dallo sciopero dei magistrati,vedo arrivare i testimoni dell'imputato.........è qui, in questo momento! Che i miei pensieri si fermano .....si fermano a pensare, a riflettere sull'assurda questione,adesso capisco molte cose ....come è stato tradito Paolo Borsellino e perchè, dove sono andate a finire le agende rosse,chi sono i detentori della giustizia e della nostra libertà,chi ci governa, chi ci da l'esempio di come dovrebbe comportarsi un cittadino modello ,ad esempio... il primo cittadino si chiama così  perchè si presume che dall'alto della sua carica amministrativa sia da esempio alla comunità, come detentore di mezzi che mirano a difendere la legalità, le fascie più deboli e la giustizia sociale, intesa come assicurazione per i cittadini di non essere indifesi e soli davanti alle intimidazioni da parte di alcuno che miri a mettere in repentaglio la libertà di pensiero,di espressione o cose simili..,ma queste sono cose di altri tempi ,adesso la protezione magari la si vuole dedicare a chi sta più zitto e si accontenta ,zitti tutti a nascondere quanto più marciume possibile,ma attenti la giustizia sia che si tratti quella divina che di quella  terrena arriva in ritardo ma arriva.

venerdì 2 luglio 2010

Il re stolto e le botti di neve

C’era una volta giù all’Equatore
un’isola bella, baciata dal sole,
dove regnava un Re dittatore,
che tutti teneva sotto le suole.

Giunse notizia un giorno al sovrano
d’una sostanza a lui sconosciuta:
“Cade dal cielo così, piano piano!
È soffice e morbida come la juta!

Puoi farci le palle, tirarle al nemico,
e averne una scorta come si deve.
Qui non si vede, ma dice un amico
ch’esiste davvero! La chiamano neve!”.

Un urlo di gioia riempì il circondario
e il Re tropicale chiamò l’Assistente:
“Mandami il servo più temerario,
che corra veloce, immantinente!”.

“Portami presto - gli ordinò il Re
“quella poltiglia che chiamano neve!”.
Il Servo partì, correndo per tre,
lungo la via, ad occhio, più breve.

Viaggiò senza soste di giorno e di notte,
scalando montagne coperte di bianco,
riempì con la neve tutta una botte
e fece ritorno, felice ma stanco.

Lo ricevette ansioso il sovrano,
di colpo balzando dall’ottomana;
schiuse la botte, protese la mano
ma era ricolma di acqua piovana.

Il Servo infedele fu tosto sbattuto
dentro la cella più fredda che c’è.
Il Re tropicale che s’era avveduto
decise a quel punto di fare da sé.

Tutta la corte partì in pompa magna
come in un viaggio di quelli ufficiali.
Un breve passaggio dal re di Bretagna
e poi sempre dritto, fino agli Urali.

Di neve ce n’era, soffice e smorta,
e il Re tropicale fu molto contento.
Per esser sicuro d’averne una scorta.
di botti ricolme ne prese duecento.

All’isola bella poi volle tornare,
pieno di neve e tanta emozione,
ma vide il Sovrano, nello sbarcare,
che i Servi facevan la rivoluzione!

Avevan buttato cappi e catene
e s’eran ripresi gli averi del Re.
Lui lo isolarono, chiuso per bene,
dentro la cella più fredda che c’è.

Morì senza neve il povero stolto,
dopo una cernita futile e vana.
Trono e corona perse in un colpo
in cambio di botti d’acqua piovana.

martedì 1 giugno 2010

Mens sana in corpore sana........


.......Non sto riportando una frase che ieri al telegiornale locale ho sentito dire a uno dei  burocrati  paternesi all'inaugurazione di di una pseudo palestra in una delle tante funestate scuole di Paternò,bensì questa frase è contenuta nel verso 355 delle Satire di Giovenale, noto poeta romano contemporaneo di Tacito. Con poche parole l'autore dimostra che la felicità nella vita si fonda su valori essenziali. Chi possiede un corpo e una mente sani, ha ancora ben poco da desiderare. La felicità, come il successo, dipende in massima parte dall'efficienza di questi beni. Chi non ha una mente saggia, capace di guidare, difficilmente prenderà la via giusta e chi ha un corpo debole non sarà mai capace di procedere e resistere a lungo sulla via, perché accade nel corpo quello che accade nella mente,dovrebbero meditare su queste parole  i nostri governanti sia a livello locale che nazionale,ma lo sappiamo: "U pisci feti da testa".Prima di parlare di "mens sana", ci si dovrebbe guardare attorno e vedere se sono portatore dei bisogni dei cittadini, se la solidarietà verso i più deboli è il mio pane quotidiano e domandarsi se una palestra sia sufficiente a riportare "sana mens"tra le genti,se intendo sposare le cause e le ingiustizie perpretate alla società o sono anche io causa di ingiustizie e causa di "mens" tutt'altro che sana tra il popolo. Non servirà che voi abbiate fatto centro al canestro della vostra palestra domandatevi piuttosto se il centro lo avete fatto guidando saggiamente un popolo senza avere esasperato alcuno,giocatela pure la partitella nella vostra palestra,ma non dimenticatevi della partita che la vita vi ha proposto, per essere dei veri campioni portatori di onori per la vostra gente non sia vinta con inganno,il vero giocatore si vede da come rispetta le regole del gioco.
Friedrich Nietzsche, il noto filosofo, in "Così parlò Zaratustra", tra tante cose più o meno giuste, più o meno provocatorie o esagerate, nel famoso capitolo "Dei Dispregiatori dei corpi" scrive - Strumento del tuo corpo è anche la tua piccola ragione, fratello, che tu chiami spirito, un piccolo strumento e giocattolo della tua ragione. Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto che si chiama Sé. Abita nel tuo corpo. È il tuo corpo. Vi è più ragione nel tuo corpo che nelle tua migliore saggezza -.
Mens sana in corpore sano, oggi più di ieri significa combattere con grande forza di volontà e spirito di sacrificio gli squilibri  utilitaristici, narcisistici della pubblicità e del business, per amore del piacere sportivo che è ricerca della vera felicità, quella duratura non di certo si associa alla fame di potere a tutti i costi anche fino a divenire ridicoli e servili.
Mens sana in corpore sano" quindi .Ma mi ritorna in mente una frase del Leopardi : “Il mio pessimismo non deriva dalle mie condizioni fisiche".

mercoledì 26 maggio 2010

E io ...."Speriamo che me la cavo"..................

