Vi racconto una fiaba. Che poi, tanto fiaba, non è.
Diciamolo! E' una parodia della fiaba di Andersen,
Questo racconto parla di un imperatore vanitoso, eccentrico, un certo Re . Era il Re del Paese della libertà, e il suo popolo, era il popolo della libertà. .
Questo Re era molto attento ai suoi interessi personali e al suo aspetto esteriore.
Un giorno a palazzo Al....EHM a Corte (!), arrivarono de tessitori imbroglioni che fecero credere a tutti di possedere una stoffa magica e bellissima, che solo gli stolti e gli indegni non potevano vedere. Naturalmente, anche se non vedeva nulla, il Re per non fare la figura dello stolto finse di vedere la stoffa e si fece fare un abito dagli imbroglioni. Tutti a Corte facevano finta di vedere il vestito del Re e si complimentavano ."Bellissimo!", dicevano tutti.
Quando il Re decise di scendere tra il popolo della libertà tutti lo applaudivano e ne ammiravano il vestito. Ma ad un certo punto, si leva una voce di fanciullo che grida : "MA IL RE E' NUDO!". Era la voce della verità. La voce dell'innocenza.
MORALE DELLA FAVOLA: Se il popolo della libertà, non fosse un grandissimo branco di pecore (si può dire "grandissimo"?) , forse il Re nudo non sarebbe manco uscito di casa.
In un primo momento si era pensato che il bambino fosse comunista (si può dire bambino?)
Ma tu guarda se dobbiamo sentire queste cose da un bambino, invece che dai giornalisti (si può dire giornalisti?).
Pensieri e vaneggiamenti di una persona qualunque,al di sopra di ogni sospetto.
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martedì 26 gennaio 2010
venerdì 15 gennaio 2010
Il colombre
Di solito scrivo io una nota, un mio pensiero, una mia riflessione. Ma questa volta voglio solo fare da tramite a chi dello scrivere note, pensieri, riflessioni ne ha fatto un'arte: Dino Buzzati
Il colombre è il primo racconto di una raccolta omonima del 1966. Lo dedico a tutti quelli che pensando sempre e solo a difendersi dall'altro, dal diverso, da ciò che si conosce solo per sentito dire e in quanto tale si teme, passano la loro vita a fuggire e a non cogliere le tante perle di cui la vita, spesso una sola volta, ci fa omaggio. Buona lettura
Il colombre (Cliccare su questo link)
Il colombre è il primo racconto di una raccolta omonima del 1966. Lo dedico a tutti quelli che pensando sempre e solo a difendersi dall'altro, dal diverso, da ciò che si conosce solo per sentito dire e in quanto tale si teme, passano la loro vita a fuggire e a non cogliere le tante perle di cui la vita, spesso una sola volta, ci fa omaggio. Buona lettura
Il colombre (Cliccare su questo link)
lunedì 11 gennaio 2010
Un pensiero rivolse anche il Leopardi a Paternò?

Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond'eran Carchi
I nostri Padri antichi. O fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oime quante ferite,
Lividor Che, sangue Che! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse un racconto? E questo è peggio,
Che di catene ha carche AMBE le braccia;
Si che Sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e Sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, Che hai ben donde, mia Paternò,
Vincer Le Genti UNO nata
E sorte Nella fausta e Nella ria.
SE fosser gli occhi tuoi Fonti dovute vive,
Potrebbe non mai il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo Scorno;
Che fosti donna, o sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, o non Quella è?
Perchè, perchè? Dov'è la forza antica,
Dove l'armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse uno spogliarti il manto e l'auree bende?
Vieni cadesti o Quando
Da Tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Tuoi Nessun de '? L'armi, qua l'armi: io solo
Combatterò, procomberò io sol.
Dammi, o ciel, CHE SIA Foco
Agl'italici Petti Il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar DI SPADE
Vieni Tra Nebbia Lampi.
Nè ti Conforti? E i tremebondi lumi
Piegar non Soffri al dubitoso evento?
Una pugna Che uno Campi Quei
La paternese Gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali Acciari.
Oh misero colui Che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e I Figli cari,
Ma da nemici Altrui
Per altra gente, e non dir PUÒ morendo:
Natia Alma Terra,
La vita che mi destinazione ecco ti rendo.
Oh e venturose Benedette cura e
L'antiche età, Che a morte
Per la patria correan le genti a squadre;
E voi sempre onorate e gloriose,
Strette O tessaliche,
Dove la Persia e il fato assai uomini Forte
Fu di poch'alme franche e generose!
Io credo CHE E i sassi e l'onda LE PIANTE
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin sponda Quella tutta siccome
Coprìr le invitte Schiere
De 'corpi ch'alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Guardando l'etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso AMBE le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Lance Ch'offriste il petto alle Nemiche
Per amor di costei ch'al Sol vi Diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Perigli Nell'armi E NE '
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell'acerbo fato amor vi trasse?
Vieni sì lieta, o figli,
L'ora estrema vi parve, onde Ridenti
Correste al passo lacrimoso e duro?
Parea ch'a danza e non andasse a morte
Vostri Ciascun de ', o uno splendido convito:
Ma v'attendea Lo Scuro
Tartaro, e l'onda morta;
Né le spose vi foro o I figli Accanto
Quando su l'aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de 'Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Vieni Leone di tori entro una mandra
O salta uno Quello nel tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
O questo fianco addenta O Quella Coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L'ira de 'Greci Petti e la virtute.
Cavalieri e Cavalli Supini Ve ';
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
Primieri fra Correr E '
Pallido e scapigliato Esso tiranno;
Tinti e Infusi venire Ve '
Del Barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d'infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle Piaghe,
Sopra L'ONU Cade l'altro. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si Favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
SPENTE nell'imo strideran le stelle,
Che la memoria e il Vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un'ara; e qua Mostrando
Verran le madri ai parvoli Le Belle
Orme del Vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio QUESTI sassi e zolle queste,
Che fien lodate e Chiare eternamente
Dall'uno polo all'altro.
Deh foss'io pur con molle e voi qui sotto,
Fosse del sangue mio quest'alma terra.
Che se il fato è Diverso, e non consente
Ch'io per la Grecia i moribondi lumi
Prostrato Chiuda in guerra,
Così la vereconda
Fama del Vostro vate appo i futuri
Possa, Volendo i Numi,
Tanto durar Quanto la vostra duri.
(Giacomo Leopardi)
sabato 2 gennaio 2010
Il ritorno del qualunquismo alimenta Paternò e i paternesi che fanno?........Abboccano........Abboccano.....
Ma davvero c'era bisogno del ritorno di Povia a Paternò per salvare il Natale?Ci domandiamo alcuni che non ci stanno a questa superficialità da quattro soldi, immagino la piazza gremita che urla inneggiando l'insigne artista, che stando a quello che si dice in giro e alle rassicurazioni di qualche politico che per non creare allarmismi e far pensare che ci sia dello spreco di danaro pubblico ,non chiede una cifra esosa ma umilmente si accontenta e canta...forse perchè nelle altre città avrebbero preso a sassate uno che "voleva avere il becco"o qualcuno che ribadisce ancora ....e ancora .....nelle sue canzoni e nelle interviste rilasciate che essere omosessuali è una malattia di cui si può guarire e che è determinata da problemi familiari.
