
STORIA DELLA PAROLA MAFIA
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L’origine della parola Mafia non è conosciuta con precisione. Secondo una versione dei fatti, nacque dall’invasione francese della Sicilia nel 1282 e dal motto "Morte alla Francia Italia Anela" o M.A.F.I.A.
- Per altri deriva invece dal nome della tribù araba che si stanziò a Palermo(Ma-afir), per altri dal toscano maffìa (miseria);mentre lo studioso del folclore G.Pitrè lo ricava dal vocabolo del gergo palermitano che in origine significava "bellezza, coraggio, superiorità."
Lo "spirito della mafia" indica una mentalità di eccessivo orgoglio, di prepotenza e superbia, secondo cui per essere veri "uomini d’onore" bisogna far valere le proprie ragioni senza scrupoli morali con ogni mezzo: dal duello rusticano all’agguato con la lupara.
Lo "spirito della mafia" poggia su un codice d’onore, non scritto ma egualmente rispettato, retto da due regole inderogabili: l’omertà, che impone a tutti il più assoluto silenzio e l’avvertimento preliminare dell’avversario nel "regolamento di conti".
- Il rapporto tra gli “uomini d’onore” e gli affiliati è molto stretto, in quanto è proprio da questo che si intrecciano i collegamenti tra affiliati e “cosca”,
- Questa parola deriva dal dialetto siciliano e significa “carciofo” : essa sta ad indicare il rapporto assai stretto che si viene a stabilire tra i membri, uniti tra di loro come le foglie del carciofo.
- Tale rapporto si rinvigorisce, nel reciproco sostegno e aiuto in caso di necessità, attraverso la ferrea legge storica dell’omertà ( assoluta segretezza circa le informazioni, che possono circolare solo all’interno della ristretta cerchia degli adepti come in tutte le società segrete).Da:"STORIA DELLA MAFIA NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA",by Clemente.
Alcuni studiosi hanno ritenuto e ritengono a torto o a ragione, che il maggior attecchimento nelle zone del sud italia,in special modo in Sicilia, Campania,e Calabria,sia da ascrivere non soltanto alla miseria in cui versava il popolo, ma a modi di reagire, alle ingiustizie che il neo-nato stato italiano infliggeva alle popolazioni ex-borboniche le quali subirono numerosissime angherie e vessazioni,alle quali si reagì con il brigantaggio prima e con le organizzazioni di mafia dopo.
Quindi volendo esplicitare il pensiero di tali studiosi della mafiologia, si può dire che nel momento in cui taluno subiva delle ingiustizie ed a cui lo stato piemontese per motivi di censo o per ragion di stato denegava la giustizia ,quest'ultimo rivolgendosi al capo mafia locale, vedeva tutelati i suoi diritti con celerità e solerzia. Certo negli ultimi tempi,anche la mafia ha cambiato le sue forse "nobili" origini, divenendo soltanto una organizzazione criminale e affaristica.Quindi da "fisiologica reazione" ai soprusi dei potenti diviene,criminalità organizzata.
Una domanda sorge spontanea:"oggi chi non ottiene giustizia a chi si deve rivolgere"?Questa è la domanda che ci siamo poste io e alcune mie amiche,dal momento che circa quattro anni fà,dopo aver denunciato fatti e persone, a tutt'oggi attendiamo risposte dalla procura della repubblica e ci chiediamo,se per ottenere giustizia qualcuno di noi o le nostre famiglie,dovranno subire qualche tragico evento.
Chi arriverà prima la giustizia dello stato italiano o la vendetta dei nostri detrattori?
L'omertà è da vili, ma lasciare chi denuncia da solo e da giusti?Giustizia a te la risposta.