Ricordando un film della grande Lina Wertmuller:" Io speriamo che me la cavo",tratto da un libro di Marcello D'orta, c'è una sequenza dove un Bambino di Corzano (Na)legge un tema, io non posso fare a meno, ogni volta che lo guardo e sento le parole del tema, immaginare Paternò come luogo dell'evento descritto dal bambino.
Sarà l'aria  che tira?

"Io, la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno più di mille migliardi! Più dei cinesi! E Dio avrà tre porte: una grandissima, che è l'inferno; una media, che è il purgatorio; e una strettissima, che è il paradiso. Poi Dio dirà: "Fate silenzio tutti quanti!". E poi li dividerà. A uno qua e a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: "Uè, addò vai!". Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Paternò si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po' ridono e un po' piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo"

venerdì 21 maggio 2010

Piantala con l'omertà paternese coltiva la speranza.


"Nenti sacciu e nenti vitti e si ceru durmivu e si chiddu chi haiu dittu currispunni a dittu nenti haiu dittu"
 Epilogo di un processo a paternò,vi  aggiorneremo alle prossime puntate.

mercoledì 19 maggio 2010

La bilancia del sovrano illuminato

 La bilancia serve a determinare il numero che corrisponde al peso.
Se gli uomini non cercano di agire su di essa, non è certo per avversione al profitto: è perchè il contrappeso non sarebbe in grado, nel loro interesse, di aumentare o diminuire il numero, nè il braccio potrebbe rendere il carico più leggero o più pesante. Gli uomini non cercano di agire su di essa per la buona ragione che sanno che sarebbe inutile.
Così quando regna un sovrano illuminato, i funzionari non hanno modo di influire sulla legge, nè i magistrati di agire per proprio conto. Sapendo che sarebbe inutile tentar di agire su di loro, non si fanno scivolare di nascosto nelle loro mani brocche di vino.
Quando la bilancia attende il suo carico, dritta ed equa, bricconi e furfanti non hanno modo di far trionfare il loro interesse personale.

(Guanzi, 67)
NOTA: Il Guanzi è il titolo di una compilazione di scritti diversi, datata dal IV al II secolo a.C. alla base del legismo, una corrente di pensiero sviluppatasi durante il periodo degli Stati Combattenti in Cina

lunedì 17 maggio 2010

i perdenti hanno già dato battaglia, prima ancora di cercare la vittoria.

"Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità"
La strategia è la via del paradosso. Così, chi è abile, si mostri maldestro; chi è utile, si mostri inutile. Chi è affabile, si mostri scostante; chi è scostante, si mostri affabile.
Coloro che non sono del tutto consapevoli dei danni derivanti dall’applicazione delle strategie non possono essere neppure consapevoli dei vantaggi derivanti dalla loro applicazione.
Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto.
C’è un detto:
“conoscere l’altro e se stessi - cento battaglie, senza rischi; non conoscere l’altro, e conoscere se stessi - a volte, vittoria; a volte, sconfitta; non conoscere l’altro, né se stessi - ogni battaglia è un rischio certo”.
Gli strateghi vittoriosi hanno già trionfato, prima ancora di dare battaglia; i perdenti hanno già dato battaglia, prima ancora di cercare la vittoria.
In linea di massima, a proposito della battaglia, l’attacco diretto mira al coinvolgimento; quello di sorpresa, alla vittoria.
Quando il nemico si trova a suo agio, può essere messo a disagio; quando è sazio, gli si può mettere fame; quando è stabile, può essere scosso.
La configurazione tattica eccellente, dal punto di vista strategico, consiste nell’essere privi di configurazione tattica, ossia nella condizione “senza forma”. Quando si è senza forma, neanche gli agenti segreti più profondi sono in grado di spiarci, né gli uomini più intelligenti di tramare progetti.
Sii veloce come il vento; lento come una pianta; aggressivo come il fuoco; immobile come una montagna; inconoscibile come lo yin; irruento come il tuono.
Il leone usa tutta la sua forza anche per uccidere un coniglio.
Chi è prudente e aspetta con pazienza chi non lo è, sarà vittorioso.
Una volta colte, le opportunità si moltiplicano.
Rendersi invincibile significa conoscere se stessi
Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità
ll combattente migliore è quello che vanifica i piani del nemico;
secondo viene quello che sa spezzarne le alleanze;
dopo colui che adotta lo scontro armato;
peggiore è infine chi ricorre all’assedio.
migliori guerrieri dei tempi antichi vincevano quando la vittoria era ancora estremamente facile, così che le loro gesta non passavano per astute e non erano reputate audaci.
ll buon mercante nasconde i suoi tesori e fa come se non avesse nulla.
Il buon artigiano non lascia tracce.
Impercettibile, quasi senza forma; misterioso, quasi senza rumore: così sei padrone del destino del nemico.
Renditi invincibile e attacca il nemico solo quando è vulnerabile.
Non attaccare per dimostrare la tua forza, ma attacca solo quando la tua forza può essere applicata.
La capacità di assicurarsi la vittoria combattendo e adeguandosi al nemico è chiamata genialità.
Non contrastare il nemico che si ritira verso casa.
Lascia una via d’uscita a un esercito accerchiato.
Non incalzare un nemico disperato.
Poiché la disperazione può produrre una forza inaspettata.
Non contare sul mancato arrivo del nemico, ma fai affidamento sulla capacità di affrontarlo;
non contare sul mancato attacco del nemico, ma procurati di essere inattaccabile.
Questi i cinque pericoli del combattente:
essere troppo pronto a morire,
troppo preoccupato di vivere,
troppo portato dall’ira,
troppo attaccato all’onore,
troppo emotivo.
Educa con le arti letterarie, unifica con le arti marziali;
così otterrai la vittoria.
governanti non mobilitino l’esercito mossi dall’ira,
i comandanti non sferrino un attacco in un impeto di collera.
L’ira si trasforma in gioia, la collera in serenità; ma una nazione devastata non si può riportare al benessere,
i morti non si possono riportare in vita.
Anche se sei abile, mostrati inabile; anche se sei capace mostrati incapace