Ma si!!! Tuffiamoci nella folla con Povia, siamo tutti qualunquisti,uniamoci ai ringraziamenti che i nostri politici fanno al direttore artistico che ha permesso che ciò si realizzasse e avesse luogo,intanto non si trovano i fondi nelle casse del comune per ripristinare la fiera di settembre,ormai sepolta da inutili toppe come questa che ci viene proposta,che dava l'opportunita ai commercianti di Paternò di pubblicizzare i loro prodotti e di incrementare le vendite,la rocca normanna, una manifestazione che a Paternò era un evento cult, il carnevale una volta vanto per tutta la Sicilia orientale, per passare alle cose di importanza più rilevante come la manutenzione delle strade che sembrano quelle di Kabul, l'assistenza negata agli anziani perchè non di "primaria importanza", la libertà di espressione negata da quattro politucoli di bassa lega,la dignità dei lavoratori onesti sfregiata e manomessa da mezzucci poco chiari alla comunità onesta che vuole che questo offuscato panorama che si presenta ogni giorno agli occhi cambi veramente.
Intanto festeggiamo l'inizio dell'anno con Povia,sorridiamo sempre,illudiamoci che questo è bello e quello di cui avevamo bisogno,diamo spazio all'ebetismo ormai generalizzato abbocchiamoci a quest'esca che ci hanno teso,per immobilizzarci. O speriamo che il nuovo anno ci illumini e ci faccia capire che stiamo navigando in acque minacciose e cattive.
Ma si!!! Tuffiamoci nella folla con Povia, siamo tutti qualunquisti,uniamoci ai ringraziamenti che i nostri politici fanno al direttore artistico che ha permesso che ciò si realizzasse e avesse luogo,intanto non si trovano i fondi nelle casse del comune per ripristinare la fiera di settembre,ormai sepolta da inutili toppe come questa che ci viene proposta,che dava l'opportunita ai commercianti di Paternò di pubblicizzare i loro prodotti e di incrementare le vendite,la rocca normanna, una manifestazione che a Paternò era un evento cult, il carnevale una volta vanto per tutta la Sicilia orientale, per passare alle cose di importanza più rilevante come la manutenzione delle strade che sembrano quelle di Kabul, l'assistenza negata agli anziani perchè non di "primaria importanza", la libertà di espressione negata da quattro politucoli di bassa lega,la dignità dei lavoratori onesti sfregiata e manomessa da mezzucci poco chiari alla comunità onesta che vuole che questo offuscato panorama che si presenta ogni giorno agli occhi cambi veramente.
Intanto festeggiamo l'inizio dell'anno con Povia,sorridiamo sempre,illudiamoci che questo è bello e quello di cui avevamo bisogno,diamo spazio all'ebetismo ormai generalizzato abbocchiamoci a quest'esca che ci hanno teso,per immobilizzarci. O speriamo che il nuovo anno ci illumini e ci faccia capire che stiamo navigando in acque minacciose e cattive.
giovedì 24 dicembre 2009
A Paternò il remake de:" il gladiatore"..« Conoscevo un uomo che diceva: la morte sorride a tutti. Un uomo non può far altro che sorriderle di rimando. » .....
Ricordavo proprio in questi giorni il film "Il gladiatore", dove Massimo Decimo Meridio Rivolto a Commodo, futuro imperatore di Roma, pronuncia le parole che compongono il titolo di questo post, vi chiederete il perchè, come avrete appreso dai notiziari nella mia e in altre città della Sicilia esiste una piaga sociale, che, non è come dicevasi in un famoso film di Benigni "il traffico", ma bensì La spazzatura, da tre mesi gli operatori ecologici non percepiscono lo stipendio, decidono di scioperare e il nostro Pippo Commodo non li appoggia ma li denuncia per interruzione di pubblico servizio, un assessore fa intervenire il Presidente della Regione che risolve il problema e il nostro Commodo che fa? Lo giustizia, o crede per lo meno,. ma il nostro coraggioso "Massimo Decimo Meridio "locale, invece che essere abbattuto da questo colpo meschino e che sa di abuso di potere non può che suscitare in noi nient'altro che profonda ammirazione e solidarietà.
Non è l'unico caso dove il potere non sta dalla parte dei Lavoratori, la sottoscritta e altre sei lavoratrici circa quattro anni fà furono eliminate dal triste panorama lavorativo regnante a Paternò, perchè aderivano a un Sindacato scomodo,senza che nessuna parte politica si indignasse per il fatto avvenuto, meno male che era fuori moda il Colosseo con "Leoni" annessi pronti a divorare i traditori del regime! Ragazzi Che colpo di c.. ops ... Fortuna!Ci sono diverse analogie tra Il fatto avvenuto nella mia città e quello che compone la storia di questi due uomini vissuti nell'antica Roma.
ANALIZZAMOLE ...
Molti ritengono che Commodo fosse pazzo (in gioventù fece cuocere in un forno un servo colpevole di avergli Preparato un bagno troppo caldo). L 'instabilità di Commodo non fu tuttavia,, limitata a questo. Una volta fece massacrare gli abitanti di una città perché uno di loro lo avrebbe guardato con espressione non amichevole. Egli voleva essere adorato come un dio, e trascurava completamente gli affari di stato mentre si dedicava ad un suo harem di circa 300 donne e giovani uomini. Incarico i suoi amici di amministrare l'impero e divideva con loro i soldi che questi rubavano.
Secondo la versione di Scott l'anziano imperatore romano Marco Aurelio decide di scegliere, venuto il momento di nominare il proprio successore, il valente generale Massimo Decimo Meridio anziché il proprio figlio Commodo; considerato inadatto al ruolo. Marco Aurelio vuole che Roma torni ad essere una repubblica e che quindi Massimo ristabilisca di nuovo il potere del Senato, ovvero al popolo romano, come era prima dell'età imperiale. Venuto a conoscenza della scelta , Commodo uccide il padre Prima che renda pubblica la sua decisione. Massimo capisce che l'imperatore non è morto per cause naturali, ma è stato Ucciso dal figlio, dunque rifiuta di sottomettersi a Commodo, che allora dà ordine di uccidere Massimo e la sua famiglia.
mercoledì 16 dicembre 2009
2470 anni fà ad Atene .....
Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
giovedì 3 dicembre 2009
Speriamo che domani piova......
Giorno 4 dicembre a Paternò è la festa della patrona S:Barbara. Nonostante il padre Dioscuro la rinchiuse in una torre per impedirlo, Barbara divenne cristiana. Per questo motivo fu denunciata dal prefetto Martiniano durante la persecuzione di Massimiano (III-IV sec.) e imprigionata a Nicomedia. Fu prima percossa con le verghe, quindi torturata col fuoco, subì quindi il taglio delle mammelle e altri tormenti. Infine venne decapitata per mano del padre, che la tradizione vuole incenerito subito dopo da un fulmine. Sempre la tradizione racconta che durante la tortura le verghe con la quale il padre la picchiava si trasformarono in piume di pavone, per cui la santa viene talvolta raffigurata con questo simbolo. È invocata come protettrice contro i fulmini e la morte improvvisa e protettrice degli artificeri, artiglieri, minatori, vigili del fuoco e carpentieri.
Ritornando alla festa che si svolge nella mia città, ricordo quando ancora piccola, la festa fosse molto sentita dai paternesi,tutti erano molto coinvolti tanto che si aspettava la festa per comprare il vestito più bello da sfoggiare durante "a passiata a strata ritta"dietro il fercolo della santa, con la scusa di essere "molto devoti" prendeva paganamente il sopravvento l'apparire e il risaltare tra la folla, delle pellicce, dei paltò all'ultima moda,alla faccia della fede e dello spirito cristiano.
Ma forse sempre meglio che adesso,non si tiene più all'abito elegante,ma non per spirito cristiano,ma perchè il paternese non gode più dei tempi fiorenti quando in questo periodo, con la vendita delle arance aveva dei proventi non indifferenti,cosa che adesso con la crisi agrumicola non si realizza da anni per i funestati agricoltori paternesi,ma passiamo ad altro, adesso anche non godendo neppure di danaro nelle casse, il comune di Paternò ha fatto anche una sorta di risparmio,tipo strade non illuminate se non quelle del centro storico etc.. mentre si impegna a creare la nuova figura del direttore generale che bada ben costa alle casse del comune la modica cifra di 25000€ circa,per non parlare del malcontento degli operatori ecologici che puntualmente non vengono pagati ,anche se la responsabilità dei pagamenti non è del comune, esso non si impegna a fare da spalla a dei lavoratori che non percepiscono lo stipendio da diversi mesi. Ma parliamo delle offerte che i devoti fanno durante tutto il periodo che intercorre la festa,per la vigilia sfilano per le strade le cosidette "varette"cioe dei cerei, esse derivano dall'offerta della cera: con il passare dei secoli le grosse candele di cera offerte diventavano sempre più grandi e decorate, fino a far scomparire la cera stessa sostituita da una struttura barocca o rococò in legno riccamente decorato e dorato, ornata da angeli, statue e adornata di fiori. Sono solitamente 8 i portantini che ne reggono il grande peso, anche se ci sono delle eccezioni.Questi portantini dovrebbero rappresentare varie categorie di lavoratori,compresi gli studenti ,ma chi ti ritrovi invece?In alcuni casi persone di dubbia moralità,difatti la ballata delle varette comprende anche la ballata davanti all'abitazione del "pezzo grosso" del quartiere.Ecco dove finiscono i soldi dei devoti, uno squallido e scandaloso avvenimento che agli occhi dei fedeli tutti dovrebbe lasciare atterriti, invece passa da sempre inosservato,vuoi per omertà ,vuoi per diletto, in ogni caso esprimo la mia insofferenza e virtualmente grido il mio vergogna ai complici di tutto questo sistema.
Speriamo che domani piova,così da lavare tutte le iniquità e le menzogne sotto la maschera dei devotismi facili, anche perchè credo che anche la santa non si senta a proprio agio tra i mercanti del tempio di turno, credo che sia anche suo desiderio porre fine a questo sconveniente adoperarsi alle sue spalle e sotto il suo nome.
mercoledì 2 dicembre 2009
Il visconte dimezzato
..Così si potesse dimezzare ogni cosa intera..
Così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza.
Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l'aria;
credevo di veder tutto e non era che la scorza.
Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l'auguro, ragazzo,capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi.
Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa.
E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perchè bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò
Così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza.
Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l'aria;
credevo di veder tutto e non era che la scorza.
Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l'auguro, ragazzo,capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi.
Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa.
E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perchè bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò
martedì 24 novembre 2009
La giustizia.
«Sta lavorando a un quadro?». «Sì», disse il pittore buttando sul letto, appresso alla lettera, la camicia che ricopriva il cavalletto. «È un ritratto. Un bel lavoro, ma non ancora del tutto finito». Fu una fortunata coincidenza, l'opportunità di parlare del tribunale venne addirittura offerta a K., perché era palesemente il ritratto di un giudice. Colpiva, anzi, la somiglianza con il ritratto nello studio dell'avvocato. Qui era rappresentato un giudice del tutto diverso, è vero, un uomo grosso, con una gran barba folta e nera, che di lato arrivava su a coprire le guance, inoltre quello era dipinto a olio, mentre questo a pastelli, con mano debole e incerta. Ma tutto il resto era simile, anche qui infatti il giudice era in procinto di alzarsi minaccioso dal suo trono, di cui stringeva i braccioli. «È proprio un giudice», stava subito per dire K., ma per il momento si trattenne e si avvicinò al quadro quasi volesse studiarlo nei particolari. Non riuscì a spiegarsi una grande figura campata a metà dello schienale del trono e chiese chiarimento al pittore. Le mancava ancora qualche ritocco, si decise a rispondere il pittore, prese un pastello dal tavolino e ripassò un poco i contorni della figura, senza renderla con questo più intelligibile a K. «È la Giustizia», disse infine il pittore. «Ah già, ora la riconosco», disse K., «qui c'è la benda intorno agli occhi e qui c'è la bilancia. Ma non ha le ali ai piedi e non sta correndo?». «Eh già», disse il pittore, «ho dovuto dipingerla così su commissione, in realtà è la Giustizia e la Vittoria insieme». «Non è un'unione riuscita», disse K. sorridendo, «la Giustizia deve stare ferma, altrimenti la bilancia dondola, e non può esserci una sentenza giusta». «Sto alle richieste del mio committente», disse il pittore. «Certo, certo», disse K., che con la sua osservazione non aveva avuto intenzione di offendere nessuno. «Lei ha dipinto la figura come realmente sta sul trono». «No», disse il pittore, «non ho mai visto né la figura né il trono, è tutta un'invenzione, ma ho avuto precise indicazioni su quello che dovevo dipingere». «Come?», chiese K. apposta, come se non capisse bene il pittore, «non è un giudice quello seduto sul seggio?». «Sì», disse il pittore, «ma non è un giudice di alto grado e non è mai stato seduto su un trono così». «Eppure si fa dipingere in un atteggiamento così solenne? Lo si direbbe un presidente di tribunale». «Già, sono dei vanitosi quei signori», disse il pittore. «Ma sono autorizzati dai loro superiori a farsi ritrarre così. A ognuno viene esattamente prescritto come può farsi ritrarre. Solo che, purtroppo, da questo quadro non si possono giudicare i particolari della veste e del seggio, i pastelli non sono adatti per questi soggetti». «Sì», disse K., «è strano che sia dipinto a pastelli». «Così ha voluto il giudice», disse il pittore, «è destinato a una signora».
venerdì 20 novembre 2009
Il personaggio della settimana
Il dottor Azzeccagarbugli.
E' possibile notare l'avvocato dell'iniquità e del vizio, chiamato dai popolani come il dottor Azzeccagarbugli, un nomignolo ben affibbiato che ci dimostra l'indole spregevole dell'individuo.
E' in effetti, una figura caratteristica, propria del suo tempo, quando la legalità era schiava della prepotenza e del delitto, dei nobili e dei signorotti. Le "gride" erano tante e tutte comminavano pene severissime, per qualsiasi infrazione.
Alto, asciutto, pelato, col naso rosso ed una voglia di lampone sul viso, simbolo del suo ripugnante vizio del bere, indossa una toga che funge da veste da camera. Egli è un uomo servile, corrotto, ipocrita, "è la mente che serve di potere" a don Rodrigo e ai suoi bravi, l'uomo di legge, ossequioso coi potenti ed alimentatore dei loro soprusi e delitti, calpesta i suoi doveri di professionista per uccidere la giustizia e la verità, reclamate dalla legge e dalla coscienza umana.