Spezzate le catene che imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sarà libero.

Gabbiano Jonathan Livingston
Richard Bach
Ciascuno di noi è, in verità,
un'immagine del Grande Gabbiano, un'infinita idea di libertà, senza limiti.
.... . ....
Il Vostro corpo, dalla punta del becco alla coda, dall'una all'altra punta delle ali,
non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero,
visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero,
e anche il vostro corpo sarà libero.
.... . ....
Il segreto consisteva nel sapere che la sua vera natura viveva,
perfetta come un numero non scritto, contemporaneamente dappertutto,
nello spazio e nel tempo.
.... . ....
..Scegliamo il nostro mondo successivo
in base a ciò che noi apprendiamo in questo.
Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima,
con le stesse limitazioni.
.... . ....
Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri.
.... . ....
Tu seguita ad istruirti sull'amore.
.... . ....
Mettere in pratica l'amore voleva dire rendere partecipe
della verità da lui appresa, conquistata,
qualche altro gabbiano che a quella stessa verità anelasse.
.... . ....
Devi solo seguitare a conoscere meglio te stesso,
ogni giorno un pochino di più..
.... . ....
Egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano.
.... . ....
D'ora in poi vivere qui sarà più vario e interessante ...
Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell'ignoranza,
ci accorgeremo di essere creature di grande intelligenza e abilità.
Saremo liberi! Impareremo a volare!
.... . ....
Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi.
Gli occhi vedono solo ciò’ che è limitato.
Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conoci già’,
allora imparerai come si vola.

sabato 1 maggio 2010

1 maggio festa dei lav.....ops degli schiavi.

Oggi festa ,uno maggio,per smorzare il tram tram quotidiano(si dice così?) vado a mangiare fuori ,nel solito ristorantino in riva al mare( luogo comune),si perchè sono abitudinaria, e perchè ho conosciuto in questo ristorante una ragazza fantastica che chiameremo in questo caso con un nome di fantasia per la privacy(non si dice così?)E anche per non essere riconosciuta dai suoi aguzzini ,Eva la chiameremo(vi piace?),gli aguzzini vi chiedete chi sono? Ma come non lo immaginate i ---da--to--ri-- di- -la--vo--ro,proprietari del ristorante dove  Eva  corre tra i tavoli,solo lei, una ragazza minuta e stanca,che lotta per portare a casa la "pagnotta"a servire tutti  i lavoratori che si riposano,già che beffa,lei che si è ritirata dalla Germania per seguire la figlia qui in Sicilia , dove il lavoro che faceva lì veniva retribuito per quello che ella meritava,perchè, di che se ne dica, in Germania regna un ordine che gli italiani ormai galvanizzati da politici usurpatori di diritti e maestri di uno stile capitalistico e sprezzante che denigra i deboli e gli ultimi,si possono solo sognare.Eva fa due turni al ristorante che per me era romantico e caratteristico e adesso vedo come la locanda dei Thénardier dei miserabili di Hugò,Eva nei due turni serve ai tavoli da sola, altri camerieri non c'è ne sono, se no il suo datore di lavoro con la camicia sempre e inesorabilmente  burberry o lacoste o  capitalist,come fà a far quadrare i conti regalando alla moglie che sta sempre alla cassa rivestita da ori e marche alla moda  un ninnolo di cartier o una barca più grande di quella che egli possiede? eva alla fine della giornata porta a casa 25.00€ somma che alla signora dietro la cassa non basta nemmeno per comprarsi le salviettine struccanti,una mamma si spacca la schiena per portare a casa 25.00€ ,vergogna, vergogna a te datore di lavoro rimpinguito dal sangue e del sudore di eva  ingrossato dal tempo che Eva non può dedicare a sua figlia,non voglio alimentare gli sfruttatori e per questo non ci metterò più piede nella bettola dei Thénardier nostrani.            

venerdì 30 aprile 2010

Disintossicarsi...........

Scappare da te o Paternò terra arida, città vuota e senza anima,
per andare a vedere cosa c'è oltre quel muro,che nasconde ogni orizzonte ,
ove indifferenza, arroganza perdita di valori regnano sovrani,
oltre il tuo muro, città fredda, spietata con i giusti e prostituita al potere,
oltre il tuo muro città madre dell'indifferenza e dell'ignavia
 Alda Merini, da “Clinica dell’abbandono”
… Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi
e mette assieme tutti i suoi giorni
in una mano tesa per donare,
in una mano che assolve
perché vede il cuore di Dio.
Ma la città è triste
perché nessuno pensa
che i fiori del Poeta
sbocciano per vivere molto a lungo
per le vie anguste della grazia.

lunedì 26 aprile 2010

Non tutti i mali vengono per nuocere.(Luogo"comune")