Azzeccagarbugli desta ilarità e riprovazione per il suo opportunismo tra le pareti ampie del suo grande studio. Il suo studio,infatti, è una cornice degna del decadimento fisico e morale del personaggio: è uno stanzone, su tre pareti del quale sono appesi i ritratti dei dodici Cesari, tutti rappresentanti del potere assoluto, considerato sacro e inviolabile nel '600; sulla quarta parete è appoggiato un grande scaffale di libri vecchi e polverosi; nel mezzo c’è una tavola gremita di carte alla rinfusa, con tre o quattro seggiole all'intorno, e da una parte un seggiolone a braccioli piuttosto malandato.
Egli viene ritratto in particolar modo nel terzo capitolo, mentre discute con Renzo. Poiché ha capito che quest’ultimo, nel raccontargli la sua disavventura matrimoniale, è uno di quei bravacci avvezzi a minacciare i curati, l’ avvocato decaduto tenta di adoperarsi come può a difendere il nuovo cliente. Ma quando apprende la verità, cioè che il prepotente è don Rodrigo, il dottor Azzeccagarbugli s'infuria contro il povero Renzo, e, aggrottando le ciglia e gridando, lo mette alla porta immediatamente, dopo essersi simbolicamente lavato le mani, come un Pilato sicuro di protezione dall'alto. Nei pranzi e nelle feste di don Rodrigo,infatti, lui più florido del solito, brinda e gozzoviglia come un parassita senza scrupoli, caduto nella più ignobile bassezza morale, spesso petulante e ridicola.
Quest'avvocato ha una sua psicologia di pavidità malvagia che, in un certo qual modo, si accosta ad un altro personaggio del romanzo: don Abbondio. Colpito dall'inesorabile male della peste muore e, dopo un breve elogio funebre di derisione e di scherno, si viene a conoscenza che è seppellito in una povera fossa comune, senza onori e privilegi. I nemici della giustizia e del popolo vengono puniti da Dio sempre in questo modo.
giovedì 19 novembre 2009
Come fanno
"Tutti presi per il collo", vi lasciamo il tempo di leggere, di pensare e di liberarvi per poco dai lacci del tempo che stringe....
Ma come -
come dicono di vivere -
come dicono di vivere qui così ? -
come fanno non si può capire -
per esempio anche di notte -
nel loro tenore di vita in tutto e per tutto -
che la vita è bella dicono - bisogna dirlo -
anche senza capirlo - attento a come parli -
che magari non ti prendano - per esempio -
per un guastafeste - capito? - o peggio -
e la squadra di calcio? - forza qui e forza là -
e la patria da salvare - da chi? -
da quelli che migrano come uccelli -
che vengono da lontano e non sono in regola -
ma come dicono di vivere qui così?
nelle case - nelle loro case - chiusi -
chiusi col tenore di vita - non si può capire -
chiusi col tenore di vita e il telefono -
e quelli là non li vogliamo - dicono al telefono -
quelli che migrano come uccelli che vadano -
vadano da un'altra parte - dicono loro -
noi siamo nel giusto e qui non c'è posto -
noi siamo nel giusto perché ci siamo fatti da soli -
noi abbiamo la nostra bella patria - dicono così -
abbiamo la nostra patria con il tenore di vita -
e quelli là che migrano vadano da un'altra parte -
così parlano - per esempio anche di notte -
nelle case - nelle loro case - chiusi -
chiusi col tenore di vita - non si può capire -
ma come fanno - già - le facce a tenerle così serie?
poniamo tra moglie e marito - per esempio-
come fanno con le facce - non si può capire -
come fanno a tenerle così serie nel niente del
[niente -
tra moglie e marito- anche tra altri - con figli e amanti -
attenti a non farsi beccare in fallo - sul negativo -
sul depressivo - perché non c'è tempo per quello -
già - il tempo stringe molto nel niente di niente -
e si deprimono a sentir parlare in modo
[dispersivo -
non costruttivo - sul niente di niente che viene
[avanti -
col tempo che stringe - tutti presi per il collo -
che stringe - come -
come dicono di vivere -
che bisogna vivere così
venerdì 13 novembre 2009
Semu troppu raccumannati ...........
............semu troppu raccumannati non'ni ponnu fari nenti
sbaviamu da matina a sira a li politici putenti
ancora n'lanu caputu
ca nuatri semu chi'ù forti picchi alliccamu?
Raccumannatu é sempri assicuratu
vaiu a travagghiari pi inchiri a jurnata e la sacchetta
n'on mi i'nteressa di cui voli cangiari sta bella facenna
liccari e la me vita nun pozzu rinunciari
u votu c'hu dugnu a cu mi duna u torna cuntu
sta lamentazioni c'ha fazzu a chiddi
c'à ancora pritennunu di travagghiari
pi mezzu di l'articulu unu di la costituzioni,
babbi ma chi c'ha'spittati viniti all'assimblea di li raccumannati
a manna v'arriva macari c'alliccati
chi v'interessa di la ligalità,l'onestà
ormai n'ama abituari a cancillali sti paroli ca creiunu difficcortà
a facilità e a filicità
lassatiili iri chiddi ca v'untuunu e falconi e i borsellini
nun'viditi chi fini ci ficimu fari?
sbaviamu da matina a sira a li politici putenti
ancora n'lanu caputu
ca nuatri semu chi'ù forti picchi alliccamu?
Raccumannatu é sempri assicuratu
vaiu a travagghiari pi inchiri a jurnata e la sacchetta
n'on mi i'nteressa di cui voli cangiari sta bella facenna
liccari e la me vita nun pozzu rinunciari
u votu c'hu dugnu a cu mi duna u torna cuntu
sta lamentazioni c'ha fazzu a chiddi
c'à ancora pritennunu di travagghiari
pi mezzu di l'articulu unu di la costituzioni,
babbi ma chi c'ha'spittati viniti all'assimblea di li raccumannati
a manna v'arriva macari c'alliccati
chi v'interessa di la ligalità,l'onestà
ormai n'ama abituari a cancillali sti paroli ca creiunu difficcortà
lassatiili iri chiddi ca v'untuunu e falconi e i borsellini
nun'viditi chi fini ci ficimu fari?
giovedì 12 novembre 2009
L'APE INDUSTRIOSA....
Nel frattempo Lucilla sta cospirando alle spalle dell'imperatore con alcuni membri del senato,e cerca aiuto in Massimo, l'unico uomo che abbia osato ribellarsi al fratello imperatore Commodo .
Nel frattempo Commodo intuisce da una frase del nipotino Lucio Vero che la sorella sta cospirando contro di lui, e quando lei torna si fa trovare col nipote, mentre gli racconta la storia di Claudio, l'imperatore tradito dalle persone a lui più care.
"Se sarai molto buono domani sera ti racconterò la storia dell'imperatore Claudio.
Egli fu tradito, da coloro che gli erano più vicini. Dal suo stesso sangue.
Bisbigliavano negli angoli bui e uscivano a notte fonda. E cospiravano e cospiravano.
Ma l'imperatore Claudio sapeva che stavano tramando. Egli sapeva che erano come piccole api industriose. Una sera si sedette accanto a una di loro la guardò negli occhi e le disse:
"Raccontami che cosa stai combinando piccola ape affaccendata, o abbatterò coloro a te più cari e tu mi vedrai fare il bagno nel loro sangue".
E l'imperatore aveva il cuore spezzato. La piccola ape lo aveva ferito più profondamente di quanto potesse fare chiunque altro e la piccola ape gli raccontò tutto.
Lucilla tenta di liberare Massimo perché guidi una rivolta contro Commodo,soldati a lui fedeli lo attendono già a Ostia, alle porte di Roma.
Commodo però venuto a conoscenza del complotto, fa uccidere tutti i gladiatori e cattura Massimo.
Il popolo ormai adora Massimo, e farlo uccidere sarebbe alquanto impopolare, decide quindi di affrontarlo e sconfiggerlo nell'arena davanti al popolo di Roma.
Nel frattempo Commodo intuisce da una frase del nipotino Lucio Vero che la sorella sta cospirando contro di lui, e quando lei torna si fa trovare col nipote, mentre gli racconta la storia di Claudio, l'imperatore tradito dalle persone a lui più care.
"Se sarai molto buono domani sera ti racconterò la storia dell'imperatore Claudio.
Egli fu tradito, da coloro che gli erano più vicini. Dal suo stesso sangue.
Bisbigliavano negli angoli bui e uscivano a notte fonda. E cospiravano e cospiravano.
Ma l'imperatore Claudio sapeva che stavano tramando. Egli sapeva che erano come piccole api industriose. Una sera si sedette accanto a una di loro la guardò negli occhi e le disse:
"Raccontami che cosa stai combinando piccola ape affaccendata, o abbatterò coloro a te più cari e tu mi vedrai fare il bagno nel loro sangue".
E l'imperatore aveva il cuore spezzato. La piccola ape lo aveva ferito più profondamente di quanto potesse fare chiunque altro e la piccola ape gli raccontò tutto.
Lucilla tenta di liberare Massimo perché guidi una rivolta contro Commodo,soldati a lui fedeli lo attendono già a Ostia, alle porte di Roma.
Commodo però venuto a conoscenza del complotto, fa uccidere tutti i gladiatori e cattura Massimo.
Il popolo ormai adora Massimo, e farlo uccidere sarebbe alquanto impopolare, decide quindi di affrontarlo e sconfiggerlo nell'arena davanti al popolo di Roma.
venerdì 6 novembre 2009
Tempo Reale
Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere
Paese di pecore e pescecani
E fuoco sotto la cenere
Dentro le stanze del Potere l'Autorità
va a tavola con l'anarchia
Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando
e la vernice va via
E il Pubblico spera che tutto ritorni com'era
che sia solo un fatto di tecnologia
E sotto gli occhi della Fraternità
la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia
Paese di terra terra di fumo
paese di figli di donne di strada
E dove se rubi non muore nessuno
E dove il crimine paga
C'è un segno di gesso per terra
e la gente che sta a guardare
Qualcuno che accusa qualcuno
Però lo ha visto solamente passare
E nessuno ricorda la faccia del boia
è un ricordo spiacevole
E resta soltanto quel segno di gesso per terra
Però non c'è nessun colpevole
Paese di zucchero, terra di miele
Paese di terra di acqua e di grano
Paese di crescita in tempo reale
E piani urbanistici sotto al vulcano
Paese di ricchi e di esuberi
e tasse pagate dai poveri
E pane che cresce sugli alberi
e macchine in fila nel sole
Paese di banche, di treni di aerei di navi
che esplodono
Ancora in cerca d'autore
Paese di uomini tutti d'un pezzo
tutti hanno un prezzo
e niente c'ha valore
Paese di terra terra di sale
e valle senza più lacrime
Giardino d'Europa, stella e stivale
Papaveri e vipere e papere
dov'è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa
E' chiusa a chiave dentro la tristezza
dei buchi neri delle tue città
Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola
o se tornerà
E però se potessi rinascere ancora
Preferirei non rinascere qua
sabato 31 ottobre 2009
A che "santo"votarsi?
STORIA DELLA PAROLA MAFIA
-
L’origine della parola Mafia non è conosciuta con precisione. Secondo una versione dei fatti, nacque dall’invasione francese della Sicilia nel 1282 e dal motto "Morte alla Francia Italia Anela" o M.A.F.I.A.
- Per altri deriva invece dal nome della tribù araba che si stanziò a Palermo(Ma-afir), per altri dal toscano maffìa (miseria);mentre lo studioso del folclore G.Pitrè lo ricava dal vocabolo del gergo palermitano che in origine significava "bellezza, coraggio, superiorità."
Lo "spirito della mafia" indica una mentalità di eccessivo orgoglio, di prepotenza e superbia, secondo cui per essere veri "uomini d’onore" bisogna far valere le proprie ragioni senza scrupoli morali con ogni mezzo: dal duello rusticano all’agguato con la lupara.
Lo "spirito della mafia" poggia su un codice d’onore, non scritto ma egualmente rispettato, retto da due regole inderogabili: l’omertà, che impone a tutti il più assoluto silenzio e l’avvertimento preliminare dell’avversario nel "regolamento di conti".
- Il rapporto tra gli “uomini d’onore” e gli affiliati è molto stretto, in quanto è proprio da questo che si intrecciano i collegamenti tra affiliati e “cosca”,
- Questa parola deriva dal dialetto siciliano e significa “carciofo” : essa sta ad indicare il rapporto assai stretto che si viene a stabilire tra i membri, uniti tra di loro come le foglie del carciofo.
- Tale rapporto si rinvigorisce, nel reciproco sostegno e aiuto in caso di necessità, attraverso la ferrea legge storica dell’omertà ( assoluta segretezza circa le informazioni, che possono circolare solo all’interno della ristretta cerchia degli adepti come in tutte le società segrete).Da:"STORIA DELLA MAFIA NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA",by Clemente.
Alcuni studiosi hanno ritenuto e ritengono a torto o a ragione, che il maggior attecchimento nelle zone del sud italia,in special modo in Sicilia, Campania,e Calabria,sia da ascrivere non soltanto alla miseria in cui versava il popolo, ma a modi di reagire, alle ingiustizie che il neo-nato stato italiano infliggeva alle popolazioni ex-borboniche le quali subirono numerosissime angherie e vessazioni,alle quali si reagì con il brigantaggio prima e con le organizzazioni di mafia dopo.
Quindi volendo esplicitare il pensiero di tali studiosi della mafiologia, si può dire che nel momento in cui taluno subiva delle ingiustizie ed a cui lo stato piemontese per motivi di censo o per ragion di stato denegava la giustizia ,quest'ultimo rivolgendosi al capo mafia locale, vedeva tutelati i suoi diritti con celerità e solerzia. Certo negli ultimi tempi,anche la mafia ha cambiato le sue forse "nobili" origini, divenendo soltanto una organizzazione criminale e affaristica.Quindi da "fisiologica reazione" ai soprusi dei potenti diviene,criminalità organizzata.