Come raccontato diversi post fà , la sottoscritta viene eliminata dal mondo del lavoro dopo dieci anni di dedito e sudato servizio guadagnato con i denti , senza raccomandazioni  e con tanta forza di volontà, durante questi anni la mia vita piatta com'era prende una svolta,  ho scoperto che il lavoro scelto, era per me una missione, essendo assistente ai disabili e avendo alle spalle anni di volontariato a  me sembrava che quei soldi guadagnati ogni mese,erano soltanto un sur plus alla soddisfazione che mi dava il mio lavoro e la vicinanza a persone a cui io davo la mia assistenza, ma da cui ricevevo il 200 %. Alla fine sono stata soppiantata da personale che aveva più "requisiti"di me uno dei quali il servilismo e una peculiarità non indifferente, una grande propensione ad alimentare il clientelesmo,ma nessun interesse verso i soggetti destinatari del servizio.
Bene carissimi buracrati-politicians-ignorants avete attentato alla mia libertà,minacciandomi nei modi più possibili ed inimmaginabili,volevate fare di me un burattino nelle vostre mani, io non ho ceduto ma di certo non è mancata a voi la mercè per approviggionare le vostre belle e avide gole.
Non immaginereste mai quello che sto per dirvi .............politucoli e mercenari burocrati .................vi dico grazie mi avete fatto capire che i fiori non si raccolgono nel fango e nella bramosia di cedere ,ad abbassare la testa e  perdere la dignità per mantenere un posto di lavoro,ho fatto così un tuffo nel mio passato e ho ripreso a fare volontariato cercando di dedicare la mia vita a chi ha bisogno senza bisogno di affondare nel fango per raccogliere i fiori nel prato della vita ,il fango ve lo ributto in faccia politici e presidenti di cooperative, con l'amore che darò a questi fratelli ,a cui saprò dare il mio apporto senza varcare  la soglia delle istituzioni che sbavano sui servizi sociali e il terzo settore.Ancora ringrazio le istituzioni per aver fatto si che avvenisse questo risveglio nella mia vita .Grazieeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!

giovedì 1 aprile 2010

"Questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine".


Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a se.

martedì 23 marzo 2010

Considerazioni


Ma la verità forse era questa: che nella mia libertà sconfinata, mi riusciva difficile cominciare a vivere in qualche modo. Sul punto di prendere una risoluzione, mi sentivo come trattenuto, mi pareva di vedere tanti impedimenti e ombre e ostacoli.
Ed ecco, mi cacciavo, di nuovo, fuori, per le strade, osservavo tutto, mi fermavo a ogni nonnulla, riflettevo a lungo su le minime cose; stanco, entravo in un caffè, leggevo qualche giornale, guardavo la gente che entrava e usciva; alla fine, uscivo anch'io. Ma la vita, a considerarla così, da spettatore estraneo, mi pareva ora senza costrutto e senza scopo; mi sentivo sperduto tra quel rimescolìo di gente. E intanto il frastuono, il fermento continuo della città m'intronavano.
“Oh perché gli uomini,” domandavo a me stesso, smaniosamente, “si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? Perché tutto questo stordimento di macchine? E che farà l'uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni, con cui la scienza crede onestamente d'arricchire l'umanità (e la impoverisce, perché costano tanto care), che gioja in fondo proviamo noi, anche ammirandole?”

lunedì 8 marzo 2010

La DONNA è

LA POLITICA È ORGANIZZARE LA SPERANZA E PER SPERARE NEGLI UOMINI BISOGNA AMARLI.”

Tina Anselmi ha detto:

"Ci vuole meno a morire per un’idea... che non a vivere ogni giorno per quell’idea”. Ecco, io dico ai giovani: siete nati in un Paese libero, dove le idee circolano, dove potete leggere i libri che volete, vedere i film che volete, sentire la musica che volete. Oggi vivete in un mondo aperto. Siete liberi di fare le vostre scelte, ma l’importante è che facciate una scelta, perché anche la qualità della politica dipende dal contributo che ogni cittadino dà, assumendosi la propria responsabilità.

Dunque, siete liberi di scegliere e avete il dovere di partecipare, perché solo partecipando la politica risolverà i problemi che voi le affidate".

«La libertà è sempre la libertà di dissentire.»

domenica 7 marzo 2010

Alle donne vere,che non si lasciano intrappolare tutto l'anno,per dire che sono libere l'8 marzo.


Buon 8 marzo

a tutte le donne che ogni giorno urlano in silenzio
a quelle che non possono vivere la propria femminilità
alle donne che dedicano la loro vita alla famiglia e alla cura degli altri
alle donne intrappolate dai preconcetti e dalle ipocrisie.
Buon 8 Marzo,  niente vi impedirà mai di essere libere di
pensare e di provare le vostre emozioni.

sabato 6 marzo 2010

Arrivano le Farfalle della Solidarietà UILDM «Per muoversi non solo in città, ma nella propria vita!»

12, 13 e 14 marzo, in oltre 500 piazze italiane
Anche quest’anno la UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) promuove la propria Giornata Nazionale, appuntamento ormai irrinunciabile che da alcuni anni caratterizza l’impegno di questa Associazione nell’ambito della difesa dei diritti delle persone con distrofie e altre malattie neuromuscolari e a sostegno della ricerca scientifica.
In oltre 500 piazze delle principali città italiane, dal 12 al 14 marzo protagoniste della manifestazione saranno le Farfalle della Solidarietà, farfalline di peluche ripiene di ovetti di cioccolato che verranno distribuite dai volontari UILDM - a fronte di un contributo minimo di 5 euro l’una - assieme a materiale informativo sull’Associazione e sulle distrofie e le altre malattie neuromuscolari.
Una città possibile è l’importante progetto a cui è dedicato, dopo l’edizione 2009, anche l’evento del prossimo marzo, che si lega allo storico impegno della UILDM - nata nel 1961 - contro tutte le barriere, architettoniche e culturali. Con esso l’Associazione punta a garantire la mobilità delle persone con disabilità colpite da distrofie o altre malattie neuromuscolari e l’assistenza alle famiglie di queste ultime, in particolare nelle città che ospitano le 76 Sezioni Provinciali UILDM, innanzitutto con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di tutte le persone coinvolte.
«Questo progetto - spiega Marco Rasconi, presidente della Sezione UILDM di Milano, una delle tante dove sono stati investiti i fondi raccolti dalla Campagna 2009 - ci ha permesso di incrementare i servizi di trasporto per i nostri Soci, aiutandoci a coinvolgerli in maniera più attiva in tutte le nostre iniziative e a sviluppare servizi nuovi e utili, dall’accompagnamento a visite o sedute di fisioterapia ad attività legate al tempo libero e allo sport. Posso dire con estrema soddisfazione, quindi, che con quanto ottenuto lo scorso anno da Una città possibile siamo riusciti a declinare appieno e concretamente il concetto di mobilità, inteso come capacità di muoversi non solo in città, ma nella propria vita».
Per riuscire a mettere a disposizione i mezzi di trasporto attrezzati (furgoni) e le persone specificamente e altamente formate (volontari) che sono necessari alla realizzazione del progetto in oltre 70 città, servono però il sostegno e il contributo di tutti i cittadini, non solo di quelli già colpiti dalla realtà delle malattie neuromuscolari o della disabilità.
 Aggiunge Andrea Lombardo, presidente della Sezione di Catania - ci ha permesso e ci permette di svolgere un servizio di accompagnamento per tutti quei Soci sprovvisti di un mezzo proprio, oppure impossibilitati a utilizzarlo. Offrendo agli stessi, inoltre, la possibilità di partecipare alle attività promosse dalla Sezione e contribuendo a rafforzare il loro senso di appartenenza alla UILDM. Natale, un nostro Socio, ha dichiarato più volte che il servizio che abbiamo messo a disposizione lo ha reso più autonomo, facendogli riprendere tutti quegli interessi che nel tempo, per non pesare troppo sui genitori, egli aveva dovuto accantonare».
Gli storici partner Fondazione Telethon e AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue), i nuovi partner Famiglie SMA e ASAMSI (Associazione per lo Studio delle Atrofie Muscolari Spinali Infantili) e gli amici dell’Associazione Reiki RAU sostengono attivamente l’iniziativa con il contributo dei loro Soci e Volontari. E adesso anche CoopVoce, che nei giorni scorsi ha aderito con entusiasmo all’iniziativa, offrendo ai propri clienti la possibilità di inviare un sms solidale al 45504, dal 6 al 14 marzo.

Dal 6 al 14 marzo invia un sms al 45504
Donerai 2 euro dal tuo telefonino TIM, Vodafone, Wind, 3 e CoopVoce
oppure 5 o 10 euro chiamando da telefono fisso Telecom Italia e
Fastweb

sabato 27 febbraio 2010

Senza sangue


-Cosa vuol dire un mondo migliore?
-Un mondo giusto,dove i deboli non devono soffrire per la cattiveria degli altri,dove chiunque può avere diritto alla felicità.
-E lei ci credeva?
-Certo che ci credevo,noi tutti ci credevamo,si poteva fare e noi sapevamo come.
-Voi lo sapevate?
- Le sembra così strano?
-Sì.
-Eppure lo sapevamo.E abbiamo lottato per quello,per poter fare quello che era giusto.
.......
-E' come la terra.
-Non si può seminare senza prima arare.Prima si deve spaccare la terra.
-Bisognava passare attraverso la sofferenza,capisce?
-No.
-C'erano un sacco di cose che dovevamo distruggere per poter costruire quello che volevamo,non c'era altro modo,dovevamo esser capaci di soffrire e impartire sofferenza,chi avrebbe tollerato più dolore avrebbe vinto,non si può sognare un mondo migliore e pensare che te lo consegneranno perchè lo chiedi,quelli non avrebbero mai ceduto,bisognava combattere e una volta che l'avevi capito non faceva più differenza se erano vecchi o bambini,tuoi amici o tuoi nemici,stavi spaccando la terra,non c'era niente da fare,non c'era un modo di farlo che non facesse male.E  quando tutto ci sembrava troppo orrendo,noi avevamo il nostro sogno che ci difendeva,sapevamo che per quando grande fosse il prezzo,immensa sarebbe stata la ricompensa,perchè noi non combattevamo per un pò di soldi,o per un campo da lavorare,o per una bandiera,noi lo facevamoper un mondo migliore,lo capisce cosa vuol dire?,stavamo restituendo a milioni di uomini una vita decente,e la possibilità di essere felici,di vivere e morire con dignità,senza esser calpestati o derisi,noi non eravamo niente,loro erano tutto,milioni di uomini,eravamo lì per loro.........bisognava spaccare la terra,e noi l'abbiamo fatto.