Una domanda sorge spontanea:"oggi chi non ottiene giustizia a chi si deve rivolgere"?Questa è la domanda che ci siamo poste io e alcune mie amiche,dal momento che circa quattro anni fà,dopo aver denunciato fatti e persone, a tutt'oggi attendiamo risposte dalla procura della repubblica e ci chiediamo,se per ottenere giustizia qualcuno di noi o le nostre famiglie,dovranno subire qualche tragico evento.
Chi arriverà prima la giustizia dello stato italiano o la vendetta dei nostri detrattori?
L'omertà è da vili, ma lasciare chi denuncia da solo e da giusti?Giustizia a te la risposta.
venerdì 30 ottobre 2009
Donne a "disposizione" dell'umanità.
Rosalind Franklin (1920 – 1958) (biologa molecolare)

Diede un contributo rilevante alla biologia molecolare, fornendo le prove sperimentali della struttura del DNA. Per questa scoperta ricevettero il Nobel i suoi colleghi Wilkins, Watson e Crick che realizzarono il modello a doppia elica grazie alle fotografie della diffrazione ai raggi X del DNA scattate dalla Franklin, che Wilkins aveva sottratto dal laboratorio della scienziata. La verità fu rivelata solo molti anni dopo, dallo stesso Watson, nel suo libro "La doppia elica", dove lo scienziato racconta l'episodio del furto in termini scherzosi.

Diede un contributo rilevante alla biologia molecolare, fornendo le prove sperimentali della struttura del DNA. Per questa scoperta ricevettero il Nobel i suoi colleghi Wilkins, Watson e Crick che realizzarono il modello a doppia elica grazie alle fotografie della diffrazione ai raggi X del DNA scattate dalla Franklin, che Wilkins aveva sottratto dal laboratorio della scienziata. La verità fu rivelata solo molti anni dopo, dallo stesso Watson, nel suo libro "La doppia elica", dove lo scienziato racconta l'episodio del furto in termini scherzosi.
giovedì 29 ottobre 2009
Il processo di 'Ntoni.

Finalmente arrivò il giorno della citazione, e bisognava che quelli che ci erano scritti andassero al tribunale coi loro piedi, se non volevano andarci coi carabinieri. Ci andò persino don Franco, il quale lasciò il cappellaccio nero per comparire davanti alla giustizia, ed era pallido peggio di 'Ntoni Malavoglia che stava dietro la grata come una bestia feroce, coi carabinieri allato. Don Franco non ci aveva avuto mai a fare con la giustizia, e gli rompeva le scarabattole dover comparire per la prima volta davanti a quella manica di giudici e di sbirri che uno ve lo mettono dietro la grata come 'Ntoni Malavoglia in un batter d'occhio.
Tutto il paese era andato a vedere che faccia ci avesse dietro la grata 'Ntoni di padron 'Ntoni, in mezzo ai carabinieri, e giallo come una candela, che non ardiva soffiarsi il naso per non vedere tutti quegli occhi d'amici e di conoscenti che se lo mangiavano, e voltava e rivoltava nelle mani il suo berretto, mentre il presidente, col robone nero e la tovaglia sotto il mento, gli spifferava tutte le birbonate che aveva fatto, ed erano scritte senza che vi mancasse una parola sulla carta. Don Michele era là, giallo anche lui, seduto sulla sedia, di faccia ai giudei che sbadigliavano e si facevano vento col fazzoletto. L'avvocato intanto chiacchierava sottovoce col suo vicino, come se non fosse stato fatto suo.
- Per stavolta, - mormorava la Zuppidda all'orecchio della vicina, udendo tutte quelle porcherie che 'Ntoni aveva fatto, la galera non gliela levano di certo.
C'era anche la Santuzza, per dire alla giustizia dove era stato 'Ntoni e dove aveva passata quella sera.
- Guardate cosa vanno a domandare alla Santuzza, borbottava la Zuppidda. Son curiosa di sentire cosa risponderà, per non spiattellare alla giustizia tutti i fatti suoi.
- Ma da noi che vogliono sapere? domandò comare Grazia.
- Vogliono sapere se è vero che la Lia se la intendeva con don Michele, e che suo fratello 'Ntoni abbia voluto ammazzarlo per tagliarsi le corna; me l'ha detto l'avvocato.
- Che vi venga il colera! - soffiò loro lo speziale facendo gli occhiacci. Volete che andiamo tutti in galera? Sappiate che colla giustizia bisogna dir sempre di no, e che noi non sappiamo niente.
Comare Venera si rincantucciò nella mantellina, ma segutò a borbottare, - Questa è la verità. Li ho visti io cogli occhi miei, e lo sa tutto il paese.
lunedì 26 ottobre 2009
Non chiederci la parola .........

.....che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
(Non Chiederci La Parola, da Ossi di Seppia - Eugenio Montale)
Μολών Λαβέ
sabato 24 ottobre 2009
Sollievo negli ambienti istituzionali della città.......
venerdì 23 ottobre 2009
INNERES AUGE

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?
Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!
(Franco Battiato)
Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi.................

"Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo
l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola
piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i
mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e
i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, chè mi
contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no,
scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si
credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi...E ancora
più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine
i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere,
chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle
anatre... Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo,
lei è un uomo..."
mercoledì 21 ottobre 2009
Un nano-consiglio...........
Riflettiamo…
Alda Merini è nata a Milano il 21 marzo 1931. Di modesta famiglia ha condotto una vita assai tormentata anche per una malattia di origine nervosa che l’ha costretta in casa di cura per dieci anni. A soli sedici anni, però, il suo valore fu presto riconosciuto da Angelo Romanò e Giacinto Spagnoletti. Alda Merini fu apprezzata molto da poeti come Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini e G.Manganelli per la sua poesia intensa e dominata da passioni amorose e religiose circondate da un filo sottile di vivace follia.
La sua prima raccolta di poesie, La presenza di Orfeo (1), uscita da Schwarz nel 1953, ebbe un grande successo di critica. In seguito vennero pubblicate altre tre raccolte: Paura di Dio, Nozze romane e Tu sei Pietro (2). Dopo vent’anni di silenzio dovuti alla malattia (il diario della tragica esperienza manicomiale è stato pubblicato nel 1986: L’altra verità. Diario di una diversa (3), escono: Destinati a morire, La Terra Santa, Fogli bianchi, Testamento, Vuoto d’amore e Ballate non pagate (4). Inoltre la poetessa si cimentò a produrre non solo poesie, ma anche prose come L’altra verità, che è appunto il suo primo libro in prosa, seguito da Delirio amoroso (5).
Nel 1993 è stato pubblicato il volumetto Aforismi e, nello stesso periodo, le viene assegnato il Premio Librex – Guggenheim "Eugenio Montale" per la poesia. E’ stata inoltre proposta dall’Accademia Francese per il Premio Nobel per la Poesia. Nel 1995 sono apparsi il volume La pazza della porta accanto (6) e successivamente nel 1996 La vita facile (7) con il quale le è stato attribuito il Premio Viareggio. Infine, nel 1997, un’antologia della sua produzione poetica complessiva è stata curata da Maria Corti nel volume Fiore di Poesia (8).
“…La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.”
Alda Merini, da “Terra d’amore“
martedì 20 ottobre 2009
DORMIRO', DORMIRO' E SOGNERO'

Bani adam a’za-ye yek peikarand,
Ke dar afarinesh ze yek gouharand.
Chu ‘ozvi be dard avard ruzgar,
Degar ‘ozvha ra namanad qarar.
To kaz mehnat-e digaran bi ghammi,
Nashayad ke namat nehand adami.
Abu ‘Abdallah Mosharref-od-Din b. Mosleh Sa’di, Golestan
Dormirò, dormirò e sognerò…
Sognerò di una vita senza sofferenza e senza paura.
Sognerò di Esseri capaci di amare oltre il limite, oltre la realtà, oltre ogni cosa, oltre la vita.
lunedì 19 ottobre 2009
Era meglio ....

Era meglio morire da piccoli, suicidarsi col tappo a turaccioli, soffocarsi con tanti batuffoli, che vedere 'sto schifo da grandi.
Rra meglio morire da piccoli soffocati da un bacio di muccioli, era meglio morire da piccoli che vedere 'sto schifo da grandi.
Era meglio morire da piccoli con la testa tutta piena di riccioli, soffocati da tanti turaccioli che vedere ‘sto schifo da grandi.
Iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’.
Era meglio morire da piccoli soffocati da un bacio di muccioli, soffocati da tanti batuffoli che vedere questo schifo da grandi.
Era meglio morire da piccoli soffocati da tanti turaccioli strozzati con tanti batuffoli che vedere ‘sto schifo da grandi.
Iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme ia’
iamme iamme iamme iamme ia’.
sabato 17 ottobre 2009
LA VOCE DELLA DISPERAZIONE
Posted by Ciak Telesud Staff
http://www.youtube.com/watch?v=oIwFnbk9lj0
In cima alla terrazza di una scuola per gridare la propria disperazione, per difendere il posto di lavoro, per affermare, se mai ce ne fosse bisogno, che il sacrosanto diritto allo stipendio deve essere sempre rispettato, senza indugi o tentennamenti, per non ledere la dignità di un lavoratore. In quest’Italia delle contraddizioni sempre più spesso i lavoratori sono costretti a difendere il lavoro con i denti, attuando gesti eclatanti, a difendere lo stipendio con scioperi della fame o arrampicati ai tetti di strutture pubbliche. Come in questo caso, come questa mattina, quando tre dipendenti del Consorzio Ars et Labor, responsabile delle pulizie nelle scuole, sono saliti sul tetto dell’Istituto Tecnico Commerciale “Russo”, per chiedere con forza il pagamento del loro stipendio. Sono circa le 12, quando i tre lavoratori, dopo una trattativa con il preside e con il capitano dei carabinieri, Antonio Maione, fanno cessare la protesta. “Non molliamo – dicono -. Abbiamo denunciato ogni cosa alle forze dell’ordine. Siamo stanchi. Vogliamo chiarezza subito.” Per loro, come per gli altri lavoratori, li attende un incontro giovedì prossimo all’Ufficio scolastico provinciale, con il presidente della cooperativa per capire perché i loro stipendi non sono stati pagati nonostante le scuole, istituto commerciale compreso, abbiano già fatto i mandati alla cooperativa.
Mary Sottile
http://www.youtube.com/watch?v=oIwFnbk9lj0
In cima alla terrazza di una scuola per gridare la propria disperazione, per difendere il posto di lavoro, per affermare, se mai ce ne fosse bisogno, che il sacrosanto diritto allo stipendio deve essere sempre rispettato, senza indugi o tentennamenti, per non ledere la dignità di un lavoratore. In quest’Italia delle contraddizioni sempre più spesso i lavoratori sono costretti a difendere il lavoro con i denti, attuando gesti eclatanti, a difendere lo stipendio con scioperi della fame o arrampicati ai tetti di strutture pubbliche. Come in questo caso, come questa mattina, quando tre dipendenti del Consorzio Ars et Labor, responsabile delle pulizie nelle scuole, sono saliti sul tetto dell’Istituto Tecnico Commerciale “Russo”, per chiedere con forza il pagamento del loro stipendio. Sono circa le 12, quando i tre lavoratori, dopo una trattativa con il preside e con il capitano dei carabinieri, Antonio Maione, fanno cessare la protesta. “Non molliamo – dicono -. Abbiamo denunciato ogni cosa alle forze dell’ordine. Siamo stanchi. Vogliamo chiarezza subito.” Per loro, come per gli altri lavoratori, li attende un incontro giovedì prossimo all’Ufficio scolastico provinciale, con il presidente della cooperativa per capire perché i loro stipendi non sono stati pagati nonostante le scuole, istituto commerciale compreso, abbiano già fatto i mandati alla cooperativa.
Mary Sottile
Parliamo di storia........sssss....a volte ritornano.....

Soltanto per caso facendo una ricerca su Wikipedia riguardante la libertà, ho trovato uno stralcio riguardante la censura che oramai crediamo appartenga ai tempi bui della storia italiana.Credo che ci siano molte analogie con avvenimenti successi di recente.
La censura fascista in Italia, consistente nella forte limitazione della libertà di stampa, radiodiffusione, assemblea e della semplice libertà di espressione in pubblico, durante il ventennio (1922-1944), non venne creata dal regime fascista, e non termina con la fine di questo, ma ebbe una grande influenza nella vita degli italiani durante il regime.
I principali scopi di questa attività erano, in breve:
Controllo sull'immagine pubblica del regime, ottenuto anche con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto, o dubbi sul fascismo. Controllo costante dell'opinione pubblica come strumento di misurazione del consenso. Creazione di archivi nazionali e locali (schedatura) nei quali ogni cittadino veniva catalogato e classificato a seconda delle sue idee, le sue abitudini, le sue relazioni d'amicizia e sessuali, e le sue eventuali situazioni e atti percepiti come vergognosi; in questo senso, la censura veniva usata come strumento per la creazione di uno stato di polizia. La censura fascista combatteva ogni contenuto ideologico alieno al fascismo o disfattista dell'immagine nazionale, ed ogni altro lavoro o contenuto che potesse incoraggiare temi culturali considerati disturbanti.Questa branca dell'attività censoria veniva principalmente condotta dal Ministero della Cultura Popolare, comunemente abbreviato come Min.Cul.Pop.. Questa struttura governativa aveva competenza su tutti i contenuti che potessero apparire in giornali, radio, letteratura, teatro, cinema, ed in genere qualsiasi altra forma di comunicazione o arte.
Nell'industria libraria, gli editori avevano i loro propri controllori, che solertemente prestavano opera nella stessa struttura privata, ma spesso poteva capitare che alcuni testi raggiungessero le librerie ed in questo caso un'organizzazione capillare riusciva spesso a sequestrare tutte le copie dell'opera bandita in un tempo molto breve.
GLI ITALIANI NON HANNO MEMORIA STORICA
mercoledì 14 ottobre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
Ma davvero abbiamo il nostro futuro, nelle mani di un uomo così....

Vorrei esprimere la mia solidarietà all'onorevole Rosi Bindi che ieri seri durante la diretta telefonica di"Porta a Porta" del nostro premier è stata definita dallo stesso "più bella che intelligente" chiamandola "signora"invece che onorevole.Non ci sono parole per definire simili affermazioni partorite da una cultura da play boy stile anni 50,e lo vediamo tutti qual'è il suo format femminile,vorrebbe che tutte le donne fossero veline,come quelle che stanno alla sua "destra",favorendo così la propaganda di una cultura pari alla sua "altezza".
martedì 6 ottobre 2009
“Le parole possono salvare delle vite”,

Anna Politkovskaja spiega il mestiere di giornalista:
"Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione, ma la cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo."