sabato 20 febbraio 2010

Malarazza


Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti ... Un servo Tempu fa rinta 'na chiazza,
pregava Cristu in cruce e ci ricia:
"Cristu, lu me patrune mi strapazza,
MI Tratta comu un cane pi la via,
si pigghia tuttu cu la so 'Manazza,
mancu la vita mia rici ch'è mia ...
Distruggila, Gesù, sta Malarazza!
Distruggila, Gesù, fallo pi mmia! Sì .. fallo pi mmia! "
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti ...
Ricordati che Ogni persona ha una sua Dignità,
sogni, emozioni Che la vita ci da.
C'è chi ancora per il potere ha venduto l'Anima,
Distruggere questo PUÒ Ogni briciola di verità.
C'è chi dice "Non mi va, non mi va, non mi va,
se c'è chi domina, sgomina, insulta la mia umanità!
Guerra chiama guerra! Lutto per la mia identità!
Nonostante troppe troppe Siano le Difficoltà!
Stato di suddito di, Calamità Società,
schedato schierato Dalla realtà, in cattività
contro la meschinità, pronto anche a tutto (si sa),
non credo all'immunità di chi sta sopra uno guardare
E alla mia Gente che da menzogne e tranquillità
solo per chi sta al di là di questo bel Varietà!
Presidente oggi, Marajà di servilità
ma che vedi tutto spero non nell'al di là!
Cristo mi rispunne Dalla Croci:
"Forse così si spezzate li to vrazza?
Cu vole la giustizia si la fazza!
Nisciun'ormai 'cchiù La Fara pi ttia!
Si tu si 'e nun n'uomo si testa pazza,
ascolta bene sta sintenzia mia,
ca nchiudatu iu 'in cruce nun saria
Ciò s'avissi fattu ca ricu uno ttia ...
ca nchiudatu iu 'in cruce nun saria! "
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti?
Pigghia nu bastune e tira fora li denti ...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti ...
"Se 'nna stu munnu c'è la Malarazza,
cu voli la giustizia si la fazza!
Se 'nna stu munnu c'è la Malarazza,
cu voli la giustizia si la fazza! "
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti ...

domenica 14 febbraio 2010

Le piaghe d'egitto oggi a Paternò

Sangue.   L’acqua che diventa imbevibile,quando c'è naturalmente ,visto che spesso, nonostante sia un bene comune ne siamo  privati, il sangue come simbolo del fuoco e del calore. Siccità . Tutto ciò che viene venduto come bibita al posto delle nostre arance,i nostri politici  non hanno avuto nemmeno l'ingegno di mettere nelle scuole o negli uffici i distributori di aranciate, al posto di quelle macchinette che distribuiscono merendine americane, che ci fanno diventare come l'extra terrestre "ET"con la pancia gonfia e la testa piccola, dobbiamo dedurre che  la causa è perchè chi fa capo a codesti distributori non è amico di nessun politucolo di turno?
Rane.    Il gracidio delle rane rappresenta il rumore, il trionfo del rumore, è anche il diffondersi del pettegolezzo e delle parole inutili, o peggio,  le elucubrate dissertazioni di giullari e di buffoni che si innalzano come detentori della giustizia sociale e portatori di legalità.
Pidocchi.   Li ritroviamo nel parassitismo dei politici che nonostante i problemi più gravi che affligono la nostra città, pensano ancora ad accapararrarsi poltrone ,a nomine di assessori,a nomine di direttori artistici, di direttori generali. E più i pidocchi mangiano, più si moltiplicano e crescono, immensi mostri aracnoidi che sembrano usciti da qualche film di fantascienza, travestiti da istituzioni,li ritroviamo anche nel parassitismo nei cittadini che avallano questo sistema alimentandolo con l'ignavia e con l'indifferenza.
 Bestie feroci.   La Mafia.  i combattenti per la cattura della libertà altrui, quelli che in cambio del voto ricattano,vendono posti di lavoro,diritto non barattabile con la libertà di esprimere le proprie ideologie,quelli che favoriscono il clientelismo e il proliferarsi di ingiustizie inflitte ai più deboli.
Grandine.    La spazzatura che sta nelle strade da settimane,perchè non si trovano i soldi per pagare chi umilmente svolge il lavoro di tenere pulite le strade della nostra città, le conseguenze che sono scuole chiuse,ratti per le strade e dentro gli istituti scolastici.Il proporci i termovalorizz.... ops...gli inceneritori come fonte di energia e non come erogatori di diossina.
Cavallette.    Gli schiavi che si moltiplicano, e così pure i loro bisogni.I giovani paternesi vengono relegati nei call center,dove vengono"esaltate"le loro professionalità,una vera fucina di talenti nostrana. Troppe volte nella storia popoli poveri ed affamati di giustizia, ma prolifici e numerosi, hanno invaso i governanti ben pasciuti, rammolliti dai vizi e dai lussi..sordi al grido di chi è senza lavoro,di chi non viene pagato,di chi viene mortificato nella dignità,di chi perde il lavoro senza giusta causa. Il rischio è di un’invasione. 
Oscurità.   Il cedimento della cultura e della morale. Il sovvertimento dei valori fondamentali. L’oscurità è il diffondersi di stati d’animo negativi ,per esempio a Paternò, dei netturbini che elemosinano il loro salario come sta accadendo in questi giorni, traditi dalle istituzioni ,sbeffeggiati dai festeggiamenti carnascialeschi, organizzati, nonostante le vie piene di immondizia,per via dello sciopero  di questi ultimi senza stipendio da dicembre, la mancanza d’amore verso il prossimo indigente, l’estrema difficoltà di trovare in questa città delle persone con la quale condividere i propri ideali,delle persone che lottano per i propri diritti, per un mondo più onesto libero da egoismi e  narcisismi .
Nonostante questi segni,il faraone  ha il cuore indurito,e aspetta che l'avvicendarsi delle piaghe devasti e alimenti la morte delle coscienze,che dissesti una città che una volta era il vanto della sicilia orientale.