“Le parole possono salvare delle vite”,
diceva la giornalista Anna Politkovskaja in una delle sue ultime interviste a Radio Eco Mosca, uno degli ultimi baluardi di una certa libertà di espressione in Russia.
Per questa convinzione la giornalista russa ha dato la sua vita.
Famosa in tutto il mondo per le sue inchieste sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia, Anna Politkovskaja fu uccisa la sera di sabato del 7 ottobre 2006, rientrando a casa, nell’ascensore del suo palazzo, nel centro di Mosca, da qualcuno che l’aspettava.
La Procura russa riconobbe subito che l’assassinio era legato alle attività professionali della giornalista e aprì un’inchiesta per “assassinio premeditato”.
Anna Politkovskaja aveva quarantotto anni ed era madre, divorziata, di due figli.
Il giorno successivo, il periodico Novaia Gazeta, per il quale Anna Politkovskaja lavorava dal 1999, avanzò due versioni possibili: una vendetta di Ramzan Kadyrov, il nuovo uomo forte incaricato da Mosca in Cecenia o una macchinazione di “quelli che vogliono che si sospetti l’attuale primo ministro ceceno che può aspirare al posto di presidente appena festeggerà i suoi trenta anni”.
Quel fine settimana Anna Politkovskaja preparava un articolo per denunciare le torture perpetrate dagli uomini di Kadyrov in Cecenia, testimoniarono i colleghi della Novaia Gazeta.
“Era una degli ultimi giornalisti a scrivere sulla dittatura di fatto di Kadyrov, sull’arbitrio e la violenza in Cecenia.”,
aveva testimoniato il collega Andrei Babitski, forzato vivere in esilio a Praga.
“ (Anna Politkovskaja) disegnava un quadro che non corrispondeva affatto all’immagine della Cecenia che cercano oggi di imporre Kadyrov e i suoi pubblicitari.”
Il presidente Putin, in genere, molto sollecito a contrattaccare, non aveva commentato, quella domenica mattina, l’assassinio della più famosa giornalista russa.
A sorpresa, fu l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, a sollevarsi, denunciando un “crimine contro una giornalista professionista, seria e coraggiosa”.
“È un colpo per tutta la stampa democratica indipendente, è un crimine grave contro il nostro paese, contro tutti noi.”,
aveva commentato Gorbaciov, azionista del Novaia Gazeta.
Nel suo ultimo libro, La Russia di Putin, pubblicato all’estero e non in Russia, Anna Politkovskaja si era lanciata in un’analisi impietosa della politica del presidente russo e aveva scritto:
“Non mi piace per il suo cinismo, il suo razzismo, le sue menzogne… sui massacri di innocenti all’inizio del suo mandato.”
Con buona speranza Oleg Panfilov, direttore del Centro per il Giornalismo in Situazioni Estreme, che ha la propria sede al quarto piano di un grande palazzo su una delle vie più trafficate di Mosca, osava credere che, dopo l’assassinio di Anna, “i giornalisti si risveglino finalmente, che realizzino che la censura, la menzogna e tutto ciò che il potere fa dei giornalisti e della verità non può continuare” .
Nota:
Il 19 febbraio 2009, gli imputati dell’assassinio Di Anna Politkovskaja venivano assolti.
“Considerato che i giurati hanno deciso che i fratelli Makmudov e Serghei Khadzhikurbanov non sono implicati in questo crimine, la vicenda deve essere ora rinviata al Comitato di Inchiesta della Procura russa, con l’obiettivo di ritrovare le persone implicate nel delitto.”
aveva dichiarato il giudice Evgeni Zubov, autorizzando la scarcerazione di Serghei Khadzhikurbanov, ex-dirigente della polizia moscovita, dei fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov e dell’ex-colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov. Il presunto killer sarebbe, invece, Rustan, un terzo fratello Makhmudov.
In giugno, la Corte Suprema ha annullato la sentenza di assoluzione per i tre imputati.
domenica 4 ottobre 2009
Nati con la camicia.

La tragedia che ha flagellato il piccolo centro del messinese,poteva capitare in una qualsiasi località della Sicilia,essendo tutta la regione a rischio idrogeologico,è successo a Giampilieri,con le pronte rassicirazioni del nostro premier,che ha rincuorato gli abitanti oggi ribadendo, che poteva anche essere peggio se franava un altro pezzo di terra a rischio.
Poteva succedere anche a Paternò la città dove io pultroppo ho la sfortuna di abitare,le recenti pioggie difatti hanno provocato dei danni abnormi,quartieri evaquati,negozi del centro allagati,le vie di Paternò come un fiume in piena, alcune persone sono rimaste intrappolate nelle strade con un metro di acqua che sovrastava l'auto,per non parlare di come sono adesso le vie del centro storico,Beirut ci fa una pippa ,e l'amministrazione che pensa riportare nelle vie del centro il vecchio basolato lavico,dove una donna che mette i tacchi percorrendo la strada così sapientemente ribasolata, se riesce a percorrela tutta senza rompersi l'osso del collo, deve ritenersi miracolata,ma questo non interessa,l'importante è sperperare dei soldi per cose che non sono utili alla comunità.
La stessa cosa vale per i soldi accantonati per realizzare il ponte di Messina ,non sarebbe meglio utilizzare i fondi per risanare il rischio idrogeologico in Sicilia?O ci sono interessi maggiori forse per i nostri governanti ,che ritengono noi solo carne da macello portatrice di consensi nei periodi elettorali per poi essere vittime inconsapevoli di una sorte che noi ignari siamo costretti a subire.
sabato 3 ottobre 2009

“Vivi, vivi veramente nella storia del mille e cento, qua alla Corte del vostro Imperatore Enrico IV! […] Otto secoli in giù, in giù, gli uomini del mille e novecento s’arrabattano in un’ansia senza requie di sapere come si determineranno i loro casi. Mentre voi, invece, già nella storia! Con me! Per quanto tristi i miei casi, e orrendi i fatti; aspre le lotte, dolorose le vicende: già storia, non cangiano più, non possono più cangiare, capite? Fissati per sempre: che vi ci potete adagiare. Il piacere, il piacere della storia, insomma, che è così grande!”
[…]La solitudine […] rivestirmela subito, di tutti i colori e gli splendori di quel lontano giorno di carnevale, quando voi, Marchesa, trionfaste! – e obbligar tutti a seguitarla, per il mio spasso, ora, quell’antica famosa mascherata che era stata – per voi e non per me – la burla di un giorno! Fare che diventasse per sempre – non più una burla; ma una realtà, la realtà di una vera pazzia: qua, tutti mascherati, e la sala del trono, e questi quattro miei consiglieri: segreti, e – s’intende – traditori. […] Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! –
Il guaio è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla e senza vederla, la vostra pazzia.”
La mia vita è questa! Non è la vostra! – La vostra, in cui siete invecchiati, io non l’ho vissuta!
Da:Enrico IV di Luigi Pirandello
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