mercoledì 10 febbraio 2010

L'ultima prova di Psiche



Questa consisteva nel recarsi agli Inferi e chiedere a Proserpina di mettere in un vaso un po' della sua bellezza. Psiche non sapeva come fare per raggiungere gli Inferi, e stava pensando di suicidarsi, ma una torre le parlò e le disse che in una città vicina, c'era un cunicolo che portava agli Inferi, ma avrebbe dovuto portare con se due focacce mielate e avrebbe dovuto mettersi in bocca due monetine. Le disse ancora che lì avrebbe incontrato un asinaio zoppo con un asino zoppo che le avrebbe chiesto aiuto, ma lei avrebbe dovuto andare dritta senza fermarsi. Quindi arriverà allo Stige e incontrerà un vecchio di nome Acheronte a cui darà una delle due monetine per farsi accompagnare dall'altra parte del fiume. A metà dello Stige incontrerà un vecchio che le chiederà di farlo salire sulla barca, ma Psiche non deve dargli retta. Poi incontrerà Cerbero, un cane a tre teste, e a lui getterà una delle due focacce, ecc... Psiche riuscì a fare tutto bene e si fece consegnare il vaso con la bellezza di Proserpina. Aveva superato tutte e quattro le prove. Tutte quelle fatiche però l'avevano sciupata, e allora pensò di aprire il vaso per diventare + bella di prima. La torre però le aveva detto di non aprire mai quel vaso, altrimenti sarebbe morta. Venere sapeva che il vaso conteneva un veleno e contava su quel veleno per uccidere Psiche. Psiche non resistette alla tentazione e aprì il vaso, ma nel vaso non c'era nulla, a parte un sonno profondo che la fece stramazzare al suolo. Dal cielo giunse allora Amore, che era riuscito a fuggire dalla cella. Amore rinchiuse il sonno nel vaso e punse Psiche con una delle sue frecce affinché riaprisse gli occhi. Infine la portò in cielo da Zeus che fece bere alla fanciulla un bicchiere di ambrosia. Psiche divenne immortale e divenne la moglie di Amore. Ebbero una figlia che chiamarono Voluttà e vissero felici e contenti.

giovedì 4 febbraio 2010

Al rogo re carnevale


Mi ricordo una storia che mi raccontava mio padre, di quando appena  tredicenne, non essendo in possesso di un auto essendo quel periodo nel pieno dopoguerra, con la sua bicicletta percorreva decine di chilometri per andare a coltivare la sua terra ,quella terra regalò alla mia famiglia tante soddisfazioni e agi, seppur alimentata con lacrime di sudore e sacrifici,come mio padre quasi il novanta per cento dei padri di famiglia nel paese di Paternò era produttore di arance,le arance di Paternò erano con il tempo diventate il vanto della nostra città.
Adesso le cose sono cambiate adesso gli agricoltori sono stati dimenticati da questa classe dirigente che pensa soltanto ad arraffare voti,con la promessa (o minaccia,boh! ancora non l'ho capito)del posto ai call center gestiti dai loro padroni, gli aranceti di Paternò adesso sembrano come piangere,come i loro produttori,  già! Proprio così !Piangere, basta percorrere le strade che costeggiano i campi di aranci per vedere come tappeti arancione coprono la terra,seppur al nord un chilo di arance costano 2,50€e i produttori le portano al macero per guadagnarci almeno0,10€ ,un umiliazione che per i produttori dura ormai da molti anni.
Questa premessa l'ho fatta per introdurre una mia seppur "faziosa" opinione circa le notizie ascoltate nel tg locale.Di fronte a questa drammatica realtà sapete cosa succede quando ieri sera doveva esser approvato dal consiglio comunale un documento per adottare misure contro la crisi agrumicola promosso dai sindacati?
Il documento non viene approvato perchè mancavano i signori consiglieri ,non hanno avuto nemmeno il coraggio di affiancare quei cristi degli agrumicoltori che aspettavano all'interno dell'aula consiliare sperando che qualcosa di buono si potesse realizzare per il futuro dell'economia paternese, però la notizia che sento dopo questa è stata quella che mi ha sclerato maggiormente:"il direttore artistico c'è e sta lavorando "diceva la notizia,per tutti quelli che si fossero chiesti che fine avesse fatto dopo la sua elezione e apposito ufficio assegnatogli al palazzo, per non parlare dell'indecoroso stipendio. Che c**** vuoi che c'è ne può fregar al paternese che dopo un anno che sputa sangue e dopo una giornata di duro lavoro ha la schiena spezzata dalla fatica, del direttore artistico, della preparazione del carnevale rammendato affidata al direttore artistico, figura che fino ad oggi non è stata essenziale e di primaria importanza per la nostra città, hanno la faccia tosta di pensare a raccimolare soldi per festeggiare il carnevale, con i commercianti in ginocchio perchè la strada principale dove  allocano tutti gli esercizi commerciali è interrotta da lavori,con le strade di Paternò ancora una volta piene di immondizia ormai dispersa in ogni angolo delle strade,perchè non ci sono i fondi per pagare gli operatori ecologici,dove in alcune scuole dopo la pioggia abbondante ci sono state infiltrazioni di acqua,dove l'assessore ai servizi sociali è stato rimosso per associazione mafiosa,dove si aspetta il responso se sciogliere il consiglio comunale per infiltrazioni mafiose,dove ancora sei lavoratrici aspettano di sapere perchè sono state sollevate dall'incarico lavorativo per essere state sostituite da nuovo personale senza titolo idoneo,dove altre lavoratrici denunciano un assessore per averle minacciate di perdere il lavoro se non si fossero cancellate dal sindacato.
Carissimi governanti e direttori artistici,non c'è più bisogno che ancora vi sforziate a organizzare il carnevale,perchè non vi siete accorti che è già in atto da diverso tempo siamo nell'eterna gozzoviglia,nell'eterna alienazione dei problemi,facendo propaganda che queste cose futili sono aspetti importanti per il vivere sereno di ogni cittadino.Grazie non ci servono i vostri inutli sforzi, ridateci i nostri diritti ,ridateci la nostra città ,il carnevale non ci serve e tantomeno il direttore artistico.

martedì 26 gennaio 2010

Il re nudo.

Vi racconto una fiaba. Che poi, tanto fiaba, non è.
Diciamolo! E' una parodia della fiaba di Andersen,

Questo racconto parla di un imperatore vanitoso, eccentrico, un certo Re . Era il Re del Paese della libertà, e il suo popolo, era il popolo della libertà. .
Questo Re era molto attento ai suoi interessi personali e al suo aspetto esteriore.
Un giorno a palazzo Al....EHM a Corte (!), arrivarono de tessitori imbroglioni che fecero credere a tutti di possedere una stoffa magica e bellissima, che solo gli stolti e gli indegni non potevano vedere. Naturalmente, anche se non vedeva nulla, il Re per non fare la figura dello stolto finse di vedere la stoffa e si fece fare un abito dagli imbroglioni. Tutti a Corte facevano finta di vedere il vestito del Re e si complimentavano ."Bellissimo!", dicevano tutti.

Quando il Re decise di scendere tra il popolo della libertà tutti lo applaudivano e ne ammiravano il vestito. Ma ad un certo punto, si leva una voce di fanciullo che grida : "MA IL RE E' NUDO!". Era la voce della verità. La voce dell'innocenza.

MORALE DELLA FAVOLA: Se il popolo della libertà, non fosse un grandissimo branco di pecore (si può dire "grandissimo"?) , forse il Re nudo non sarebbe manco uscito di casa.
In un primo momento si era pensato che il bambino fosse comunista (si può dire bambino?)
Ma tu guarda se dobbiamo sentire queste cose da un bambino, invece che dai giornalisti (si può dire giornalisti?).

venerdì 15 gennaio 2010

Il colombre


Di solito scrivo io una nota, un mio pensiero, una mia riflessione. Ma questa volta voglio solo fare da tramite a chi dello scrivere note, pensieri, riflessioni ne ha fatto un'arte: Dino Buzzati
Il colombre è il primo racconto di una raccolta omonima del 1966. Lo dedico a tutti quelli che pensando sempre e solo a difendersi dall'altro, dal diverso, da ciò che si conosce solo per sentito dire e in quanto tale si teme, passano la loro vita a fuggire e a non cogliere le tante perle di cui la vita, spesso una sola volta, ci fa omaggio. Buona lettura                                                                                                                                                       
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lunedì 11 gennaio 2010

Un pensiero rivolse anche il Leopardi a Paternò?



O patria mia, vedo le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e l'erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond'eran Carchi
I nostri Padri antichi. O fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oime quante ferite,
Lividor Che, sangue Che! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse un racconto? E questo è peggio,
Che di catene ha carche AMBE le braccia;
Si che Sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e Sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, Che hai ben donde, mia Paternò,
Vincer Le Genti UNO nata
E sorte Nella fausta e Nella ria.
SE fosser gli occhi tuoi Fonti dovute vive,
Potrebbe non mai il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo Scorno;
Che fosti donna, o sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, o non Quella è?
Perchè, perchè? Dov'è la forza antica,
Dove l'armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse uno spogliarti il manto e l'auree bende?
Vieni cadesti o Quando
Da Tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Tuoi Nessun de '? L'armi, qua l'armi: io solo
Combatterò, procomberò io sol.
Dammi, o ciel, CHE SIA Foco
Agl'italici Petti Il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar DI SPADE
Vieni Tra Nebbia Lampi.
Nè ti Conforti? E i tremebondi lumi
Piegar non Soffri al dubitoso evento?
Una pugna Che uno Campi Quei
La paternese Gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali Acciari.
Oh misero colui Che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e I Figli cari,
Ma da nemici Altrui
Per altra gente, e non dir PUÒ morendo:
Natia Alma Terra,
La vita che mi destinazione ecco ti rendo.
Oh e venturose Benedette cura e
L'antiche età, Che a morte
Per la patria correan le genti a squadre;
E voi sempre onorate e gloriose,
Strette O tessaliche,
Dove la Persia e il fato assai uomini Forte
Fu di poch'alme franche e generose!
Io credo CHE E i sassi e l'onda LE PIANTE
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin sponda Quella tutta siccome
Coprìr le invitte Schiere
De 'corpi ch'alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Guardando l'etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso AMBE le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Lance Ch'offriste il petto alle Nemiche
Per amor di costei ch'al Sol vi Diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Perigli Nell'armi E NE '
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell'acerbo fato amor vi trasse?
Vieni sì lieta, o figli,
L'ora estrema vi parve, onde Ridenti
Correste al passo lacrimoso e duro?
Parea ch'a danza e non andasse a morte
Vostri Ciascun de ', o uno splendido convito:
Ma v'attendea Lo Scuro
Tartaro, e l'onda morta;
Né le spose vi foro o I figli Accanto
Quando su l'aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de 'Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Vieni Leone di tori entro una mandra
O salta uno Quello nel tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
O questo fianco addenta O Quella Coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L'ira de 'Greci Petti e la virtute.
Cavalieri e Cavalli Supini Ve ';
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
Primieri fra Correr E '
Pallido e scapigliato Esso tiranno;
Tinti e Infusi venire Ve '
Del Barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d'infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle Piaghe,
Sopra L'ONU Cade l'altro. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si Favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
SPENTE nell'imo strideran le stelle,
Che la memoria e il Vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un'ara; e qua Mostrando
Verran le madri ai parvoli Le Belle
Orme del Vostro sangue. Ecco io mi prostro,

O benedetti, al suolo,
E bacio QUESTI sassi e zolle queste,
Che fien lodate e Chiare eternamente
Dall'uno polo all'altro.
Deh foss'io pur con molle e voi qui sotto,
Fosse del sangue mio quest'alma terra.
Che se il fato è Diverso, e non consente
Ch'io per la Grecia i moribondi lumi
Prostrato Chiuda in guerra,
Così la vereconda
Fama del Vostro vate appo i futuri
Possa, Volendo i Numi,
Tanto durar Quanto la vostra duri.
(Giacomo Leopardi)